Hellscat: ovvero il potere di scegliere sé stessi

C’è un personaggio che su tutti spicca per resilienza, cuore, orgoglio e per mille altre qualità umane tanto da essere quasi… reale.

Eppure… Eppure nasce dalla penna geniale e aguzza di un autore, Stefano Labbia, che da sempre lotta per la verità, per fondere la speranza ad un’umanità ormai apatica e spesso infelice.

Lo scrittore lo fa utilizzando un megafono che possano raggiungere più persone, più lettori, più spettatori impossibili.

Hellscat, nome che nella serie a fumetti spin off della celebre saga di Super Santa viene a lei affibbiato dai media, combatte per tutto questo. In nome e per conto delle persone fragili, indifese. Con la verità sempre a farle da guardiano neanche fosse il suo celebre mantello aliante…

Ma chi è davvero Hellscat? Qual è la sua storia? E come si intreccia nell’universo fantastico e… iperreale tessuto dal Labbia?

Sediamoci un momento e parliamo con il cuore aperto, come faremmo intorno al tavolo di cucina della nostra stamberga, dove le storie si intrecciano e le verità più crude che siano vengono a galla. Sapete, spesso ci viene detto che il successo è una linea retta, un percorso pulito fatto di colpi di fortuna e porte che si aprono magicamente. Ma la verità… La verità è un’altra. La verità è che la vita è disordinata. È imprevedibile. È, a volte, profondamente ingiusta.

Tranquilli continueremo sino alla fine dell’articolo a disquisire di questa misteriosa donna di origini latine vestita di nero ma… permettetemi prima di contestualizzare. Ciò che voglio fare con voi oggi è riflettere su un concetto che mi sta molto a cuore: la capacità di rialzarsi quando il mondo sembra aver deciso che dovresti restare a terra. Voglio parlarvi della resilienza e della proattività, non come termini astratti da manuale, ma come muscoli che dobbiamo allenare ogni singolo giorno. E voglio farlo prendendo spunto proprio dalla figura che più incarna perfettamente questa lotta: Patricia Rodriguez, il vero nome della vigilante conosciuta come Hellscat.

Immaginate per un secondo di essere una donna dotata di un intelletto straordinario. Avete dedicato la vostra vita alla scienza, alla creazione, alla convinzione che il vostro lavoro possa rendere il mondo un posto più sicuro. Poi, un giorno, vi svegliate e vi rendete conto che le vostre stesse mani, il vostro stesso genio, sono stati usati come armi. Per punire il giusto e l’ingiusto. Vi rendete conto insomma che le vostre invenzioni sono diventate strumenti di oppressione nelle mani di un sistema corrotto. In quel momento, siete davanti ad un bivio. Potete lasciarvi schiacciare dal senso di colpa, chiudervi nel silenzio e accettare il ruolo di vittima, continuando a timbrare il cartellino. Oppure, potete fare qualcosa di radicale: potete decidere di smantellare ciò che avete costruito per ricostruire qualcosa di più grande. Diverso. Che possa non solo rimediare i vostri errori ma aiutare concretamente coloro che ne hanno bisogno.

Questa è la resilienza, signori e signore. Non è semplicemente “resistere”. Non è incassare i colpi sperando che la tempesta passi. La resilienza di Patricia, quella che tutti noi dovremmo aspirare a possedere, è una forza attiva. È guardare in faccia il tradimento e dire: “Io sono più della mia ferita e sono anche più forte della verità che sono chiamata ad affrontare”. Patricia durante la sua serie a fumetti di cui è protagonista non si limita a sopravvivere al fallimento del sistema; lei lo metabolizza. Usa quel dolore come carburante per alimentare una nuova missione.

Ma la resilienza da sola non basta. Se ci limitiamo a resistere, restiamo fermi. È qui che entra in gioco la proattività. Patricia non aspetta che qualcuno arrivi a salvarla. Non aspetta che i tuoi governativi si pentano o che la giustizia bussi alla sua porta per puntarle il dito o per farla testimoniare. Lei si alza, indossa la sua armatura tecnologica costruita pezzo dopo pezzo, saldatura dopo saldatura e diventa lei stessa la giustizia che cerca. Trasforma i suoi gadget hi-tech, che ora sa essere nati per la distruzione, in strumenti di protezione. Questo è il passaggio fondamentale: smettere di essere spettatori della propria sfortuna e diventare architetti del proprio destino.

