
L’Isola della luce magica e il suo mistero
Nel mezzo dell’Oceano dei Pensieri c’era un luogo segreto e misterioso, che i cartografi non erano mai riusciti a disegnare sulle mappe. Si chiamava l’isola della luce magica. A prima vista sembrava un’isola come le altre, con grandi palme, sabbia finissima e scogli levigati. Ma c’era una particolarità: il cielo dell’isola non cambiava colore in base alle ore del giorno, ma in base alle emozioni di chi la visitava.
Un giorno, una barchetta guidata da un bambino di nome Daniel naufragò dolcemente sulla spiaggia dorata. Daniel era un bambino intelligente, ma quel giorno si sentiva il petto pesante. Aveva litigato con il suo migliore amico a scuola, e dentro di lui si mescolavano rabbia, tristezza e un forte senso di colpa. Appena Daniel mise piede sulla sabbia, il cielo dell’isola – che un attimo prima era di un azzurro limpido – si tinse improvvisamente di un grigio scuro e tempestoso, squarciato da lampi violenti di colore rosso fuoco.
“Accipicchia che tempesta emotiva!” esclamò una voce melodiosa.
Il piccolo Daniel si voltò e vide una creatura straordinaria. Sembrava una volpe, ma la sua pelliccia era fatta di pura luce dorata e soffice.
“Mi chiamo Scintilla” disse la creatura, facendo un piccolo inchino.
“Sono il custode del faro dei sentimenti. E tu, piccolo umano, stai portando un bel po’ di confusione nel nostro cielo”.
“Io non volevo…” sussurrò Daniel, guardando le nuvole minacciose sopra di loro.
“E’ che sono arrabbiato. Anzi, sono triste. Anzi, non lo so nemmeno io cosa provo! Ho un nodo qui nello stomaco che non se ne va”.
Scintilla sorrise con dolcezza.
“Vieni con me, ti mostrerò l’antico mistero di quest’isola”.
La volpe di luce guidò Daniel lungo il sentiero fiancheggiato da Fiori di Cristallo. La cosa straordinaria era che ogni fiore brillava di una luce diversa.
“Vedi, Daniel”, spiegò Scintilla, “molti pensano che la magia della nostra isola venga dal sole. Invece viene da dentro. La luce magica è l’energia delle nostre emozioni. Ma per farla splendere, dobbiamo prima imparare a riconoscerla e a darle un nome”.
La volpe si fermò davanti a un fiore che brillava di luce rossa e vibrante, proprio come i lampi nel cielo.
“Questa è la luce della rabbia”, disse Scintilla.
“Molti bambini pensano che sia una luce cattiva e cercano di spegnerla o di nasconderla sotto la sabbia. Ma se la nascondi, crea scompiglio. La rabbia ci dice semplicemente che qualcosa che riteniamo ingiusto è accaduto. Non è sbagliata provarla; a patto che non venga usata per ferire il prossimo”.
Scintilla invitò Daniel a fare un respiro profondo e a raccontare cosa fosse successo con il suo amico. Man mano che il bambino parlava, spiegando l’incomprensione e il dispetto subito, il rosso fuoco nel cielo iniziò a sbiadire, trasformandosi in un caldo e accogliente arancione. Poco più avanti, incontrarono un laghetto dalle acque immobili, circondato da piante che emettevano una luce blu e profonda.
“Questa è la Luce della Tristezza”, continuò la volpe.
“Ci fa sentire stanchi e vulnerabili. Ma vedi il laghetto? L’acqua della tristezza serve a lavare via il dolore. Piangere o esprimere il proprio dispiacere è come una pioggia leggera che pulisce l’aria”.
Daniel sentì i suoi occhi farsi lucidi. Ammise a voce alta:
“Mi dispiace tanto aver alzato la voce contro il mio più caro amico. Ho paura che non vorrà più giocare con me”.
Mentre lo diceva, una lacrima gli rigò la guancia. Scintilla lo sfiorò con la zampa lucente. In quel preciso istante, le nuvole grigie nel cielo si aprirono, lasciando passare i primi raggi di un sole splendente.
“Hai visto?” disse Scintilla indicando il cielo, che ora si stava colorando di un verde speranza e di un giallo brillante.
“Hai dato un nome a ciò che provavi, hai accettato la tua tristezza e hai capito il tuo errore. Questa si chiama comprensione dell’anima, ed è la magia più potente che esista”.
Daniel si sentì improvvisamente leggero. Il nodo allo stomaco era sparito, sostituito da un piacevole tepore. Capì che al suo ritorno a casa non avrebbe più nascosto i suoi sentimenti, ma avrebbe parlato con il suo amico con il cuore aperto, pronto ad ascoltare le ragioni dell’altro. Scintilla accompagnò Daniel alla sua barchetta.
Prima di salutarlo, gli fece dono di un piccolo sassolino che brillava di una luce cangiante.
“Portalo con te”, disse la volpe.
“Ogni volta che ti sentirai confuso, stringilo nel pugno, fai un respiro profondo e chiediti: di che colore è il mio cielo oggi? Ricorda che non esistono emozioni giuste o sbagliate. Fanno tutte parte della tua luce magica”.
Daniel ringraziò Scintilla, sciolse gli ormeggi e partì. Mentre l’isola svaniva all’orizzonte, guardò il cielo sopra di sé: era tornato a vestirsi del blu più limpido e radioso che avesse mai contemplato.
(Giovanna Mangone)






