Le linee di Nazca in Perù: quando il mistero assume una forma

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Nei pressi di Nazca, tra le Ande e l’oceano Pacifico, decine di linee costellano l’ampio altopiano sabbioso a cui le forme che si possono osservare dall’alto hanno dato la fama, o per quanto dichiara lo storico americano Kosok, di essere il più grande libro di astronomia del mondo.

Cosa sono le linee di Nazca

Sebbene fino a poco tempo fa la gente del posto le associava a segni di qualche vecchio aratro o canali di irrigazione, le linee di Nazca sono disegni stilizzati che si possono osservare solo dall’alto.

Il primo avvistamento di tali incisioni risale al 1927, quando un pilota peruviano, sorvolando l’altopiano, si accorse del groviglio di linee che lo accompagnava sotto di sè durante il volo, e fece immediato rapporto.

Sebbene la scoperta sia rimasta negli archivi per molti anni, la storica peruviana Maria Reiche fu una delle prime a portare avanti delle indagini su quel pianoro. Così nel 1941, dopo aver ricevuto dei fondi, seppur esigui, individua 16 linee rivolte verso il sorgere del sole. Successivamente molte di quelle figure vennero messe alla luce, suscitando, sotto gli occhi ignari di tutti, la domanda del perché una popolazione si sia tanto cimentata a disegnare figure sul terreno. 

Chi erano i Nazca

I Nazca erano la popolazione che abitava le zone di Nazca, e sono considerati discendenti della precedente Civiltà Paracas. Erano organizzati in città-stato, di cui la più importante era Cahuachi, che ospitava templi e piramidi. Avevano una rete commerciale molto sviluppata, ed erano grandi osservatori degli astri. Si ritiene che le linee di Nazca siano state realizzate tra il 300 a.C e il 500 d.C.

Come venivano create le linee e i disegni

Le linee di Nazca occupano sull’altopiano una superficie di 500 km quadrati, per un totale di 13 mila linee. Alcune si estendono per oltre ottanta chilometri, e intersecandosi tra di loro alcune danno vita a forme geometriche, oppure rappresentazioni di animali, persone, stelle e figure mitologiche.

Le linee di Nazca sono state realizzate in due momenti: all’inizio veniva realizzato un disegno di piccole dimensioni, poi, con l’aiuto di corde e pali, il disegno veniva riportato ingrandito, fino ad assumere anche i 200 metri di estensione.

Questo lavoro consisteva nel rimuovere delle pietre, contenenti ossidi di ferro, che andavano a creare un effetto di contrasto con il pietrisco sottostante; tra i disegni più celebri troviamo quello del ragno, e sebbene si tratti di una specie rara in quelle zone, è stato disegnato nei minimi particolari, con persino l’apparato riproduttore sulla zampa visibile solo al microscopio. C’è anche un colibrì, un alligatore, un cane, e recentemente, nel corso dei lavori di ristrutturazione del parco peruviano, è stato rinvenuta la figura di un gatto su una collina.

Le Linee di Nazca si conservano ancora dopo centinaia di anni grazie al clima stabile dell’altopiano, esente da vento. Inoltre, nel 1994 l’Unesco ha riconosciuto questi graffiti sul terreno come patrimonio dell’umanità.

Le teorie sulla funzione delle Linee di Nazca

A cosa servivano le linee di Nazca?
Nel corso degli anni sono state proposte alcune teorie, alcune fantasiose, altre invece hanno ricevuto una certa approvazione.                                       

Interessante è stata l’ipotesi che le linee di Nazca fossero state ideate come segnale per atterraggi extraterrestri, tuttavia, nonostante le testimonianze di gente che sosteneva di averli visti, è stato dimostrato che il suolo non poteva essere adatto ad accogliere veicolo così pesanti.                                           

Un’altra ipotesi venne mossa da Morrison e Rostworowski, due zoologi che dopo aver studiato le linee ne individuarono una funzione religiosa: quei grandi disegni sul terreno dovevano fare da segnale alla divinità Viracocha affinché scendesse dal cielo, oppure erano delle strade che indicavano le zone dove venivano celebrati rituali e cerimonie. 

La teoria di Maria Reiche, invece, fa delle linee di Nazca un calendario astronomico, che serviva per conoscere le posizioni del sole, della luna, dei pianeti e delle stelle.

Studi recenti hanno tuttavia dimostrato che in corrispondenza dei geoglifi, nel sottosuolo, si troverebbero delle fonti d’acqua, e forse incidere quelle grandi linee sul terreno era un modo per ringraziare gli dei per le risorse idriche.

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