Venezia è una città stupenda ma è anche ricca di tanti misteri e tra questi c’è il Palazzo Ca’ Dario, la cui storia è tanto affascinante, quanto misteriosa e cupa, avvolta da grande maledizione che coinvolse la morte di molti proprietari di questa casata.
Una premessa: A Venezia si dice “Ca’” (con l’accento) come abbreviazione di “casa o palazzo nobile”. Termine utilizzato storicamente per indicare le abitazioni delle famiglie nobili veneziane. Il termine è diverso da “Calle” (dal latino callis, sentiero), che indica invece le strette strade pedonali della città.
Palazzo Ca’ Dario a Venezia – Storia
Si tratta di un edificio molto antico, affacciato al Canal Grande, che risale al XV secolo. Commissionato dal famoso architetto Giovanni Dario, da cui prese il nome, era un dono alla sua unica figlia come regalo di nozze con Vincenzo Barbaro, un ricco mercante di spezie.
In seguito alla scomparsa del fondatore nel 1494, la dimora passò nelle mani della prole, Marietta e del marito. Questa stirpe mantenne il possesso della residenza per un lunghissimo periodo. Durante questi secoli, l’edificio si guadagnò una notevole fama nei resoconti locali, venendo celebrato come uno dei complessi architettonici più iconici della laguna.
La stabilità proprietaria si interruppe nella prima metà del XIX secolo con Alessandro Barbaro. Quest’ultimo, figura di spicco nelle istituzioni veneziane e magistrato presso l’alta corte scaligera, decise di alienare il bene nel 1836. Tale vendita segnò la fine di un’epoca durata oltre trecento anni, inaugurando una lunga serie di transazioni e nuovi inquilini.
Nel corso dell’Ottocento e del primo Novecento, il palazzo passò freneticamente di mano tra diversi proprietari internazionali, tra cui il mercante Abdoll, lo studioso Rawdon Brown, nobili ungheresi e irlandesi, fino alla contessa de la Baume-Pluvinel, che ne curò il recupero.
Dopo il primo conflitto mondiale, la dimora fu acquistata dal magnate statunitense Charles Briggs, per poi attraversare una fase di declino interrotta solo negli anni Sessanta e Settanta da nuovi acquirenti, come l’antiquario Giordano delle Lanze (vittima di un tragico omicidio nel palazzo) e Kit Lambert, manager dei The Who.
L’edificio ha da sempre affascinato intellettuali e artisti: John Ruskin ne analizzò i marmi, mentre Claude Monet lo immortalò in celebri tele impressioniste. Negli anni Ottanta, sotto la proprietà dell’imprenditore Fabrizio Ferrari, Ca’ Dario divenne lo scenario di sfarzosi eventi mondani frequentati da figure di spicco della politica e dell’economia, prima di essere rilevata da Raul Gardini.
Storia recente di Ca’ Dario
Dopo la scomparsa di Gardini e un mancato acquisto da parte di Woody Allen intorno agli anni ’90, l’immobile è passato a una compagnia americana nel 2006. In seguito a profondi interventi di rinnovo, è tornato sul mercato immobiliare di lusso, venendo proposto nel 2023 per una cifra di 18 milioni di euro. Ad oggi la struttura è ancora in vendita ma la questione è rimasta riservata.
Palazzo Ca’ Dario a Venezia – Descrizione
L’edificio sorge su un terreno che un tempo ospitava un cimitero dei Templari, situata ai margini del nucleo urbano. La facciata principale, che si staglia per circa dieci metri, è nota per la sua silhouette slanciata e leggermente inclinata, frutto di un antico cedimento del terreno. Infatti alcuni esperti di esoterismo e parapsicologia sostengono che la maledizione non sia legata alle persone, ma alla geometria stessa del luogo.
Si sviluppa su quattro livelli, è in stile rinascimentale, impreziosito da marmi variopinti, pietra d’Istria e oltre ottanta decorazioni circolari in marmo. Alla base, un ingresso ad arco accoglie l’acqua della laguna, sormontato da una dedica latina alla città firmata dal committente, Giovanni Dario, che poi vedremo.
I piani alti, invece, seguono un disegno armonico di loggiati; il tetto conserva camini d’epoca rarissimi e una terrazza panoramica. Al contrario, la parte posteriore, che dà su Campiello Barbaro, mantiene un’impronta stile gotico; qui si nota l’intonaco rosso e un giardino privato protetto da alte mura, che funge da accesso secondario.
Il tutto si estende su una superficie interna di circa 1.000 m² con un maestoso ingresso, un vestibolo e un antico pozzo marmoreo. Una scalinata collega l’atrio ai piani principali, caratterizzati da ambienti di lusso: un salone con raffinate colonne, un imponente camino in pietra d’Istria e una sala in stile arabo dotata di una fontana interna.
