
Non abbiamo più paura
Nella città di Roccamarina, viveva la famiglia Bonconsiglio: mamma Antonia, papà Roberto, e i due fratellini Gabriele di sei anni e Flaviana di otto. La loro casa si trovava vicino a una scogliera e, nelle notti d’autunno, il vento urlava così forte da scuotere i vetri delle finestre e far danzare le ombre sulle pareti.
Una sera, un violento temporale scatenò pioggia, tuoni e lampi, facendo saltare la corrente. Il buio avvolse la cameretta.
“Mamma! Papà!” gridò Gabriele, infilandosi sotto le coperte.
Flaviana, dal letto accanto, restò immobile, con il cuore che le batteva forte nel petto come un tamburo :
“Ho tanta paura… sento come un sasso pesante dentro la pancia” sussurrò.
In un battibaleno, i genitori entrarono nella stanza dei bambini illuminata dalla luce calda di una candela. Non dissero “Non è nulla” o “Siete grandi per avere paura”.
Al contrario, mamma Antonia si sedette sul letto e disse:
“Vi va di fare spazio alla vostra paura? Anche noi grandi la proviamo.”
Papà Roberto sorrise e si sedette per terra.
“Sapete, la paura è come il Guardiano di un Faro: accende una luce intensa nel buio non per spaventarci, ma per proteggerci dai pericoli. Capita che il guardiano a volte si confonda: vede un’ombra innocua o sente il rumore del vento e pensa che ci sia un mostro, così inizia a suonare la sirena d’allarme nel nostro corpo. Fa battere il cuore, stringe la pancia e ci fa sudare le mani.”
“E come facciamo a dirgli che va tutto bene? ” chiese Gabriele, spuntando da sotto le lenzuola.
“Usiamo il segreto dei tre passi” rispose la madre. “Volete provarlo con noi?”
I bambini annuirono.
PASSO UNO: RESPIRO DEL VENTO CALMO
“Prima di tutto dobbiamo calmare la sirena del faro” spiegò papà Roberto.
“Mettete una mano sulla pancia. Inspiriamo con il naso immaginando di annusare un fiore profumatissimo…la pancia si gonfia… e ora buttiamo fuori l’aria dalla bocca, piano piano, come per spegnere questa candela senza farla spegnere davvero“.
Tutta la famiglia respirò insieme per tre volte. Il silenzio tornò a farsi placido e il battito del cuore di Flaviana iniziò a rallentare.
PASSO DUE: DARE UNA FORMA ALLA PAURA
Mamma Antonia prese un foglio di carta e dei pastelli che teneva sul comodino.
“Ora prendiamo il Guardiano del Faro e guardiamolo in faccia. Gabriele, Flaviana, com’è fatta la vostra paura in questo momento?”
Flaviana prese il pastello viola.
“La mia paura sembra una nuvola gigante densa di spine.”
Gabriele prese il pennarello nero.
“La mia è un ragnetto con troppi occhi.”
Ognuno disegnò la propria paura. Anche il papà disegnò una valigetta da lavoro pesante, spiegando che a volte la sua paura era quella di non riuscire a fare tutto. Fissati sul foglio, quei disegni apparivano più piccoli e meno minacciosi di quanto non fossero nella loro immaginazione.
PASSO TRE: TRASFORMARE IL GUARDIANO
“Il guardiano ha fatto il suo lavoro, ci ha avvisati. Ora possiamo ringraziarlo e renderlo più simpatico”, disse la mamma.
Flaviana prese il pastello giallo e disegnò delle scarpe da ginnastica colorate e un cappellino da festa sulla nuvola spinosa. Gabriele aggiunse un naso rosso da clown e dei pattini a rotelle al suo ragnetto. La cameretta si riempì di risate. La paura non sembrava più un mostro invincibile, ma un bizzarro personaggio un po’ pasticcione.
“Ora non abbiamo più paura!”, esclamarono i bambini.
All’improvviso, la luce della stanza si riaccese. Il temporale fuori continuava a brontolare, ma dentro la stanza l’atmosfera era cambiata.
“Ricordatevi”, disse papà Roberto abbracciandoli forte. “Avere paura è normale e serve a proteggerci. Ma quando la sirena suona troppo forte, basta respirare insieme, parlarne e ricordarsi sempre che la famiglia è un porto sicuro”.
Gabriele e Flaviana si misero comodi sotto le coperte, stringendo i loro disegni che avevano appena preso vita. Quella notte dormirono profondamente, sapendo che, se il Guardiano del Faro avesse suonato di nuovo l’allarme, loro avrebbero saputo esattamente cosa fare.
(Giovanna Mangone)






