Guardando il cielo e avvolta da mille domande mi sono incuriosita su dove si trova l”osservatorio astronomico e astrofisico più grande d’Italia, ed ho scoperto che è situato in Veneto. (foto di copertina Telescopio Galileo – Wikipedia https://www.museialtovicentino.it/ – CC BY-SA 4.0)
Precisamente nella località di Pennar, sull’Altopiano di Asiago, in provincia di Vicenza, ad una altitudine di 1050 m. s.l.m. È di proprietà dell’Università di Padova, dipartimento di Fisica e Astronomia.
L’osservatorio astronomico più grande d’Italia – storia
Nato nel 1942, questo osservatorio ha integrato dal 2001 attività di formazione e orientamento per gli studenti universitari. Svolge inoltre un ruolo chiave nella sperimentazione di sistemi ottici d’avanguardia, essenziali per lo sviluppo dei prossimi telescopi giganti.
L’edificio, che si distingue per il suo stile architettonico unico, fu ideato da Daniele Calabi durante gli anni Trenta del Novecento. Quando fu inaugurato, era il più grande telescopio d’Europa.
Pur non essendo una struttura recente, l’osservatorio mantiene una grande rilevanza scientifica grazie all’eccellenza dei dati raccolti, oltre a confermarsi un punto di riferimento fondamentale per l’insegnamento e la diffusione della cultura astronomica.
Il legame con la Seconda Guerra Mondiale
L’inaugurazione nel 1942 non è una data casuale, ma porta con sé una storia di grande resilienza. L’osservatorio fu fortemente voluto dall’astronomo Giorgio Abetti per celebrare il trecentenario della morte di Galileo Galilei.
Nonostante l’Italia fosse nel pieno del secondo conflitto mondiale, gli scienziati e gli operai riuscirono a completare la struttura e a mettere in funzione il telescopio Galileo. Lo specchio fu fuso dalle celebri officine Saint-Gobain in Francia e lavorato a Firenze: un’autentica impresa logistica e tecnica per l’epoca.
Osservatorio astronomico più grande d’Italia – caratteristiche
L’infrastruttura si compone di due strutture emisferiche principali:
- La prima cupola: Custodisce lo storico riflettore “Galileo” (caratterizzato da un’apertura di 122 cm).
- La seconda cupola: In passato accoglieva uno strumento Schmidt da 67/92 cm, poi trasferito a Cima Ekar all’inizio degli anni Novanta. Attualmente questo spazio è privo di strumentazione e riconvertito a finalità divulgative e formative.
Fino al 1992 l’istituto ha impiegato anche un ulteriore telescopio Schmidt da 50/40. L’edificio centrale, inoltre, funge da area espositiva per la collezione di strumentazione scientifica d’epoca.
Di recente, il telescopio Galileo è stato sottoposto a un profondo restyling ottico e tecnologico per ottimizzarne l’efficienza e facilitarne l’impiego. I lavori di aggiornamento hanno incluso:
- La lucidatura dello specchio principale.
- L’implementazione di un sistema avanzato per la gestione a distanza dell’impianto e della copertura.
- L’installazione di un nuovo specchio secondario.
Quest’ultima modifica ha variato il sistema ottico Cassegrain, riducendo il rapporto focale da f/16 (focale di 19130 mm) a un più luminoso f/10 (con una lunghezza focale pari a 12000 mm).
In linea con la sua attuale dotazione tecnica, priva di sensori per l’acquisizione di immagini astronomiche, lo strumento viene impiegato oggi soltanto per analisi spettroscopiche.
La struttura di Pennar è considerata un capolavoro del Razionalismo italiano. Calabi non progettò solo un laboratorio, ma un edificio che si integrasse perfettamente con il paesaggio dell’Altopiano.
Inoltre, la cupola del telescopio Galileo è rivestita internamente di legno per isolare termicamente lo strumento, dato che gli sbalzi di temperatura alterano gli specchi, ed è dotata di un suggestivo ballatoio sospeso.
Il legno, però, non serve solo a isolare, ma impedisce la formazione di moti convettivi dell’aria. Se la cupola accumulasse calore di giorno e lo rilasciasse di notte, l’aria calda uscendo dalla fessura della cupola creerebbe una turbolenza (chiamata in gergo seeing), rendendo le immagini delle stelle sfocate e “tremolanti”. Il legno mantiene la temperatura interna identica a quella esterna.
La “Doppia Anima” dell’Osservatorio: Pennar e Cima Ekar
Oltre a quanto sopra descritto è utile sapere che oggi l’Osservatorio di Asiago è diviso in due sedi distinte situate a pochi chilometri di distanza, ognuna con un compito preciso:
- La sede storica di Pennar (1050 m): Oggi è il cuore pulsante della divulgazione, della didattica e ospita il telescopio Galileo (focalizzato sulla spettroscopia).
