Port Royal – Giamaica: la città sommersa più malvagia del mondo

Tra i Caraibi e le leggende dei sette mari, poche storie affascinano e spaventano quanto quella di Port Royal, in Giamaica. Nata come snodo commerciale nevralgico e base indiscussa dei bucanieri nel diciassettesimo secolo, questa località si guadagnò l’appellativo di “Sodoma del Nuovo Mondo” per la sua incredibile ricchezza e i costumi dissoluti, ma anche la città più malvagia della terra.

Tuttavia, la sua grandezza si sgretolò in un istante a causa di una spaventosa calamità naturale. Oggi, la celebre “Pompei dei Caraibi” giace silenziosa negli abissi marini, custode di un passato che continua a vivere tra archeologia e cultura pop.
(foto di copertina atlasobscura.com)

Port Royal – Giamaica: la città sommersa più malvagia del mondo – origine e storia

“In un solo istante, la ‘città più malvagia del mondo fu inghiottita dal mare, trasformandosi in una leggenda sommersa.”

Scopriamo insieme la storia di questo luogo. Più di una semplice città sott’acqua, Port Royal rimane un monito eterno e un affascinante scrigno di storia, capace di continuare a vivere non solo nei manuali di archeologia sottomarina, ma anche nell’immaginario collettivo di tutto il mondo.

Origini, Apogeo e Ruolo Economico (XVII Secolo)

Fondata come fortificazione spagnola e passata agli Inglesi nel 1655, Port Royal divenne rapidamente la capitale, senza un riconoscimento ufficiale, della Giamaica e il principale centro di commercio marittimo dei Caraibi. Tra il XVII secolo e il 1692, la città si guadagnò la fama mondiale di “città più ricca e malfamata al mondo” (o la “Sodoma del Nuovo Mondo”), caratterizzata da una ricchezza sfrenata e costumi dissoluti.

Gli Inglesi incoraggiarono i bucanieri e pirati, tra cui figure leggendarie come Henry Morgan, Roc Brasiliano e Edward Mansvelt, a usare il porto come base strategica per i loro attacchi. Tuttavia, la smisurata prosperità economica della città poggiava su un pilastro drammatico: Port Royal fu uno dei principali snodi regionali per la tratta degli schiavi africani, la cui manodopera fu ampiamente sfruttata per edificare le imponenti infrastrutture commerciali e le fortificazioni.

Precedentemente, la penisola era frequentata dai nativi Taino come campo di pesca, mentre nei secoli successivi l’intera regione mantenne forti legami storici e culturali con le comunità dei Maroons (gli schiavi fuggiti rifugiatisi nell’entroterra giamaicano).

Il terremoto e la distruzione

Il 7 giugno 1692, un devastante terremoto accompagnato da un maremoto cancellò gran parte del centro abitato. La catastrofe non fu causata unicamente dalle scosse telluriche, ma da un particolare fenomeno geologico noto come liquefazione del suolo.

Port Royal era infatti sorta su una lingua di sabbia sciolta (i Palisadoes): sotto la violenza del sisma, il terreno saturo d’acqua si comportò come un liquido, facendo sprofondare istantaneamente circa 33 ettari di città (pari a due terzi dell’area) nel Mar dei Caraibi e provocando migliaia di vittime tra morti diretti ed epidemie successive.

I contemporanei interpretarono la distruzione come una punizione divina per la fama peccaminosa della località. I tentativi di ricostruzione si accantonarono a causa di successivi incendi e uragani, costringendo al trasferimento delle funzioni politiche e commerciali verso Kingston e Spanish Town.

La “Pompei dei Caraibi” e l’archeologia sottomarina

Oggi, la vecchia Port Royal giace sommersa a circa 8 metri di profondità ed è considerata il più importante sito archeologico sottomarino dell’emisfero occidentale, tutelato dall’UNESCO. Per via del suo inabissamento improvviso che ha “congelato il tempo”, il sito è universalmente definito la “Pompei dei Caraibi” (o del Nuovo Mondo).

Grazie alle campagne di scavo pionieristiche condotte dall’Institute of Nautical Archaeology (Texas A&M University), sono stati recuperati reperti straordinari e incredibilmente intatti, tra cui orologi da tasca fermi all’ora esatta del disastro, stoviglie, pipe e strutture in legno e mattoni a più piani.

Nonostante un ulteriore terremoto nel 1907 abbia danneggiato un’altra porzione dell’area, esistono oggi progetti mirati al turismo moderno, che includono il recupero della zona, la creazione di rotte per crociere e la realizzazione di musei e ristoranti con vista sottomarina.

Port Royal nella Cultura di Massa

Grazie alla sua storia densa di eventi drammatici e avventure piratesche, Port Royal occupa un posto di rilievo nell’immaginario collettivo globale. La località è celebre soprattutto per essere l’ambientazione di numerose scene chiave della celebre saga cinematografica Pirati dei Caraibi, oltre ad aver ispirato la serie videogiochi Port Royale e produzioni musicali di successo, come l’album omonimo della band metal Running Wild.

Conclusione

La storia di Port Royal ci insegna come la grandezza e la tracotanza umana possano essere spazzate via in un battito di ciglia dalla forza implacabile della natura. Quella che un tempo era la capitale del vizio e della pirateria dei Caraibi oggi riposa a pochi metri di profondità, offrendoci una finestra straordinaria e perfettamente conservata sul passato.

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Secondo te, la tragica fine di Port Royal, la città sommersa, fu davvero una punizione divina come credevano i contemporanei, o il tragico destino di una città costruita su fondamenta geologiche troppo fragili? Lascia un commento.

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Annina
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