Vedete, personaggio nato dalla fervida mente di Stefano Labbia ci insegna che l’intelligenza non è solo una “capacità di calcolo”. È una responsabilità. Quando sei la persona più intelligente nella stanza — o nel mondo, come nel caso di Patricia — hai il dovere di usare quel dono per sollevare gli altri, non per restare a guardare dall’alto verso il basso il resto dell’umanità. Indossando il suo completo da battaglia e planando sulla cattiveria e sulle ingiustizie lei sfida ogni stereotipo. Non è solo una donna latina in un mondo sciovinista, corrotto e glaciale che vorrebbe incasellarla; è una mente suprema che decide di scendere nell’arena. E lo fa con una grazia e una determinazione che dovrebbero farci riflettere su quanto potenziale stiamo lasciando inespresso nelle nostre vite!

Quante volte ci siamo sentiti dire che non eravamo “abbastanza”? Abbastanza forti, abbastanza pronti, abbastanza capace? Il personaggio di Hellscat ci mostra che il “sistema” è spesso una costruzione fragile che teme proprio chi non ha paura di pensare con la propria testa. La sua trasformazione da scienziata a vigilante la donna comune a combattente è il simbolo di una rivendicazione di identità. È dichiarare al mondo intero: “Voi avete preso le mie idee, ma non avrete mai la mia anima”.

C’è un elemento di Hellscat che trovo particolarmente potente, ed è il modo in cui ella gestisce la tecnologia. In un’epoca in cui siamo sommersi dal progresso, spesso dimentichiamo che ogni strumento è neutro finché non gli si dà uno scopo. Patricia riprende il controllo di tutto questo. Prende ciò che era destinato al male e lo riprogramma per il bene. Non è forse quello che dovremmo fare con le nostre esperienze negative? Prendere i cocci delle nostre delusioni e riprogrammarli per costruire una versione di noi stessi più consapevole e più coraggiosa?

E lasciate che vi dica un’ultima cosa, che lanci un messaggio specialmente alle giovani donne che ci leggono. Guardate Patricia. Guardate la sua forza. Non è una forza che nasce dall’essere impavida. Nasce dal decidere che c’è qualcosa di più importante della paura. La giustizia è più importante. L’integrità è più importante. Il futuro della propria comunità è più importante. Lei è un cosiddetto modello di empowerment perché non chiede il permesso di essere potente. Lo è, lo diventa e basta, e usa quel potere per proteggere chi ne è privo.

Essere proattivi significa anche capire che non possiamo cambiare il passato, ma abbiamo il controllo assoluto su come rispondiamo ad esso. Patricia Hellscat non può cancellare il fatto che le sue invenzioni siano state usate per scopi illeciti, ma può assicurarsi che ciò non accada mai più. Questa è la vera dignità umana: la capacità di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e di rimediare agli errori, anche quando non sono interamente colpa nostra.

Mentre aspettiamo di vedere dove la porterà il suo prossimo viaggio, portiamo con noi la summa di Hellscat. Ricordiamoci che la nostra intelligenza, le nostre passioni e i nostri talenti sono i doni più preziosi che possediamo. Non lasciano mai che nessuno ce li porti via. Non permettiamo che l’apatia o la corruzione del mondo esterno spengano la nostra luce.

Siate resilienti quando la vita vi mette alla prova. Siate proattivi quando vedete un’ingiustizia. E soprattutto, credete fermamente che, indipendentemente da quanto sia vasto l’universo intorno a voi, la vostra capacità di agire per il bene può cambiare il corso della storia, un piccolo atto di coraggio alla volta.

Perché se una donna può sfidare un intero sistema con nient’altro che il suo genio e la sua volontà, allora ognuno di noi, in questo preciso istante, ha tutto ciò che serve per iniziare a scrivere il proprio capitolo di riscatto. Continuiamo a camminare, continuiamo a lottare e, come Hellscat fa nelle strade di New York prima e in quelle di Boston poi, non smettiamo mai di perseguire quel futuro più luminoso che tutti meritiamo.

La vita è un bellissimo viaggio siamo solo noi a scegliere il posto in cui sedere.



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Mariella Abbazi
Mariella Abbazi

It's me, hi.

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