Oggi parliamo di Robert Johnson chiamato anche Robert Leroy Johnson. Nasce Hazelhurt nel Mississipi l’8 Maggio del 1911. È considerato una delle leggende della musica blues ed è uno dei più grandi e influenti musicisti del ventesimo secolo.
Fece parte della scena blues sorta nella zona del delta del Mississippi (Delta Blues) nei primi decenni del Novecento. La sua oscura biografia è scarsamente documentata e la sua morte misteriosa, all’età di soli ventisette anni, hanno contribuito notevolmente ad alimentare le fosche leggende sulla sua figura già circolanti in vita. Fa parte del cosiddetto Club 27, il gruppo di grandi artisti morti a 27 anni, dove ho scritto un articolo qualche tempo fa. Robert muore il 16 Agosto 1938.
Chi è Robert Johnson – Biografia e storia
Sin da bambino si appassiona alla musica e il suo fratellastro gli insegna a suonare l’armonica a bocca, per poi passare alla chitarra. Dopo un periodo trascorso a Memphis, si sposa nel 1929 con Virginia Travis e si trasferisce a Robinsonville.
L’anno successivo la moglie sedicenne muore nel dare alla luce una bambina, morta a sua volta durante il parto.. Sconvolto dal fatto, Johnson comincia a vagare fra le città del Mississippi, divenendo un donnaiolo e un forte bevitore.
Nel 1931 incontra e sposa Calletta Craft e decide di trasferirsi nel villaggio di Copiah County, ma la crescente passione per la musica porta Robert sempre più distante dalla moglie e anche questa unione coniugale finisce.
Il patto con il diavolo
Narra la leggenda, alimentata anche dallo stesso Johnson, che questi avesse stretto un patto col Diavolo vendendogli la sua anima in cambio della capacità di suonare la chitarra come nessun altro. Voci dell’epoca tramandano di un incontro, avvenuto allo scoccare della mezzanotte presso un crocevia desolato, tra Johnson e un misterioso uomo in nero, il quale gli avrebbe concesso un ineguagliabile talento chitarristico in cambio della sua anima.
In realtà la versione “ufficiale” è che Johnson, nel corso del suo vagare, abbia incontrato un misterioso bluesman di nome Ike Zimmerman, il quale ebbe a fargli da maestro. La sinistra figura di Zimmerman risulta comunque celata da un fitto velo di mistero: l’unica certezza, nel completo oblio sui suoi dati biografici, riguarda la sua abitudine di suonare nei cimiteri, tra le tombe, nota al punto da venire additato quale emissario del demonio.

- ll Patto: Si dice che Johnson incontrò il diavolo a un crocevia di notte, magari in un cimitero, e che quest’ultimo gli lucidò la chitarra, donandogli abilità incredibili.
- Il Contratto: Lo scambio avvenne in cambio della sua anima, rendendolo il “Re del Blues”
Infatti si dice che il genere Blues fosse la musica del diavolo, il Blues venne cantato nei campi durante la schiavitù cosi come i famosi Spirituals (Gospel). Si dice anche anche che il blues viene cantato anche nelle chiese, ma non è vero.
ora vi spiego perchè viene chiamato La muscia del diavolo.
Pochi generi popolari godono di un credito pari a quello del blues rurale: attorno ai bluesmen del Sud degli States ruotano mille leggende, fatte di donne, alcol, patti col demonio e, come conseguenza, l’attribuzione di musica del Diavolo, aneddoti curiosi e stupefacenti capacità, ognuna capace di dar vita a un corpo mitico ampio e stratificato.
Il Diavolo all’incrocio fra Demonio e Santità
Per capire come un genere musicale, che non ha in sé di diabolico più di quanto l’abbiano l’hillbilly o la polka, si sia meritato l’appellativo di musica del Diavolo, dobbiamo guardare i bluesmen e la loro musica con occhi diversi. Quelli degli schiavisti e di molti bianchi del Sud di fine Ottocento.
Per i censori angloamericani dell’epoca, lo schiavo è, in fin dei conti, un essere privo di anima; i riti africani, una repellente blasfemia; e la loro colonna sonora, una diabolica cacofonia di ritmi scatenati, urla e disordine. Gli strumenti, percussioni soprattutto sono proibiti.
I canti di lavoro sono faticosamente tollerati, in quanto di ausilio alla produzione: ma, appena uno schiavo mostra abilità strumentali di qualche tipo, è ricondotto al decoroso ruolo di musicista di corte. Il gospel (lo Spiritual) gode invece di maggior libertà: l’adesione dello schiavo al culto protestante e alla sua tradizione vocale non dà particolari fastidi, ed è comoda per tutti.
L’ostracismo riservato ai motivi profani è assorbito immediatamente – per inconscia deferenza – dagli schiavi più timorosi e devoti. Il frammentato corpo sociale afroamericano si carica così di un’altra frattura culturale: quella fra i canti del culto, decorosi e leciti, e la musica quotidiana, proibita ed empia.
Questo iato, vissuto in schiavitù in misura contenuta, esplode dopo la Liberazione, con la comparsa dei primi songster. Il musicista itinerante è un uomo che, per definizione, non ha una posizione sociale stabile, e che passa da una donna all’altra, da una baracca a un carcere, dall’alcool alla droga.
Qualcuno da evitare: proprio come la musica che canta, affollata di sesso, diavoli, tribolazioni e “blues” che stanno alle calcagna. Agli antipodi siede l’uomo di chiesa: regolarmente sposato, onesto e morigerato, e che pensa solo a lodare il Signore.
