Il termine giapponese hikikomori (引きこもり) significa letteralmente “stare in disparte” o “ritirarsi”. Indica una condizione di isolamento sociale volontario e prolungato, spesso per almeno sei mesi, durante la quale l’individuo evita ogni forma di interazione sociale diretta, inclusi scuola, lavoro e contatti familiari. Sebbene inizialmente associato al Giappone, questo fenomeno ha assunto dimensioni globali, interessando anche l’Italia.
Origini e Caratteristiche del fenomeno Hikikomori
Il caso Giapponese
Il termine hikikomori è stato coniato dallo psichiatra giapponese Tamaki Saitō negli anni ’90 per descrivere giovani che, pur non presentando disturbi psichiatrici evidenti, mostravano un ritiro sociale estremo. Il fenomeno è stato riconosciuto ufficialmente dal governo giapponese nel 2003, che ha stabilito criteri diagnostici specifici, tra cui il ritiro sociale per almeno sei mesi e l’assenza di altre patologie mentali gravi.
Origini e Caratteristiche del fenomeno Hikikomori
Caratteristiche comuni
Gli hikikomori sono prevalentemente giovani, con un’età compresa tra i 14 e i 30 anni, e una prevalenza maschile. Spesso presentano:
- Ansia sociale: difficoltà a interagire con gli altri e paura del giudizio.
- Depressione: sentimenti di tristezza, inutilità e disconnessione.
- Disturbi ossessivo-compulsivi: comportamenti ripetitivi o rituali.
- Uso eccessivo di internet: come unica forma di interazione sociale.
Il loro ambiente quotidiano è caratterizzato da un ritmo circadiano invertito, con attività notturne come videogiochi, lettura o navigazione online, e sonno diurno.
Cause del Fenomeno
Pressione sociale e familiare
In Giappone, la società attribuisce grande valore al successo scolastico e professionale. La pressione per eccellere può essere schiacciante, portando alcuni giovani a sentirsi inadeguati e a ritirarsi per evitare il fallimento.
Le dinamiche familiari giocano un ruolo cruciale: spesso si osserva una madre iperprotettiva e un padre assente, creando una relazione simbiotica che può ostacolare l’indipendenza del giovane.
Bullismo e rifiuto sociale
Il bullismo scolastico, noto come ijime, è un fenomeno diffuso in Giappone. Le vittime di ijime spesso sperimentano esclusione sociale, violenze psicologiche e fisiche, portandole a sviluppare ansia sociale e, in alcuni casi, a ritirarsi dalla società.
Fattori psicologici e psichiatrici
Alcuni studi suggeriscono che gli hikikomori possano soffrire di disturbi psichiatrici come depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi dello spettro autistico o disturbi della personalità. Tuttavia, non tutti gli hikikomori presentano tali patologie, indicando che l’isolamento sociale può essere sia una causa che una conseguenza di disagi psicologici.
Il fenomeno a livello Globale
Espansione internazionale
Sebbene originario del Giappone, il fenomeno degli hikikomori è stato osservato in diversi Paesi, tra cui Corea del Sud, Cina, Stati Uniti, Francia, Spagna e Italia. Le cause variano in base al contesto culturale e sociale, ma la pressione sociale, l’isolamento urbano e l’uso eccessivo della tecnologia sono fattori comuni.
Situazione in Italia
In Italia, il fenomeno degli hikikomori è in crescita. Si stima che circa 100.000 giovani italiani siano affetti da questa condizione. La pandemia di COVID-19 ha accentuato il problema, con l’aumento dell’uso della tecnologia e la riduzione delle interazioni sociali.
La fascia di età più colpita è tra i 14 e i 30 anni, con una prevalenza maschile. Tuttavia, il numero di ragazze affette potrebbe essere sottostimato a causa di stereotipi di genere che minimizzano l’isolamento femminile.

Conseguenze dell’Isolamento
L’isolamento prolungato può avere gravi conseguenze psicologiche e fisiche, tra cui:
- Depressione e ansia: sentimenti di tristezza, inutilità e paura.
- Disturbi del sonno: ritmi circadiani alterati, con sonno diurno e veglia notturna.
- Problemi fisici: sedentarietà, malnutrizione e problemi posturali.
- Difficoltà relazionali: incapacità di interagire con gli altri e paura del giudizio.
Inoltre, l’isolamento può portare a una perdita di opportunità educative e professionali, limitando la crescita personale e sociale.
Strategie di intervento
Approccio Medico-Psichiatrico
In Giappone, l’approccio tradizionale prevede trattamenti psichiatrici, tra cui terapia farmacologica e psicoterapia. Tuttavia, questo metodo ha avuto risultati contrastanti, con molti giovani che non rispondono positivamente.
Approccio sociale e comunitario
Un’alternativa efficace è l’approccio basato sulla risocializzazione. Organizzazioni no-profit offrono programmi che coinvolgono gli hikikomori in attività comunitarie, aiutandoli a sviluppare competenze sociali e a reintegrarsi nella società. Questi programmi spesso prevedono l’uso di “sorelle in prestito”, figure che fungono da mentori e supporto emotivo.
Iniziative in Italia
In Italia, l’Associazione Hikikomori Italia offre supporto alle famiglie e ai giovani affetti da questa condizione, promuovendo gruppi di mutuo aiuto e sensibilizzazione. Inoltre, alcune scuole stanno implementando programmi per identificare precocemente i segnali di isolamento e fornire supporto adeguato.
