Il drago di Jesolo: leggenda dello stemma del paese veneziano

Venezia è una città ricca di storia e di cose meravigliose, ma anche di misteri e di curiosità. Oggi ti voglio parlare del Drago di Jesolo, stemma di un famoso paese veneziano, avvolto da una leggenda.

Jesolo è un comune di oltre 27 mila abitanti ed è posto lungo la costa veneziana, sul Mar Adriatico, la cui spiaggia misura 12 km continui. Dal 1500 al 1930 si chiamava Cavazuccherina, derivante dal nome del costruttore del canale, Alvise Zucharin.

Successivamente la denominazione venne modificata da “Cavazuccherina” a “Jesolo” tramite regio decreto per recuperare l’antico toponimo legato a Equilium, (città dei cavalli). Dopo il crollo dell’Impero Romano, gli abitanti di Oderzo, paese in provincia di Treviso, si rifugiarono nella zona, chiamandola per l’appunto Jesolo.

Con Regio Decreto del 18 agosto 1930, il Comune riassunse ufficialmente l’attuale nome per sancire la bonifica delle terre e il distacco dal passato. 

Si è mantenuta la grafia con la ‘j’ (i lunga) tipica di molti nomi propri e località italiane per tradizione, distinguendolo dalla ‘i’ comune, nonostante la ‘j’ non faccia parte dell’alfabeto italiano standard.

Ma ora andiamo a conoscere la storia e la leggenda dello stemma di questo bellissimo luogo turistico. (foto di copertina Wikipedia MostEpic –CC BY-SA 4.0).

Il drago di Jesolo – leggenda dello stemma

La leggenda del drago di Jesolo narra di una creatura alata con testa di cavallo, corpo di rettile, ali di pipistrello e coda a freccia, che viveva nella Valle da pesca e si divertiva a terrorizzare la gente del paese.

Disperati per le continue devastazioni, gli abitanti invocarono l’aiuto divino. San Giovanni intervenne miracolosamente, riuscendo a scacciare il drago e liberando la contrada dal mostro.

Altra leggenda popolare racconta che un drago dimorasse nella valle, esigendo sacrifici fino all’arrivo di San Giorgio, sebbene la tesi toponomastica sia quella storica più accreditata.

La figura di San Giorgio e il drago, diffusa nel Medioevo, è un simbolo potente dell’eterna lotta tra il bene e il male, spesso interpretato come il trionfo della fede cristiana.

Lo stemma di Jesolo – il drago rosso

Lo stemma comunale, che raffiguraper l’appunto un drago rosso, celebra le origini romane/paleocristiane di Jesolo (l’isola Equilium) e la sua rinascita, simboleggiata dalla figura “dinosaurica”.

Perché il simbolo di Jesolo è un drago?

Il mostro rappresenta una fusione tra l’antico nome di Jesolo, Equilium (terra di cavalli), e una storpiatura toponomastica della “Valle del Traco” (caccia), trasformatasi nel tempo in “Valle del Drago”.

Raffigura, altresì, le antiche valli da caccia e pesca (“Valle Dragojesolo”) della laguna nord, ed evoca la natura del territorio. Lo scudo azzurro, invece, simboleggia fermezza.

Lo stemma, concesso ufficialmente nel 1934, mantiene vivo il legame con la storia lagunare e le trasformazioni geografiche dell’area di Jesolo. Oggi un simbolo iconico, presente non solo nello stemma ma anche in toponimi cittadini come Piazza Drago.

Piazza Drago – descrizione

Luogo centrale e moderno di Jesolo Lido, situato vicino al mare, noto per la sua terrazza rialzata, la fontana centrale e le imponenti Torri Drago, grattacieli alti 82,9 metri che ridefiniscono lo skyline cittadino.

Piazza Drago è spesso frequentata per lo shopping e per i numerosi servizi a disposizione dei turisti, facilmente raggiungibile e vicina ad altre zone nevralgiche come Piazza Mazzini.

Torri in Piazza Drago – (Wikipedia Đuro Jiří – CC BY-SA 4.0)

Curiosità sulle leggende dei draghi a Venezia

Questa storia si intreccia con altre leggende del territorio veneziano, come quella del drago di San Donato a Murano, legando la fede alla spiegazione dei fenomeni naturali e delle paludi che caratterizzavano un tempo la zona

La Basilica dei Santi Maria e Donato a Murano è avvolta da due leggende principali: una narra che le ossa appese dietro l’altare maggiore siano i resti di un terribile drago ucciso dal santo con un segno della croce, mentre l’altra riguarda la botte miracolosa (“El botasso de Sant’Alban”) sottratta dai muranesi ai agli abitanti di Burano. Ecco i dettagli.

Il Drago e le “Ossa”

Secondo la tradizione, San Donato sconfisse un drago mostruoso in Cefalonia. Nel XII secolo, insieme alle spoglie del Santo, arrivarono a Murano anche le presunte ossa della creatura, tuttora esposte dietro l’altare della Basilica. La scienza moderna ritiene tuttavia che si tratti di ossa di balena, probabilmente trasportate dall’Oriente dai mercanti veneziani.

La Botte Miracolosa

Questa leggenda riguarda una botte custodita a Burano che produceva vino all’infinito. I muranesi, spinti dall’invidia, la rubarono, ma l’oggetto smise improvvisamente di funzionare una volta cambiato luogo. Per evitare che i buranelli se la riprendessero, i muranesi la murarono nella propria chiesa, lasciando visibile solo una scala come segno di scherno verso chiunque avesse voluto tentare il recupero.

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Annina
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