Il Borgo di Robin Hood esiste anche in Italia a Radicofani (SI)

Lo sai che in un angolo nascosto della Toscana si aggirava un leggendario cavaliere capace di rubare ai ricchi con eleganza, ispirare Dante Alighieri e persino curare i suoi ostaggi a suon di buon vino? Andiamo a conoscere il Borgo di Robin Hood in Italia. (foto di copertina Wikipedia SunOfErat – CC BY-SA 3.0)

Nel suggestivo paese medievale di Radicofani, in provincia di Siena, posto su una spettacolare rupe vulcanica a oltre 800 metri di altitudine, sorge una maestosa rocca visibile da chilometri di distanza. Questo luogo strategico fu la roccaforte di Ghino di Tacco, celebre cavaliere e fuorilegge noto come il “Robin Hood italiano“.

Il Borgo di Robin Hood in Italia a Radicofani (SI) – descrizione e storia

I primi insediamenti risalgono alla fine dell’VIII e al IX secolo. Nel corso dei secoli il territorio fu conteso tra diverse potenze (tra cui i nobili Aldobrandeschi, i Farnese, Siena, Orvieto e l’Abbazia del Salvatore) e vide eventi celebri, come la conquista della rocca da parte di Ghino di Tacco nel 1290 e sanguinosi scontri armati.

Dopo varie dominazioni e vendite tra nobili locali, nel 1409 i contignanesi cacciarono i Salimbeni e ottennero l’autonomia da Siena. Nel 1559 il territorio passò al Granducato di Toscana e, dopo alterne vicende amministrative, nel 1778 il comune fu unito a quello di Radicofani.

Lo stemma del comune raffigura un leone d’argento in campo rosso che tiene la balzana (l’emblema di Siena), mentre il gonfalone è un drappo rosso.

La fortezza inespugnabile e il controllo della Via Francigena

Sospesa tra storia e leggenda, la rocca di Ghino di Tacco non era solo un rifugio sicuro, ma un vero e proprio osservatorio strategico sul mondo medievale. Ora andiamo a conoscere i dettagli di questo luogo.

( Wikipedia BobTanGo – CC BY 4.0)

La posizione elevata della rocca rendeva la fortificazione praticamente inespugnabile, trasformandola nel quartier generale perfetto per Ghino. Da qui, il brigante dominava la Via Francigena, la principale arteria percorsa nel Medioevo da pellegrini, mercanti e prelati diretti a Roma. Sotto la rocca sorgeva il “Palazzolo”, una dogana fortificata: Ghino non si considerava un semplice ladro, ma un signore che riscuoteva un “pedaggio” dai convogli più facoltosi per finanziare la propria guerriglia contro la Repubblica di Siena.

Il “Brigante Gentiluomo” tra storia e letteratura

A differenza dei comuni malviventi, Ghino seguiva un rigido codice d’onore personale. Boccaccio lo immortalo nella Novella 2 della X Giornata del Decameron, dipingendolo come un “brigante gentiluomo” che rubava ai ricchi lasciando sempre il denaro necessario per sopravvivere, risparmiando i poveri e facendo loro persino dei doni.

Tra gli episodi più celebri spiccano:

Il “prestito” all’Abate di Cluny: Quando Ghino catturò l’alto prelato, scoprì che soffriva di problemi di stomaco. Invece di derubarlo, lo curò con pane tostato e ottimo vino bianco della Val d’Orcia, facendolo guarire. Grato per le cure, l’abate intercedette presso Papa Bonifacio VIII per fargli ottenere il perdono e la nomina a Priore di San Pietro a Radicofani.

La vendetta contro il giudice Benincasa: Il padre e lo zio di Ghino erano stati giustiziati a Siena dal giudice Benincasa da Laterina. Per vendicarli, Ghino mise in atto un blitz spettacolare: entrò a Roma con circa 400 uomini, fece irruzione nel tribunale pontificio in pieno giorno, decapitò il giudice sulla sua cattedra e uscì indisturbato portando la testa come trofeo.

Le citazioni illustri: da Dante Alighieri a Bettino Craxi

La fama di questo nobile ribelle ha attraversato i secoli ispirando grandi autori e persino la politica moderna:

Dante Alighieri: Affascinato dalla ferocia mista a codice d’onore di Ghino, lo citò nel Canto VI del Purgatorio («Quiv’era l’Aretin che dalle braccia / fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte»).

Bettino Craxi: In tempi moderni, il celebre statista italiano usò lo pseudonimo “Ghino di Tacco” per firmare i suoi editoriali politici sull’Avanti!, evocando l’immagine di chi si apposta sulla strada per imporre un “pedaggio” agli avversari.

Nota sulla fine di Ghino: Secondo alcune fonti storiche, morì perdonato e in pace a Radicofani (o Sinalunga) mentre cercava di sedare una rissa.

Cosa vedere oggi a Radicofani – il borgo di Robin Hood italiano

Oltre alla spettacolare Fortezza — che offre una vista panoramica mozzafiato dal Monte Amiata fino ai laghi di Bolsena e Trasimeno —, passeggiando per il borgo si possono ammirare la Chiesa di San Pietro (dichiarata monumento nazionale e caratterizzata da un fascino romanico-gotico) e la Chiesa di Sant’Agata.

All’interno di questi edifici di culto si custodisce uno straordinario tesoro d’arte rinascimentale: una pregevolissima collezione di terrecotte invetriate realizzate da Andrea della Robbia e dalla sua bottega. Tra pale d’altare, statue e delicati dettagli policromi, queste opere d’arte sacra donano agli interni un’atmosfera di profonda bellezza, impreziosendo ulteriormente l’esperienza di visita nel borgo.

Come raggiungere Radicofani

  • In Auto: L’autostrada di riferimento è la A1 (Milano-Napoli). Si consiglia l’uscita ai caselli di Chiusi-Chianciano Terme o Fabro, proseguendo per Sarteano e immettendosi poi sulla SR2 (Strada Regionale Cassia) in direzione di Radicofani.
  • In Treno e Autobus: Il paese non ha una stazione ferroviaria propria. La più vicina è quella di Chiusi-Chianciano Terme (linea Firenze-Roma), da cui parte l’autobus di linea extraurbana (Autolinee Toscane, linea FT9) che arriva a destinazione in circa un’ora (consiglio utile: verificare gli orari in anticipo, poiché nei giorni festivi o nei periodi non scolastici le corse possono essere ridotte).

Conclusione

Immagino che visitare la rocca di Radicofani significa portare con sé il sapore di un Medioevo fatto di leggende, panorami mozzafiato e storie d’altri tempi. Del resto, la nostra bellissima Italia è un autentico tesoro a cielo aperto: borghi ricchi di mistero e fascino ti aspettano dietro ogni angolo, pronti a svelare segreti che sfidano i secoli.

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Annina
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