Ruolo della tecnologia
La tecnologia gioca un ruolo ambivalente nel fenomeno degli hikikomori. Da un lato, internet offre una via di fuga e una forma di connessione con il mondo esterno. Dall’altro, l’uso eccessivo può esacerbare l’isolamento, creando una dipendenza che sostituisce le interazioni sociali reali. È fondamentale promuovere un uso equilibrato della tecnologia, integrandola in un percorso di reintegrazione sociale.
Prevenzione e Sensibilizzazione
La prevenzione del fenomeno degli hikikomori richiede un approccio integrato che coinvolga scuola, famiglia, istituzioni e comunità. È essenziale:
- Educare alla consapevolezza emotiva: insegnare ai giovani a riconoscere e gestire le proprie emozioni.
- Promuovere l’inclusione sociale: creare ambienti scolastici e comunitari che favoriscano l’integrazione.
- Offrire supporto psicologico: fornire servizi di consulenza e supporto emotivo accessibili.
- Sensibilizzare la società: ridurre lo stigma associato all’isolamento e alla ricerca di aiuto.
Solo attraverso un impegno collettivo è possibile affrontare efficacemente il fenomeno degli hikikomori e supportare i giovani nel loro percorso di reintegrazione sociale.
Il fenomeno degli hikikomori rappresenta una sfida significativa per le società moderne. Comprendere le sue cause, riconoscere i segnali precoci e adottare strategie di intervento appropriate sono passi fondamentali per supportare i giovani che affrontano questa condizione. È responsabilità di tutti, come individui e come comunità, creare un ambiente che promuova l’inclusione, la comprensione e il benessere psicologico, affinché nessuno sia costretto a ritirarsi nel silenzio dell’isolamento.
Ora vorrei soffermarmi un attimo e scrivere in prima persona lo sguardo di un hikikomori. Spero possiate gradire ed immergervi nella lettura!
“La mia stanza è il mio mondo” — Diario di un Hikikomori
Sono passati anni dall’ultima volta che ho messo piede fuori casa. Non ricordo nemmeno che odore ha la strada, che rumore fanno i passi della gente sul marciapiede. Da tempo il mio mondo si è ristretto a quattro pareti, una finestra sempre chiusa, e lo schermo del mio computer.
All’inizio non era così. Ero un ragazzo come tanti: scuola, amici, giochi. Poi qualcosa si è rotto. La pressione, i giudizi, l’ansia di non essere mai abbastanza. Le prime prese in giro, i primi voti bassi, lo sguardo del professore quando sbagliavo davanti alla classe. Ogni giorno, il peso diventava un po’ più insopportabile. Finché un mattino non sono più riuscito ad alzarmi. Ho detto che stavo male. E in effetti era vero, anche se nessuno poteva vederlo.
All’inizio erano pochi giorni. Poi settimane. Ora sono anni. Vivo di notte: accendo il computer, gioco, guardo anime, ascolto musica. È il mio modo per non pensare, per non sentire. Dormo quando fuori c’è il sole, come se la luce del giorno appartenesse a qualcun altro. I pasti mi arrivano davanti alla porta, lasciati da mia madre. Lei non dice più niente, solo ogni tanto sospira. Quel suono, a volte, fa più male delle parole.
Non parlo quasi più. Nemmeno con me stesso.
Molti pensano che stiamo qui dentro perché ci fa comodo, perché non abbiamo voglia di affrontare la vita. Ma non è comodità. È terrore. Terrore del giudizio, del confronto, di non sapere cosa dire o come comportarsi. Fuori si parla sempre di “successo”, di “obiettivi”, di “produttività”. Ma se ti senti fuori posto in tutto questo, dove vai?
Vorrei uscire, a volte. Ma solo il pensiero mi stringe il petto. Come se il mio corpo non ricordasse più come si muove in mezzo agli altri. Non so se guarirò. Non so se un giorno riuscirò a camminare per strada senza paura. Però scrivere questo mi fa sentire, almeno per un momento, meno invisibile.
Forse là fuori c’è qualcuno come me. Qualcuno che capisce. Qualcuno che non chiede subito “che lavoro fai?”, ma che si ferma ad ascoltare il silenzio di chi è rimasto troppo tempo a margine.
Per ora resto qui. In questa stanza che è diventata rifugio, prigione e specchio.
Ma dentro di me, qualcosa — anche se piccolo — resiste.








Si, ne avevo sentito parlare di questo fenomeno.. è curioso come questa cosa è arrivata anche in italia.. è vero che è nato in Giappone.. ma io penso che questa cosa sia nata sopratutto durante il COVID-19 e durante il lockdown, questo è un mio parare…
Non è mai così strano che qualcosa da fuori arrivi o si diffonda ovunque. È solo una questione di tempo. Come puoi ben leggere, questo fenomeno c’era già, lieve e magari non c’era un nome vero e proprio in Italia per poterlo definire. Il periodo pandemia è stata una goccia che ha mostrato il contenuto del vaso (se intendi). Purtroppo è da tempo che sta diventando globale e diversi paesi adoperano sistemi diversi, anche se in Giappone essendo lì una percentuale maggiore di Hikikomori hanno azionato aiuti e sostegni per chi ne ha bisogno (famiglie e singoli)