Orazio Gentileschi con la santa Patrona della musica: Santa Cecilia e l’angelo

Oggi vi voglio parlare di un dipinto di Orazio Gentileschi che ho visto quando ero in vacanza a Torino vicino al Palazzo Reale. Si tratta dell’opera chiamata “Santa Cecilia e un angelo“.

Chi era Orazio Gentileschi

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Orazio Gentileschi era un pittore Toscano, nato a Pisa il 9 Luglio 1563 Il padre era Giovan Battista di Bartolomeo Lom. Un artista fiorentino che si era trasferito a Pisa, da qui il suo firmarsi talune volte “fiorentino”. Il cognome Gentileschi era quello materno. Orazio fece diversi lavori in Italia e all’estero, tra cui a Roma e Genova e, alla fine lavorò, anche a Londra nella corte di Carlo I.

Incontrò anche un altro artista durante la strada, che era Caravaggio. Agli inizi del XVII secolo Orazio Gentileschi visse nei pressi di San Lorenzo in Lucina con la moglie, e una sorella di nome Lucrezia e una lunga prole, di cui ben presto restarono in vita solo tre maschi e la primogenita ed unica femmina, Artemisia. che è la figlia di Orazio.

L’incontro che ebbe nei primi anni del Seicento con Caravaggio cambiò radicalmente la sua pittura e, probabilmente, anche la sua vita. I suoi rapporti con il Merisi furono molto stretti, creando legami non solo sotto il profilo lavorativo, ma anche di vita, al punto da condividere addirittura una querela nel 1603, sollevata dal pittore Giovanni Baglione, con cui non erano in buoni rapporti per motivi di competizione personale, che la avanzò anche a Onorio Longhi Filippo Trisegni, tutti rei di aver diffuso un libello di poesie scurrili e diffamatorie ai suoi danni.

Nello stesso anno Caravaggio e Gentileschi furono in tribunale per questi motivi e successivamente nello stesso carcere per scontare la pena comminata.

Orazio Gentileschi e l’approdo a Londra

Nel 1626 Orazio si reca al servizio di Carlo I con i tre figli al seguito, Francesco, Marco e Giulio. Un primo contatto con la corte britannica il pittore lo ebbe già intorno al 1625, in occasione di uno degli svariati eventi cerimoniali che si teneva presso il palazzo del Lussemburgo di Maria de’ Medici, quando il duca Giacomo I Stuart il padre di Carlo I, accordandosi con la regina di un trasferimento nella capitale inglese del pittore, si procura subito due tele di Gentileschi.

Gli ultimi anni londinesi tuttavia non furono del tutto felici per il pittore, che entrò in conflitti con gli ambienti vicini al re, su tutti l’architetto e consulente artistico Balthasar Gerbier, il quale istigava e competeva con tutta la famiglia Gentileschi portando alla carcerazione addirittura di tutti e tre i figli, per debiti o litigi futili.

A peggiorar le cose si mise anche lo scarso interesse del re verso la pittura del Gentileschi, preferendogli altri artisti fiamminghi verso cui Orazio viveva una forte competizione, come Gerrit van Honthorst, anche se i due erano amici sin dagli anni romani, Rubens e, soprattutto, Van Dyck, eletto pittore di casa reale.

Orazio Gentileschi seppur viveva stipendiato con 100 sterline l’anno, era insoddisfatto del trattamento riservatogli, quindi chiese al re di ricevere i compensi mancanti così da poter lasciare il paese. Nel contempo informò Ferdinando II de’ Medici in Toscana dell’intenzione di rientrare in patria e gli chiese se poteva lavorare, gli ultimi anni che gli restavano da vivere, alle sue dipendenze. Purtroppo Orazio Gentileschi muore il 7 febbraio 1639 a Londra, senza mai riuscire a rientrare in Italia.

 

L’opera di Gentileschi: Santa Cecilia che suona la spinetta e un angelo

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Il dipinto proviene dal monastero di San Francesco di Borgo a Todi, dove fu scoperto nel 1972 da Francesco Santi; fu acquistato su sua segnalazione dallo Stato Italiano (1976) per la Galleria Nazionale dell’Umbria. L’autografia dell’opera da parte di Orazio Gentileschi, per la mancanza di documentazione e della firma sulla tela, è stata a lungo dibattuta dagli studiosi, anche per via dell’esistenza di un’opera analoga (oltre che di numerose copie) avente le stesse dimensioni e conservata presso la National Gallery of Art di Washington, nella quale è stata riconosciuta anche la mano di Giovanni Lanfranco. Le figure dell’angelo e di Cecilia, infatti, derivano rispettivamente dalla Vergine e dall’angelo della pala di Fabriano. Gentileschi si avvaleva spesso, per le sue composizioni, di cartoni e lucidi con i quali riproponeva figure, pose o anche intere composizioni.

