I Giganti di Mont’e Prama – Sardegna

Con questo articolo percorreremo un viaggio tra i Giganti di Mont’e Prama, tra archeologia, misteri e statue millenarie che svelano la straordinaria civiltà nuragica della costa sarda.

Marzo 1974

Immaginate un contadino che ara il suo campo in una zona della costa occidentale della Sardegna, conosciuta con il nome Sinis.
Visualizzatelo assorto nella sua faticosa e polverosa attività quel Marzo del 1974 e continuate a farvi un’immagine del suo sconcerto quando a un certo punto l’aratro urta qualcosa di duro sotto la terra.

E ora pensate ai suoi occhi, allo sguardo chino verso terra mentre si accorge che quella che ha urtato non è un semplice pezzo di pietra, ma un blocco di arenaria lavorato.
Immaginate cosa avreste fatto voi subito dopo aver realizzato di trovarvi di fronte ad una cosa del genere, certamente un reperto archeologico.
Lui avvisò dell’accaduto la Soprintendenza Archeologica.

Decine di enormi figure umane realizzate in pietra – I Giganti di Mont’e Prama

Questa è l’origine di una delle più grandi scoperte archeologiche recenti nel bacino del Mediterraneo. – (Foto di copertina Wikipedia DedaloNur – CC BY-SA 3.0)

Quel frammento di arenaria, insieme a oltre 5000 esemplari ritrovati fino ad ora, era rimasto per 3000 anni coperto al di sotto un campo di grano in una località rurale chiamata Mont’e Prama.
A seguito delle campagne archeologiche avviate, è stato scoperto qualcosa che in Sardegna e nel Mediterraneo occidentale non si era mai visto: decine di figure umane, di pietra, alte oltre due metri (da qui il nome loro attribuito: Giganti di Mont’e Prama), con volti e occhi enormi realizzati con cerchi concentrici, che sembrano attribuire a quei volti un’espressione solenne.

La portata del ritrovamento

Nelle prime campagne archeologiche iniziate a partire dal 1975 non era affatto chiara la portata del ritrovamento. Furono raccolti centinaia di frammenti: pezzi di teste, con o senza elmi, busti, braccia, scudi. Si pensava che quegli elementi fossero parte di poche statue isolate. Ma gli scavi recenti a partire dal 2014 hanno invece rivelato migliaia e migliaia di frammenti ulteriori, tanti da corrispondere a decine di statue diverse.

Riassemblate e ricomposte, in gran parte, quelle statue si sono rivelate essere figure alte dai 2 a 2,5 metri, scolpite in blocchi di arenaria locale, costituite da più parti (quindi, non da un unico blocco di pietra), tutte dotate di tratti del viso stilizzati, corpi e braccia sproporzionati, simili, nell’aspetto, nelle proporzioni alle figure riprodotte dai bronzetti nuragici.

Tipologia dei Giganti di Mont’e Prama

La loro ricomposizione ha rivelato, inoltre, la presenza di 3 tipologie principali di figure:

I “Pugilatori”
Figure di guerrieri con gli occhi enormi a cerchi concentrici, con un braccio piegato sul petto.

Gli “Arcieri”
Figure con con arco e faretra sulla schiena.

I “Guerrieri lottatori”
dotati di scudo e spada corta.

A cosa servivano?

Il ritrovamento è eccezionale e senza precedenti. Nell’isola non è stato ritrovato fino ad oggi qualcosa di simile o comparabile. La domanda è da dove spuntano fuori queste statue? A cosa servivano?.

Nelle immediate vicinanze al luogo del ritrovamento è presente una necropoli costituita da tombe a pozzetto. Sono presenti anche quelli elementi che vengono definiti come piccoli monumenti a forma di modellino di Nuraghe. Per gli archeologi, pertanto, l’ipotesi più accreditata è che le statue siano state parte di un cimitero, che fossero oggetti funerari monumentali, statue poste sopra o nelle vicinanze delle tombe di guerrieri di straordinaria importanza, o appartenenti ad un alto rango, sistemate in situ per marcare visivamente lo status del defunto e della comunità cui apparteneva.

(Tomba – DedaloNurCC BY-SA 4.0)

Collocazione temporale

Circa la collocazione temporale di queste magnifiche opere, vi sono almeno due ipotesi.

La prima
L’ipotesi del padre della archeologia nuragica Giovanni Lilliu, che colloca le statue nell’orizzonte nuragico finale tra il IX e l’VIII secolo a.C., contemporanei quindi ai bronzetti e all’apice della civiltà dei nuragica.

La seconda
L’ipotesi più recente legata alle ultime campagne di scavo, porta alcuni ricercatori, fra questi, Raimondo Zucca e Carlo Tronchetti (che ha diretto per anni gli scavi) a fornire una datazione più recente, orientativamente nel periodo di primo contatto (e possibile conflitto) con i fenici, verso il VII-VI secolo a.C.

Una distruzione deliberata

Le statue non sono state trovate integre. Sono state trovate deliberatamente fatte a pezzi, distrutte dietro una precisa scelta. Anche la necropoli è stata deliberatamente distrutta e i frammenti delle statue sono stati sepolti insieme ai resti delle tombe. Da chi e perché?

Tutte queste informazioni, la distruzione intenzionale delle statue e della necropoli, le evidenze emerse con gli ultimi scavi, portano a pensare questi ricercatori, che la distruzione sia legata probabilmente ad un conflitto, forse uno scontro con potenze fenicio-puniche che si stavano espandendo nel Sinis.
La penisola del Sinis, infatti, è nota per la presenza della colonia fenicio-punica conosciuta come Tharros, un’altra magnifica risorsa archeologica in Sardegna.

Su queste due interpretazioni non vi è ancora convergenza. Alle due ipotesi si aggiunge quella di chi ritiene che la distruzione sia collegata ad una sorta di rituale di chiusura della necropoli, o ad altri eventi tutti interni alla comunità nuragica stessa.

Certamente se avesse ragione Lilliu, quelle statue rappresenterebbero la massima espressione del tardo periodo nuragico, di una civiltà indipendente e al suo apice.
Se, invece, fosse vera la seconda ipotesi, avremmo un mondo nuragico capace di simili meraviglie, ma già in contatto e magari anche in conflitto, con una nuova potenza, quella fenicia, che si andava ad affacciare sulle coste dell’isola per poi instaurarvi delle colonie.

Video che racconta la storia dei Giganti del Mont’e Prama

Oggi

Lo studio dei reperti continua ancora oggi e gli scavi portano alla luce nuovi ulteriori frammenti.
Queste favolose opere in gran parte sono esposte tra il Museo Archeologico di Cagliari e il Museo Civico Giovanni Marongiù di Cabras.

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