Torna inconsciamente alla memoria la figura del cantore itinerante africano, il griot, e la sua posizione sociale eccentrica, anomala, sospesa fra rispetto e timore: come il bluesman, insomma. Ci si ricorda anche delle leggende, di quei patti magici attraverso cui impadronirsi delle abilità musicali: ma le “ombre”, gli spiriti, sono rimasti in Africa.
Qui non c’è spazio per creature come loro, misteriose, infide ma anche un po’ maldestre: ma solo per la personificazione estrema del male, il grande nemico del Dio dei padroni, Satana.
La musica del Diavolo: il Patto Infernale
Il passo è compiuto. In vasti settori della comunità afroamericana il bluesman diventa un personaggio borderline, veicolo di messaggi maliziosi e malcostume, e un agente del male sotto mentite spoglie; e il blues, la musica dell’immoralità, della licenziosità, dell’erotismo, dell’alcool e dei juke joint. Le leggende sul “patto col Diavolo”, a questo punto, son fin troppo facili da interpretare.
Ascoltiamo il racconto di Tommy Johnson, importante bluesman del Delta: “Se vuoi imparare a comporre canzoni per conto tuo, prendi la chitarra e vattene dove una strada ne incrocia un’altra, dove c’è un crocicchio. Arriva lì giusto un po’ prima di mezzanotte. Prendi la chitarra, siediti e suona un pezzo… Devi andarci da solo, sederti e suonare. Un enorme uomo nero arriverà e prenderà la chitarra, e l’accorderà. Suonerà un pezzo e ti renderà la chitarra. Questo è il modo in cui ho imparato a suonare tutto quello che voglio”.
Lasciamo passare i brividi, e rileggiamo con calma queste parole. Sorpresa! Johnson non ha “venduto l’anima” a nessuno, e non ha fatto alcun “patto”: semplicemente, ha suonato un pezzo al cospetto di uno strano essere. Una creatura soprannaturale che gli Yoruba dell’Africa Occidentale conoscono bene: Èsù, un semidio imbroglione e dispettoso, il guardiano degli incroci (e, cioè, delle barriere mistiche). Ma siamo sinceri: chi, fra noi, non ha subito pensato al Principe delle Tenebre, e a un accordo scellerato?
L’equivalenza che inconsciamente si è formata nei nostri pensieri fra un “enorme uomo nero” e il Diavolo, e fra lasciare che accordi la chitarra e lo stringere un patto infernale, è un automatismo, vecchio di secoli ma ormai depositatosi a fondo nelle coscienze: un riflesso condizionato per cui una leggenda “innocua” e folkloristica, ma che riguarda i neri e il blues, si trasforma in qualcosa di maledetto, dal color rosso fuoco e che odora di zolfo.
L’etichetta di musica del Diavolo è un’arma a doppio taglio: spinge il blues, per molti anni, a rifugiarsi in luoghi e consessi clandestini, e costringe parecchi musicisti credenti a dibattersi senza pace fra i sensi di colpa; ma, anche, regala al blues quel sapore di proibito, di maledetto, che così tanto affascina i giovani e gli aspiranti ribelli di tutte le età, e che favorirà la sua affermazione nella cultura giovanile del secondo dopoguerra.
Il sesso e l’Hokum
Virtù amatorie portentose, donne facili e traditrici, copule selvagge: la schermaglia amorosa e il vanto sessuale pervadono letteralmente migliaia di blues al punto da farne uno dei miti blues più caratteristici.
La Canzone: “Cross Road Blues”
- Composizione: Registrata nel 1936, è una delle sue canzoni più celebri e drammatiche.
- Testo: Il brano descrive la disperazione di un uomo solo a un incrocio, simboleggiando una perdita di sé o una scelta cruciale.
Simbolo: L’incrocio (crossroad) è un tema comune nel blues, ma in Johnson diventa un potente simbolo del patto faustiano.
La connessione tra il diavolo e la musica
Sappiamo tutti più o meno la storia del diavolo (chiamato anche lucifero) chiamato anche belzebu o mefisto.
la storia narra che Lucifero era il “preferito” di Dio lucifero era il compositore del paradiso, e poi si ribellò contro dio e finì all’inferno.
rapporto tra diavolo e musica è una leggenda antica che tocca vari aspetti: dal “diabolus in musica” (il tritono), intervallo dissonante vietato nel medioevo, alla figura del musicista talentuoso che stretto un patto faustiano (esempio: tartini con “trillo del diavolo”, Paganini, Robert Johnson) fino a generi come rocke e metal accusati di ispirazione demoniaca. Il diavolo rappresenta caos e libertà, ma anche la tentazione di acquisire maestria a costo dell’anima, alimentando storie di patti e esoterismo.
Aspetti Storici e Teorici
- Diabolus in musica (Tritono): Un intervallo di tre toni, considerato sinistro e proibito dalla Chiesa nel Medioevo, associato a dissonanza e inquietudine, che ha dato il nome a brani come “Il trillo del diavolo” di Tartini.
- Musica del Diavolo (Blues): Il blues, con i suoi testi malinconici e l’uso di intervalli dissonanti (la quinta diminuita), fu etichettato come “musica del diavolo” dai benpensanti, con l’aggiunta della leggenda di Robert Johnson.
Leggende e Musicisti
- Patti Faustiani: La credenza popolare che il diavolo doni talento musicale in cambio dell’anima è un folklore persistente.
- Tartini: Compose “Il trillo del diavolo” dopo un sogno in cui un demone suonava il violino.
- Paganini e Liszt: Anche loro, per la loro eccezionale abilità, furono legati a storie di patti demoniaci.
- Robert Johnson: Il leggendario bluesman che, secondo il mito, vendette l’anima al diavolo a un incrocio per diventare un chitarrista fenomenale.
Ecco alcuni testi e video:







