Hai mai giocato al videogioco napoletano Napuland o sentito parlare? Oggi ho deciso di condividere l’intervista fatta al creatore di questo gioco, Giuseppe Tattoli, in arte Giustat.
È da un po’ che seguo sui social e tramite vari streamer Napuland, e la curiosità di capire com’è nato, perché è nato e soprattutto cosa c’è dietro un lavoro durato ormai 4 anni è cresciuta sempre di più.
Intervista a Giuseppe Tattoli sul videogioco Napuland
1. Come nasce Napuland?
È nato in un periodo molto particolare della mia vita, durante il quale ho affrontato un serio problema di salute che mi ha costretto in casa per molto tempo. Durante questo periodo ho scoperto Blender e mi sono appassionato al mondo della modellazione 3D. Dopo poco, ho scoperto anche U.E.5, il noto software per creare
videogame.
Da quel momento ho cominciato a pensare di poter realizzare qualcosa che raccontasse Napoli con le sue ombre e le sue luci. Così ho avuto l’idea di creare NapuEl, il supereroe che rappresenta la volontà del popolo
partenopeo di reagire alle ingiustizie che troppo spesso affliggono il nostro territorio.
2. Qual è stata la principale sfida tecnica o narrativa nello sviluppo del progetto?
La prima sfida è stata sicuramente la mia incompetenza totale su come si realizzasse un videogioco. Essendo autodidatta e non avendo un insegnante esperto che mi guidasse, ho dovuto raccogliere informazioni dai vari
tutorial disponibili su YouTube e chiedere consiglio ad altri sviluppatori conosciuti nei gruppi social dedicati.
Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente il mio amico sviluppatore Michele Commisso, che mi ha letteralmente salvato aiutandomi a creare tutto il sistema di salvataggio del gioco. La seconda sfida è stata quella relativa all’hardware, che ha rappresentato un forte limite nella gestione del carico di lavoro.
Devo ringraziare il mio socio Silvio Tattoli, autore della colonna sonora di Napuland, il quale ha anche supportato economicamente il progetto consentendomi l’acquisto di un PC più performante, grazie al quale sono riuscito a far girare tutti i programmi necessari alla realizzazione di questo progetto.
3. Che tipo di lavoro di ricerca è stato necessario per costruire un’ambientazione credibile e coerente?
Mi sono recato diverse volte nelle zone rappresentate nel videogioco e ho scattato centinaia di foto per ricavare texture da utilizzare per i materiali da applicare ai modelli e per riuscire a ricreare un adattamento delle ambientazioni che risultasse non realistico, ma credibile.
4. Quali elementi culturali, storici o sociali hai ritenuto prioritari da rappresentare nel progetto?
Vista la natura goliardica del videogioco, ho dovuto adottare una forma di contenuti che non risultasse troppo pesante per i gamer. Ho ritenuto importante rappresentare aspetti culturali appartenenti alla tradizione popolare,
come i numeri della tombola, la smorfia (disegni realizzati dall’artista Lunedibibo), le carte napoletane e i cornetti portafortuna.
Ho inoltre voluto offrire cenni storici apponendo epitaffi in alcune zone presenti sulla mappa di gioco e dare ancora più risalto agli aspetti culturali ospitando alcuni artisti locali, tra cui musicisti, attori, pittori e scrittori. Non
mancano messaggi sociali legati alla sensibilizzazione verso il rispetto dell’ambiente, messaggi pacifisti, messaggi contro il malcostume e un omaggio personale a tutte le vittime innocenti della criminalità, il tutto utilizzando una
forma narrativa adatta all’ambiente videoludico.
5. Quali riscontri hai ricevuto dal pubblico che conosce bene il contesto rappresentato?
I riscontri sono stati per lo più positivi. Essendo io napoletano, conosco bene la mentalità del territorio e credo di aver rappresentato al meglio diverse sfumature tipiche di alcuni personaggi e situazioni.
La mia è un’esagerazione voluta, sia per fare una sorta di autocritica rivolta a una parte dei miei concittadini, sia per ridicolizzare e smontare alcuni stereotipi adottati negativamente nei confronti della città di Napoli.
Ho voluto creare dei mostri che rappresentassero gli aspetti negativi di una parte del nostro popolo, per porre una distanza ideologica tra i
napoletani e gli stereotipi ormai tristemente noti.
6. Come hai bilanciato accessibilità e profondità per coinvolgere pubblici diversi?
È stata una sfida abbastanza difficile, ma ho trovato il giusto equilibrio utilizzando tanta ironia. L’ironia è un ottimo mezzo per veicolare messaggi sociali importanti e offrire spunti di riflessione.
7. Quali criteri hai utilizzato per definire il tono e il ritmo dell’esperienza di gioco?
Ho voluto creare un gioco allegro, vivace, dinamico e colorato, che facesse riflettere ma con spensieratezza.
8. Quali strumenti o tecnologie si sono rivelati determinanti per la realizzazione del progetto?
Un PC con processore Ryzen 7, 64 GB di RAM e scheda video NVIDIA 4060 per far girare software come Blender, Unreal Engine e programmi di editing fotografico e video.
9. C’è un elemento del gioco che ritieni particolarmente rappresentativo della tua visione autoriale?
Sicuramente il Disintegracuozzi e l’utilizzo della magia per risolvere problemi sociali. Ma tutta la trama del gioco è un elemento fondamentale perché rappresenta la volontà di un popolo di reagire alle ingiustizie.
10. Guardando al futuro, come immagini l’evoluzione di questo progetto?
La mia visione del progetto Napuland è ampia. Il videogioco è solo una parte di questa visione. Sono in arrivo altre novità come la Napuland Art Gallery, una galleria virtuale dedicata agli artisti del territorio. In primavera arriverà
anche il fumetto di Napuland, in formato interattivo e cartaceo.
L’obiettivo è trasformare Napuland in un ecosistema culturale capace di esistere sia in forma virtuale che materiale, un ambiente dove le persone possano esprimere il proprio potenziale artistico e umano e incontrare altre persone affini.
Potete scaricare la demo gratuita cliccando su questo link dal sito ufficiale di Napuland.
E voi, avete mai sentito parlare di Napuland o l’avete mai giocato? Lascia un commento.







