Fin da bambina mi è sempre piaciuto il clown, un personaggio affascinante che sa spaziare dalla festa contagiosa a una malinconia sottile, fino a sfiorare l’inquietudine. Ma da dove arriva questa figura iconica? Scopriamo insieme la storia del pagliaccio e le sue origini.
Un naso rosso, abiti stravaganti e una mimica travolgente: la figura del clown va ben oltre il semplice intrattenimento per bambini. Dietro al trucco colorato si nasconde un’arte antica, nata nelle corti nobiliari ed evolutasi sotto i tendoni del circo.
Le origini del clown: dai giullari di corte alle prime comiche
Come è nata la figura del clown nella cultura popolare? Le radici di questo performer risalgono al XVIII secolo, quando l’inglese Burt, un musicista dell’Astley’s Amphitheatre, iniziò a scimmiottare goffamente le acrobazie dei cavallerizzi per far ridere il pubblico.
Prima di conquistare la pista di segatura, però, questi artisti della risata erano noti come giullari, buffoni o burloni. Il loro compito era animare le feste tradizionali e i banchetti nelle corti nobiliari.
Purtroppo, la società dell’epoca ingaggiava spesso persone affette da nanismo o malformazioni fisiche: a causa di antichi pregiudizi, la diversità estetica veniva derisa ed usata come elemento di intrattenimento comico.
Perché i clown non parlano? L’evoluzione della mimica nel teatro comico
Nei suoi primi spettacoli, l’arte del clown era esclusivamente muta: l’esibizione si basava tutta sulla mimica facciale, la pantomima e la musica di sottofondo. La vera svolta arrivò con l’attore britannico Joseph Grimaldi, che diede la parola al personaggio e inventò il trucco facciale moderno, trasformando il clown in un vero protagonista del teatro comico e della commedia.
Questo salto di qualità trasformò i comici in attrazioni di grande richiamo commerciale, spostando l’intrattenimento dai saloni aristocratici ai palcoscenici dei teatri cittadini.
La storia del clown circense: l’approdo sotto il tendone
Il legame definitivo tra la figura del pagliaccio e lo spettacolo itinerante si consolida grazie al cavallerizzo inglese Jacques Tourniaire, tra i primi a diffondere la struttura del circo moderno.
La Gran Bretagna fu la culla dei primi grandi tendoni circensi, un modello di intrattenimento che arrivò in Italia intorno al 1850. In questo contesto, i clown circensi ricoprivano un ruolo fondamentale: i loro intermezzi comici servivano a stemperare la tensione tra un numero acrobatico e l’altro, regalando spensieratezza a un pubblico di ogni età.
Il successo di questo formato portò alla nascita di grandi compagnie circensi, capaci di allestire show complessi con domatori, animali ed esibizioni ad alto rischio.
Tipi di clown: le principali categorie dell’arte circense
Quanti tipi di clown esistono? Con la diffusione dello spettacolo comico a livello globale, il mondo della clownerie si è diversificato in specializzazioni sempre più definite: mimi, giocolieri, acrobati e satirici. Questa evoluzione ha portato alla classificazione dei diversi tipi di clown:
- Il Clown Bianco: L’elegante padrone della pista, vestito con abiti candidi e il caratteristico cappello a cono. Ha un viso truccato di bianco, un atteggiamento autoritario o malinconico e riprende la maschera di Pierrot.
- Il Clown Augusto (o Rosso): Il classico pagliaccio sbadato e goffo. Indossa vestiti fuori misura, scarpe enormi e l’inconfondibile naso rosso. È il perfetto contraltare del Clown Bianco, da cui viene continuamente sgridato.
- Il Clown Tramp (il Vagabondo): La figura del sognatore di strada emarginato ma poetico. È la tipologia di personaggio resa celebre nel cinema muto dal Charlot di Charlie Chaplin.
- Il Clown Assassino: Una variante moderna e cupa nata nel cinema horror e nella letteratura pop, che sfrutta la paura irrazionale del trucco (coulrofobia) per trasformare il simbolo della risata in un’icona spaventosa.
