
Alberi Monumentali d’Italia
Un processo silenzioso ma continuo
In tempi in cui si avvertono ovunque i pesanti effetti del cambiamento climatico, voglio portare alla vostra attenzione l’esistenza di un processo, chiamatelo anche fenomeno se volete, di cui io stesso non ero a conoscenza fino a qualche tempo fa.
E’ qualcosa di lento, silenzioso e allo stesso tempo continuo, un processo in cui tutti noi ci ritroviamo a vivere in modo inconscio e che vede la crescita progressiva dell’estensione dei boschi e delle foreste nel nostro paese.
Vi basti pensare che negli anni 70 la superficie boschiva era di circa 6 milioni di ettari quadrati, mentre oggi risulta essere praticamente raddoppiata, arrivando quasi a 11 milioni di ettari quadrati, circa il 40% del territorio Nazionale.
Lo voglio scrivere di nuovo affinché si fissi per bene nella mente di chi legge: circa il 40% del territorio nazionale.
Onestamente pensavo che queste fossero percentuali da paese scandinavo, che so, la Svezia, la Norvegia. E invece no, questo è un dato tutto italiano.
Non ci sarebbe bisogno di dirlo ma lo faccio lo stesso. Questa è da considerare una grande e positiva notizia, perché i benefici sono enormi sia sotto il profilo ambientale che economico, specie in tempi in cui i disastri sotto il dal punto di vista climatico sono osservabili da tutti e le politiche per contenere il riscaldamento, sono messe in discussione da più parti.
Un fenomeno non governato
Va detto che questo fenomeno non è il frutto di scelte, non è il frutto di una programmazione, di una illuminata lungimiranza, ma è qualcosa di “spontaneo”, legato strettamente allo spopolamento del territorio, in particolare delle aree montane e collinari e alla riduzione di quelle destinate ad uso agricolo.
L’abbandono progressivo del territorio, la mancanza di cura e di monitoraggio che ne consegue, rappresentano il contro altare di questo processo e, insieme, anche un enorme pericolo in determinati frangenti.
Lo spopolamento, inoltre, modifica gli aspetti sociali ed economici di quei territori, fenomeni, anch’essi, che nella mia modesta opinione dovrebbero essere governati a loro volta.
L’elenco degli Alberi Monumentali d’Italia
Dopo aver portato alla vostra attenzione l’esistenza di questo fenomeno, vi propongo questo piccolo pezzo, con il quale voglio descrivervi un’altro grande aspetto del patrimonio boschivo italiano.
A partire dal 1982 è iniziata un opera di campionamento e categorizzazione degli alberi in Italia. E’ in quell’anno, infatti, che il Corpo Forestale dello Stato da il via al programma di “Censimento nazionale degli alberi di notevole interesse“.
Parliamo di un attività di individuazione e di catalogazione degli alberi distribuiti sul territorio nazionale, in funzione di determinate caratteristiche, fra queste la loro dimensione, forma, altre qualità estetiche e del riconosciuto valore storico e culturale.
Trent’anni più tardi, questo processo ha portato alla redazione di un elenco degli alberi monumentali presenti nel territorio italiano e nella predisposizione di una serie di regole per valutare l’inserimento di un esemplare nella lista.
- l’età e le dimensioni (specificamente, con dimensioni si fa riferimento a tre parametri: la circonferenza del tronco, l’altezza dendrometrica e l’ampiezza e proiezione della chioma);
- la forma e il portamento (sia come valore biologico della pianta stessa che come qualità estetica rilevata dall’occhio umano);
- la rarità botanica;
- l’architettura vegetale (ad esempio la particolare composizione di alcune filiere, o anche quella dei parchi in cui gli esemplari sono collocati);
- la dimensione storico-culturale-religiosa;
- il valore paesaggistico (se l’albero rende “unico” e riconoscibile il paesaggio, e se al contempo costituisce un punto di riferimento topografico).
L’ultimo aggiornamento di questo elenco, il decimo, è molto recente ed è stato ufficializzato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) con il decreto direttoriale prot. n. 0364243 del 24 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 182 del 7 agosto 2026.
Oggi questo elenco, contiene 4524 esemplari.
A questi alberi di particolare pregio per i criteri che ho riportato, bisogna anche riconoscere un importante ruolo da un punto di vista ecologico. Infatti, sotto la loro “ombra” si sviluppano ecosistemi particolari grazie proprio alle loro caratteristiche insolite tra cui gli ampi solchi e i rami in decomposizione.
Ciò li rende fondamentali per la biodiversità del nostro paese.
Qualche numero
La Sardegna è la regione con più alberi monumentali (410, dati del 2021), seguita dal Friuli-Venezia Giulia con 344, Abruzzo con 298. Fanalino di coda, invece, è la Toscana con 78.
Oltre 1330 di questi si trovano in contesti urbani, Torino in prima fila con 104 alberi, Napoli con 78 e Cagliari con 73.
Alcune curiosità
Tra gli alberi monumentali il più alto d’Italia è un platano di Villa Erba, a Cernobbio (CO): 59,5 metri. Al secondo posto un larice in località Masaccio, lungo la strada del vino, ad Appiano (BZ): 58,5 metri.
L’esemplare più antico è l’olivastro di Luras (Olbia), in località Santu Baldolu, con un età stimata fra i 3.000 e i 4000 anni di età (c’è chi sostiene abbia 5000), seguito dal castagno di Sant’Alfio (CT), in località Nucifori, che conta quasi 3.000 anelli nel tronco.
Gli esemplari più imponenti per circonferenza sono due fichi magnolioidi, a Villa Niscemi e Villa Garibaldi, entrambi a Palermo, ciascuno con una circonferenza di 3.605 cm.
Le specie arboree monumentali più diffuse sono roverella, faggio, platano, leccio e castagno. Tra gli arbusti spicca il lentisco, diffuso soprattutto in Sardegna.
Mappa e posizione di tutti gli alberi monumentali d’Italia
Una mappa interattiva, sfortunatamente non esaustiva, degli Alberi Monumentali d’Italia è rivedibile qui.







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