Nel cuore d’oro di una fitta foresta, dove il vento amava cantare e ridere, risiedeva un vecchio pioppo secolare di nome Arturo. Arturo era l’essere più antico del bosco. Le sue radici scavavano la terra per chilometri interi e i suoi rami alti toccavano quasi il cielo. Tutti gli animali lo amavano, tranne un giovane scoiattolo di nome Tobias. Tobias era energico, veloce e molto impaziente.
Pensava che il mondo appartenesse a chi correva più forte. Un giorno d’autunno, Tobias stava cercando un posto dove nascondere le sue provviste per l’inverno. Senza chiedere il permesso, iniziò a scavare furiosamente nella corteccia del tronco di Arturo.
“Ehi, piccolo scoiattolo” disse il pioppo con una voce profonda che fece vibrare il terreno. “Ti piacerebbe fare più piano? La mia corteccia mi protegge dal gelo e ci vogliono anni per farla ricrescere.” Tobias si fermò guardò in alto e sbuffò. “Sei vecchio e lento, Arturo! La foresta è di tutti. Io ho fretta e non ho tempo di preoccuparmi dei tuoi anni”.
E continuò a scavare, ignorando le parole dell’albero. Arturo non si arrabbiò. Chiuse gli occhi e sospirò, lasciando cadere una pioggia di foglie dorate. Poche settimane dopo, l’inverno arrivò all’improvviso non portò la solita neve soffice, ma una tempesta di ghiaccio spaventosa.
Il vento ululava e spezzava i rami più deboli. Tobias si rifugiò nella sua tana dentro un piccolo cespuglio, ma il vento la spezzò via in pochi secondo. Capì che da solo non sarebbe sopravvissuto alla notte. Guardò lontano e vide Arturo. Il grande pioppo stava fermo, solido come una roccia, bloccando le raffiche di vento con il suo enorme tronco.
Tobias corse verso l’albero, con il cuore che batteva forte per la paura. Si fermò davanti alle grandi radici e, per la prima volta, non salì senza chiedere. “Arturo” sussurrò Tobias piangendo. “Ho freddo. La mia casetta è distrutta. Ti prego, posso rifugiarmi tra i tuoi rami? Mi dispiace per come ti ho trattato.”
Il grande pioppo aprì lentamente i suoi rami protettivi e creò un incavo perfetto, asciutto e caldo, proprio vicino al suo cuore di legno.
“Vieni dentro, Tobias”, disse Arturo dolcemente. Il mattino seguente la tempesta era passata. Tobias uscì dall’incavo, sano e salvo. Guardò il grande pioppo con occhi diversi. Vide i segni del tempo, le cicatrici lasciati dai fulmini e capì che la forza di Arturo non stava nella velocità, ma nella capacità di resistere e proteggere gli altri.
Da quel giorno, Tobias non tocco mai più la corteccia di Arturo senza permesso. Capì che il rispetto non significa avere paura di qualcuno, ma riconoscere il valore dell’altro, grande o piccolo che sia. (Giovanna Mangone)