Coulrofobia – Paura dei Clowns – Chi è davvero il clown? Perché incute timore e inquietudine?
Nella maggior parte dei casi lo immaginiamo come un personaggio allegro e spensierato, capace di regalare un sorriso a grandi e bambini. Eppure, per molte persone, quella stessa maschera colorata genera un’ansia profonda o un vero e proprio terrore: parliamo della coulrofobia, ovvero la fobia dei clown.
Ma da cosa nasce questa paura irrazionale? Secondo la psicologia, la causa principale risiede nel trucco facciale pesante e grottesco, che nasconde le vere mimiche e le reali intenzioni della persona sotto la maschera.
Questo fenomeno, legato al concetto di “zona perturbante”, crea un cortocircuito nel nostro cervello: l’incapacità di decifrare le reali emozioni del pagliaccio trasforma l’immagine della felicità in un senso di minaccia imminente e di angoscia, trasformando un simbolo di festa in un incubo.

I clown nel cinema: dal dramma al genere horror
L’ambivalenza tra risata e terrore ha affascinato da sempre il mondo della cinematografia. La figura del pagliaccio è stata esplorata in molteplici sfaccettature sul grande schermo, spaziando dal realismo poetico al thriller d’autore, fino al cinema horror moderno. Tra le pellicole più iconiche ricordiamo:
- I clowns di Federico Fellini (1970): Un celebre docu-film che omaggia la poesia e la malinconia dell’arte circense.
- Opinioni di un clown di Vojtěch Jasný (1976): Tratto dal romanzo di Heinrich Böll, esplora la solitudine e il disagio interiore dell’artista.
- I pagliacci di Franco Zeffirelli (1982): Adattamento cinematografico della celebre opera lirica di Ruggero Leoncavallo, incentrata su gelosia e tragedia.
- IT di Andy Muschietti (2017): Basato sul romanzo capolavoro di Stephen King, ha reso Pennywise il clown assassino più spaventoso e celebre del cinema horror contemporaneo.
- Joker di Todd Phillips (2019): Un’intensa analisi psicologica che mostra come il disagio sociale possa trasformare un comico fallito in un’icona di oscurità e ribellione.
Il Museo del Clown: la dimora di Villa Grock
A dimostrazione di quanto sia profonda l’eredità artistica e culturale di questa professione, ad Oneglia (in provincia di Imperia) sorge il suggestivo Museo del Clown a Villa Grock (storicamente nota come Villa Bianca). La dimora fu fatta progettare e costruire tra il 1927 e il 1930 dallo stesso Adrian Wettach, in arte “Grock”, artista svizzero acclamato in tutto il mondo come il “Re dei Clown”.
Definita spesso come un vero e proprio “Circo di Pietra”, la residenza è un capolavoro architettonico unico che fonde stile Liberty, elementi Art Déco e bizzarre influenze orientali. Ogni angolo della villa e del suo parco scenografico — ricco di colonne sagomate, fontane, giochi d’acqua, ponticelli e decorazioni che richiamano i volti dei pagliacci e i tendoni circensi — riflette l’immaginazione bizzarra, poetica ed eccentrica del suo proprietario.
Oggi, le stanze della villa ospitano un percorso espositivo immersivo e interattivo: tra giochi di specchi deformanti, installazioni multimediali, sale della musica e cimeli d’epoca, i visitatori possono ripercorrere non solo la carriera straordinaria di Grock, ma anche sperimentare l’arte della clownerie, la magia del circo e l’emozione che si cela dietro la maschera comica.
Conclusione
Sia che si tratti di far ridere o di incutere timore, fare il clown non è affatto un lavoro facile: richiede un grande talento mimico, empatia e la capacità di entrare in sintonia con le emozioni più intime del pubblico.








dopo aver visto it anche io ho cominciato ad avere una leggera fobia. non mi sono mai piaciuti neanche prima comunque