Impariamo a costruire insieme

Nel cuore della scuola Nuvola d’Oro, i piccoli alunni della terza B trascorrevano le giornate a dare forma ai loro sogni. Erano famosi per una passione che univano tutti i loro cuori: l’arte delle costruzioni. Ogni pomeriggio, i bambini facevano squadra con la loro fantasia, per creare castelli, astronavi e ponti altissimi.

Tra di loro c’era Giorgio, un bambino dallo sguardo grande e curioso. Camminava con le scarpe sempre slacciate, tutto concentrato a immaginare e progettare torri altissime. Da qualche settimana, però, un’ ombra era calata sulla classe. Era arrivato un nuovo compagno, di nome Antonio: un compagno più grande, dalla voce tonante, che purtroppo, aveva preso l’abitudine di infastidire Giorgio.

All’inizio erano solo piccoli dispetti: una spinta furtiva tra i banchi, una risatina quando il bambino sbagliava a leggere, e qualche smorfia fatta alle sue spalle. Poi, però, le cose volsero al peggio e il povero Giorgio divenne il bersaglio prediletto dei dispetti del compagno. Ogni volta che il piccolo architetto completava una delle sue splendide torri di mattoncini, Antonio passava di lì, e con un colpo di mano, faceva crollare tutto a terra.

Poi scoppiava a ridere a crepapelle, esclamando:

“Ops, è caduta! Tanto faceva schifo”.

Gli altri bambini , per timore di finire nel mirino di Antonio, restavano in silenzio o guardavano altrove. Giorgio, dal canto suo, sentiva un nodo stringersi nello stomaco. Smise di costruire e, giorno dopo giorno, divenne sempre più silenzioso.

Una sera, a cena, la mamma di Giorgio notò che il bimbo continuava a girare la forchetta nel piatto di pasta.

“Giorgio, tutto bene a scuola? Hai lo sguardo spento”, disse dolcemente il papà, passandogli una mano tra i capelli. Il bimbo scosse la testa.

Sentiva un gran misto di vergogna e paura, “Se lo dico, penseranno che sono un codardo”, pensò. Ma l’insistenza amorevole dei genitori sciolse quel muro di silenzio: Giorgio scoppiò a piangere e raccontò tutto. Dei mattoncini distrutti, delle risatine, della solitudine che provava in classe.

La mamma lo abbracciò forte:

“Piccolo mio, non c’è nulla di cui vergognarsi. Il bullismo si nutre del silenzio. Hai fatto la cosa più coraggiosa del mondo a parlare con noi”.

Il papà aggiunse:

“Domani parleremo con la maestra. Ma dobbiamo fare qualcosa che aiuti anche Antonio a capire, e a tutta la classe a svegliarsi”.

Il sabato successivo, i genitori di Giorgio fecero una mossa sorprendente: organizzarono un pomeriggio di giochi a casa loro e invitarono tutti i bambini della classe, compreso Antonio. Quando la mamma di Antonio ricevette l’invito, rimase sorpresa. Accompagnò il figlio e decise di fermarsi a bere un caffè  con i genitori di Giorgio.

Fu proprio lì, in cucina, che la mamma di Antonio visibilmente commossa decise di confidarsi:

“Grazie per l’invito. Antonio ha cambiato tre scuole nell’ultimo anno a causa del mio lavoro. E’ sempre arrabbiato, pensa che nessuno lo voglia e si comporta in modo prepotente per farsi notare”.

In salotto, intanto, la tensione era alta. I bambini erano seduti sul tappeto. Il papà di Giorgio portò al centro della stanza un enorme scatolone pieno di mattoncini.

“Oggi faremo una sfida”, propose il papà. “Dobbiamo costruire il ponte più lungo della terra. Ma c’è una regola: si può usare solo una mano a testa”.

I bambini iniziarono a provare, ma i pezzi cadevano continuamente. Era impossibile incastrare i blocchi usando una sola mano. Giorgio guardò Antonio, che sbuffava in un angolo isolato. Prendendo coraggio, il piccolo Giorgio si avvicinò al compagno con un mattoncino blu.

“Antonio…se io tengo la base con la mia mano, tu puoi incastrare il pezzo sopra con la tua. Ci stai?”

Antonio guardò Giorgio, poi guardò il mattoncino. Per la prima volta, non c’era rabbia nei suoi occhi, ma sorpresa.

“Va bene”. Sussurrò.

I due bambini iniziarono a collaborare. Vedendoli, anche gli altri compagni si sbloccarono. In meno di un’ora, unendo le mani e le forze di tutti, un fantastico ponte colorato attraversava l’intero soggiorno. A fine pomeriggio, mentre i genitori entravano in stanza, Antonio si avvicinò a Giorgio. Teneva le mani in tasca e guardava le sue scarpe.

“Scusa per le torri che ti ho rotto a scuola”, disse a bassa voce. “Eri così bravo che…volevo solo che mi guardassi. Pensavo che fare il duro fosse l’unico modo per non essere invisibile”.

Giorgio sorrise: quel brutto nodo allo stomaco si era finalmente sciolto.

“Visto che il tuo pezzo del ponte era più stabile, che ne dici se in classe ne costruiamo uno insieme di  torri, va bene? Però con due mani ciascuno!”

Antonio, con gli occhi scintillanti di gioia, esclamò:

“Affare fatto, amico mio!”

Dalla parte della cucina, le due famiglie guardavano la scena. Erano felici. La mamma di Antonio strinse la mano a quella di Giorgio, ringraziandola senza bisogno di parole. Nessun incantesimo avrebbe cancellato il bullismo da un giorno all’altro, ma nel cuore dei bambini della terza B era fiorita una certezza: per stare in piedi non serviva distruggere le torri altrui, ma imparare a costruire insieme.

(Giovanna Mangone)

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Giovanna Mangone
Giovanna Mangone

Mi chiamo Giovanna Mangone e sono una scrittrice di libri per bambini e ragazzi, specializzata in letteratura per l'infanzia , fiabe pedagogiche e narrativa contemporanea. Dopo aver conseguito una formazione culturale pedagogica, mi sono dedicata con impegno proficuo all'educazione dei bambini e alla loro istruzione. Portata dall'ispirazione e trascinata dalla passione per la scrittura creativa, che considero "il mezzo educativo più spontaneo e naturale di espressione interiore" entro in questo magico mondo dando sfogo a tutto il mio estro. La passione per la scrittura é stata sempre accompagnata da un profondo desiderio di educare, così ho concretizzato questo mio desiderio in libri che ho pubblicato con la Casa Editrice Kimerik. I libri sono: Tra Sogni e Avventure, La Contessa del Regno di Goldon e Storia di un Bambino Coraggioso che Amava Leggere. Quest'ultimo ha ricevuto un prestigioso riconoscimento al Concorso Nazionale il "Canto del Mare". Coltivo molteplici interessi legati alla letteratura, alla musica, alla poesia e all'arte in tutte le sue forme.

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