Chi era Santa Cecilia – patrona della musica

Sappiamo tutti che Santa Cecilia si festeggia il 22 Novembre ed è considerata la Santa patrona della Musica. mi chi era questa Santa e perchè è la santa patrona della musica? ora ve lo dico subito.

 

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Santa Cecilia è stata una nobile romana convertita al cristianesimo, vergine martire cristiana. Il suo culto è molto popolare poiché Cecilia è la patrona della musica sacra. Viene ricordata il 22 novembre da cattolici e ortodossi nonostante il Martirologio riporti il suo dies natalis al sedicesimo giorno delle calende di ottobre (16 settembre).

La chiesa più importante dedicata a lei è la basilica di Santa Cecilia a Trastevere, risalente alla prima cristianità, si presume sopra la dimora in cui visse. In suo onore, prese avvio a fine del secolo XIX uno storico movimento di riforma della musica sacra, detto Cecilianismo.

Cecilia, nata da una nobile famiglia a Roma, sposò il nobile Valeriano. Si narra che il giorno delle nozze nella casa di Cecilia risuonassero organi e lieti canti ai quali la vergine, accompagnandosi, cantava nel suo cuore: “conserva o Signore immacolati il mio cuore e il mio corpo, affinché non resti confusa”. Da questo particolare è stato tratto il vanto di protettrice dei musicanti.

Curiosità del culto:

Nell’821 le sue spoglie furono traslate da papa Pasquale I nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere. Nel 1599, durante i restauri della basilica, ordinati dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati in occasione dell’imminente giubileo del 1600, venne ritrovato un sarcofago con il corpo di Cecilia incorrotto ed emanante profumo di gigli e di rose.
Il cardinale allora commissionò a Stefano Maderno una statua che riproducesse quanto più fedelmente l’aspetto e la posizione del corpo di Cecilia così com’era stato ritrovato (la testa girata per la decapitazione, tre dita della mano destra a indicare la Trinità, un dito della sinistra a indicare Dio); questa è la statua che oggi si trova sotto l’altare centrale della chiesa.

Santa Patrona della Musica

È quanto mai incerto il motivo per cui Cecilia sarebbe diventata patrona della musica. In realtà, un esplicito collegamento tra Cecilia e la musica è documentato soltanto a partire dal tardo Medioevo.

La spiegazione più plausibile sembra quella di un’errata interpretazione di un’antifona dell’Ufficio proprio della festa della santa. Il testo di tale canto in latino sarebbe: «Cantantibus organis, Cecilia virgo in corde suo soli Domino decantabat dicens: fiat Domine cor meum et corpus meum inmaculatum ut non confundar» (“Mentre suonavano gli strumenti musicali, la vergine Cecilia cantava nel suo cuore soltanto per il Signore, dicendo: Signore, il mio cuore e il mio corpo siano immacolati affinché io non sia confusa”). Per dare un senso al testo, tradizionalmente lo si riferiva al banchetto di nozze di Cecilia: mentre gli strumenti musicali (profani) suonavano, Cecilia cantava a Dio interiormente

Dedicato alla santa, nel XIX secolo sorse il cosiddetto movimento Ceciliano, diffuso in Italia, Francia e Germania. Vi aderirono musicisti, liturgisti e altri studiosi, che intendevano restituire dignità alla musica liturgica sottraendola all’influsso del melodramma e della musica popolare. Sotto il nome di santa Cecilia sorsero così scuole, associazioni e periodici. A santa Cecilia sono dedicate vie a Roma, Messina e Milano.

Ogni 22 novembre in onore di Santa Cecilia a Taranto la banda cittadina suona nel borgo antico e nel borgo nuovo dando via al Natale più lungo d’Europa.

Santa Cecilia nell’arte, nella letteratura e nella musica:

Cecilia, in quanto patrona della musica e musicista lei stessa, ha ispirato più di un capolavoro artistico, tra cui lEstasi di santa Cecilia di Raffaello, oggi a Bologna (una copia della quale, realizzata da Guido Reni, si trova nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma). Ricordiamo anche la Santa Cecilia di Rubens (a Berlino), del Domenichino (a Parigi), di Artemisia Gentileschi, di Nicolas Poussin e la versione scultorea di Stefano Maderno.

In letteratura, Cecilia è stata celebrata: specialmente nei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer; nel racconto Santa Cecilia o la potenza della musica di Heinrich von Kleist; in un’ode di John Dryden poi messa in musica da Haendel nel 1736, e più tardi da Hubert Parry (1889). Altre opere musicali dedicate a Cecilia includono: lInno a santa Cecilia di Benjamin Britten; un Inno per santa Cecilia di Herbert Howells; la nota Missa Sanctae Ceciliae di Joseph Haydn.

Vi lascio qui alcuni link su Gentileschi e Santa Cecilia.

Mostra di Orazio Gentileschi a Torino

Dipinto di Santa Cecilia

 

 Video sulla storia di Santa Cecilia

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Akim Tavares
Akim Tavares

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