- La stazione osservativa di Cima Ekar (1366 m): Nata negli anni ’70 per fuggire dall’inquinamento luminoso del centro abitato. È qui che si fa la ricerca scientifica pura e avanzata.
Il Telescopio “Copernico” a Cima Ekar
A Cima Ekar si trova il vero gigante della astronomia ottica sul suolo italiano: il Telescopio Copernico.
- Ha uno specchio principale di 182 cm di diametro.
- È attualmente il più grande telescopio ottico situato sul territorio nazionale.
- È dotato di spettrografi e camere d’immagine ad alta tecnologia ed è gestito dall’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica).
La stazione di Cima Ekar è famosa tra gli addetti ai lavori per l’Asiago-DLR Asteroid Survey (ADAS), un programma internazionale di ricerca di asteroidi e comete. Grazie a questo progetto sono stati scoperti centinaia di nuovi asteroidi.
Molti di questi corpi celesti hanno ricevuto nomi legati al territorio o alla cultura italiana. Esistono nello spazio gli asteroidi chiamati “Asiago”, “Pennar”, “Rigoni Stern” (in onore del celebre scrittore del luogo Mario Rigoni Stern), e persino uno dedicato a Galileo Galilei.
Come visitare l’osservatorio astrofisico di Asiago
L’Osservatorio di Pennar è uno dei siti scientifici più attivi in Italia per il turismo didattico. Offre regolarmente:
- Visite guidate diurne: Per ammirare la struttura, la collezione di strumenti storici e la cupola del Galileo.
- Osservazioni notturne: Anche se il Galileo fa spettroscopia, per il pubblico vengono utilizzati altri telescopi didattici (remotizzati) per osservare pianeti, nebulose e galassie su maxischermo.
- Il MUSA (Museo degli Strumenti Astronomici): Una sezione dove toccare con mano e capire come gli astronomi del passato fotografavano il cielo usando le lastre di vetro fotografiche prima dell’avvento del digitale.
Curiosità sull’osservatorio più grande d’Italia
Tra gli anni ’60 e ’80, l’Osservatorio di Asiago è stato uno dei centri leader mondiali per lo studio delle supernovae (le spettacolari esplosioni di stelle giganti a fine vita). Grazie soprattutto ai telescopi Schmidt (noti per il loro ampio campo visivo, perfetto per “sorvegliare” grandi porzioni di cielo), gli astronomi di Asiago ne hanno scoperte a decine. Per anni, i dati raccolti sull’Altopiano sono stati un punto di riferimento globale per capire come evolvono le stelle.
Se Giorgio Abetti fu la mente iniziale, il vero motore dello sviluppo scientifico di Asiago fu l’astronomo Leonida Rosino, che diresse l’osservatorio per decenni a partire dagli anni ’50. Rosino trasformò Asiago in una scuola di livello internazionale, dove si sono formati generazioni di astrofisici italiani. A lui oggi è dedicato il telescopio Schmidt da 67/92 cm situato a Cima Ekar.
L’officina ottica dell’Università di Padova e di Asiago è stata storicamente un’eccellenza assoluta. Oltre a lavorare sulla manutenzione dei propri telescopi, gli esperti della struttura hanno contribuito nel tempo alla progettazione e alla calibrazione di componenti ottici per missioni spaziali internazionali e per i grandi telescopi dell’ESO (European Southern Observatory) in Cile.
Differenza tra astronomia e astrofisica
Volevo fare una premessa sulla differenza di questi due rami di ricerca.
L’astronomia osserva, cataloga e descrive la posizione e i movimenti degli oggetti celesti. L’astrofisica è una sua branca che utilizza le leggi della fisica e della matematica per spiegarne la natura, i meccanismi interni e l’evoluzione.
Ecco come si dividono i compiti:
- Astronomia
- Obiettivo: “Cosa c’è là fuori?”
- Attività: Mappatura del cielo, misurazione delle distanze, scoperta di nuovi pianeti e catalogazione delle stelle.
- Strumenti: Telescopi ottici, camere e interferometri.
- Astrofisica
- Obiettivo: “Come funzionano le cose là fuori?”
- Attività: Spiegazione di fenomeni come i buchi neri, la fusione nucleare nelle stelle o le onde gravitazionali.
- Strumenti: Spettrometri, radiotelescopi e modelli matematici al computer.
Concludo dicendo che si tratta di un luogo straordinario che ci ricorda come, nonostante la nostra piccolezza di fronte all’immensità del cosmo, la mente umana non smetterà mai di guardare in alto, cercare risposte e, soprattutto, continuare a meravigliarsi.