La zona notte è composta da nove stanze e otto servizi rifiniti in marmo, oltre a diverse cucine, magazzini e vani tecnici. È disponibile un ascensore per tutti i livelli dell’edificio.

Palazzo Ca’ Dario – misteri e maledizioni
Lo splendore artistico di Ca’ Dario è offuscato dalla sua oscura fama di dimora funesta. Questa nomea è stata alimentata dalla cronaca giornalistica del secolo scorso, che ha cercato di rintracciare un filo conduttore tra la presunta aura negativa del palazzo e le sventure occorse ai suoi inquilini.
Sebbene manchino prove storiche inconfutabili, la genesi di tale “maledizione” risalirebbe a una serie di episodi drammatici che colpirono la discendenza di Giovanni Dario:
- Marietta, la figlia del proprietario, si tolse probabilmente la vita dopo il fallimento finanziario e la caduta in disgrazia del marito.
- Vincenzo, il coniuge, finì vittima di una congiura.
- Giacomo, il figlio della coppia, perì in un’imboscata militare.
Il declino economico dei proprietari
La residenza veneziana sembra legata a una serie di tracolli finanziari. Il mercante armeno Abdoll finì in bancarotta subito dopo l’acquisto, cedendo l’immobile a Rawdon Brown, il quale dovette rinunciare alla proprietà per l’insostenibilità delle spese di ristrutturazione.
Decenni dopo, il miliardario Charles Briggs fuggì in Messico in seguito a uno scandalo, finendo per togliersi la vita. In tempi più recenti, l’imprenditore Fabrizio Ferrari e il finanziere Raul Gardini hanno affrontato dissesti patrimoniali e vicende giudiziarie; Gardini, in particolare, morì in circostanze tragiche durante l’inchiesta “Mani Pulite
Tragedie personali e incidenti
Oltre ai problemi economici, molti residenti hanno subito sventure fisiche o decessi violenti:
- Isabelle Gontran de la Baume-Pluvinel fu costretta a lasciare la laguna a causa di una patologia invalidante.
- Il tenore Mario Del Monaco scampò a un violento scontro stradale che ne interruppe la carriera artistica proprio mentre trattava l’acquisto del palazzo.
- Filippo Giordano delle Lanze perse la vita tra le mura della dimora, vittima di un omicidio per mano del proprio compagno.
- Christopher Lambert, manager del gruppo The Who, visse un declino segnato da dipendenze e problemi legali, morendo poi per un incidente domestico in Inghilterra.
- John Entwistle, lo storico bassista, ebbe un malore fatale nel 2002, appena sette giorni dopo aver preso in affitto la struttura per un breve soggiorno.
Inquietante anagramma della dedica di Ca’ Dario
La scritta posta in alto all’ingresso riporta queste parole: “GENIO URBIS JOANNES DARIO” (o anche Urbis Genio Joannes Dario), che si traduce come “Al genio della città, Giovanni Dario.
Secondo i racconti popolari, la scia di lutti impressionò talmente i veneziani da spingerli a reinterpretare l’iscrizione dedicatoria sulla facciata del palazzo. Attraverso un anagramma del motto originale, la frase venne trasformata in un monito sinistro: SUB RUINA INSIDIOSA GENERO “Io genero sotto un’insidiosa rovina”.
Questo gioco di parole ha contribuito a cristallizzare nel tempo il pregiudizio collettivo, trasformando una sequenza di sfortunati eventi storici in una leggenda metropolitana che vede l’edificio come un implacabile mietitore di vittime.
“Fantasmi” e i rumori notturni a Ca’ Dario
Le leggende popolari veneziane (i siparietti di calli e campielli) riportano testimonianze di gondolieri che, passando davanti al palazzo di notte, giurano di aver visto ombre muoversi dietro le finestre dei piani alti, anche quando il palazzo era disabitato. Alcuni sostengono che le grida di Marietta (la figlia di Giovanni Dario) siano ancora udibili nelle notti di nebbia fitta.
Se guardi con attenzione le decorazioni circolari in marmo (i famosi tondi) sulla facciata, noterai che sembrano dei grandi occhi che fissano chiunque passi sul Canal Grande. I veneziani più scaramantici evitano ancora oggi di ormeggiare la barca proprio davanti al palazzo, preferendo scivolare via velocemente.
Conlusione
Ecco perché Ca’ Dario è considerato un edificio “maledetto“. La sua fama si è consolidata nel tempo a causa di una catena ininterrotta di insolvenze, scandali e morti premature che hanno colpito quasi chiunque ne abbia detenuto il possesso o vi abbia soggiornato.
Se hai occasione di visitare Venezia, guarda il palazzo dal lato del Campiello Barbaro (il retro). Mentre la facciata sul Canal Grande è luminosa e rinascimentale, il retro è cupo, gotico e stretto tra mura alte: è lì che l’atmosfera “maledetta” si percepisce davvero, lontano dal glamour del canale principale.







