Alberto Ruscito: L’Arte di Raccontare per Immagini

Dalla maturità scientifica al Master in Comics: intervista a “Halbert” sulla nuova frontiera del fumetto.

Oggi incontriamo Alberto Ruscito, in arte Halbert, un giovane talento del fumetto italiano. Nato a Caserta nel 2001, Alberto ha compiuto un percorso singolare: dopo la maturità scientifica, ha scelto di seguire la sua vera vocazione iscrivendosi alla Scuola Internazionale di Comics. Nel 2025, il suo talento lo ha portato a vincere la partecipazione alla selezione del Master di specializzazione interno. Scopriamo insieme la sua visione del disegno e del futuro dell’industria attraverso sei domande.

1. La regia della tavola: trasformare le parole in immagini

Qual è il tuo primo approccio per trasformare il testo in disegno? Come decidi il ritmo della pagina e la disposizione delle vignette per guidare l’occhio del lettore?

“Trasformo le parole in immagini cercando prima di tutto il taglio emotivo della scena. Mi chiedo quale sia il punto di vista che meglio comunica ciò che il personaggio sta vivendo, non solo quello che sta facendo.

Per il ritmo, tratto la pagina come una sequenza cinematografica. Il bianco tra le vignette è il tempo: le dilato o le ingrandisco per far rallentare il lettore quando voglio che si soffermi su un dettaglio, e le frammento quando voglio spingere l’azione. Uso la composizione degli elementi — uno sguardo o la direzione di un movimento — come binari naturali per guidare l’occhio in modo fluido da un punto all’altro della tavola. È più facile a dirsi che a farsi, ma questo è il mio procedimento!”

2. Il digitale come “matita infinita”

Qual è il tuo rapporto con la tecnologia? Credi che il digitale abbia cambiato non solo la velocità di esecuzione, ma anche il tuo stile personale?

“Per me, il digitale è esclusivamente uno strumento di ottimizzazione, non un collaboratore creativo. Mi permette di essere più rapido, di gestire le correzioni senza dover rifare tutto da zero e di sperimentare con i colori in modo più efficiente, ma il mio stile rimane lo stesso che avrei su carta.

L’impostazione del segno e la composizione delle vignette nascono dal mio approccio al disegno, non dal programma che uso. Il software velocizza l’esecuzione, ma la mano e l’intenzione sono le stesse. Il computer è solo una matita che non ha bisogno di essere temperata.”

3. Costruire un’identità visiva in un mondo saturo

Nel mercato globale di oggi, quanto è difficile trovare una ‘voce’ visiva unica senza farsi influenzare troppo dai trend? Come hai costruito la tua identità?

“È indubbiamente difficile, perché siamo costantemente immersi in un flusso di immagini globale. Tuttavia, credo che costruire una voce unica non significhi isolarsi, ma scegliere da cosa farsi contaminare.

La mia identità non è nata dal vuoto, ma dallo studio dei miei punti di riferimento. Il segreto non è copiare passivamente uno stile, ma comprendere attivamente le scelte degli artisti che ammiro. Mi chiedo sempre: ‘Perché ha usato quella linea?’ o ‘Perché ha usato quel taglio di luce?’. Una volta capito il ‘perché’ dietro una scelta tecnica, quel linguaggio smette di essere un’imitazione e diventa uno strumento che posso rielaborare per raccontare la mia visione.”

4. La resilienza del disegnatore: deadline e blocchi

Il fumetto è un’arte di resistenza. Come gestisci la pressione delle scadenze e la frustrazione quando una tavola non ‘esce’ come vorresti? Hai dei rituali per superare il blocco?

“Il mio metodo è la professionalità unita alla consapevolezza che non ogni giorno si è ispirati. La pressione delle deadline si gestisce accettando che non tutte le tavole saranno dei capolavori; il mio approccio è semplicemente continuare a lavorare.

Ho capito presto che la frustrazione è parte del processo. Quando una tavola non viene come vorrei, accetto che sia una di quelle ‘necessarie’ per arrivare a quella buona. Per me la resilienza significa sedersi al tavolo e produrre, sapendo che la qualità è spesso una questione di volume. Accetto di fare dei tentativi imperfetti oggi per avere la mano più ferma domani. La competenza non è un colpo di fortuna, ma il risultato di migliaia di segni, anche di quelli venuti male.”

5. Recitare sulla carta: il linguaggio del corpo

Un bravo disegnatore deve essere anche un attore. Come lavori sulle espressioni e sul corpo dei tuoi personaggi per trasmettere emozioni senza l’ausilio delle parole?

“Credo che il fumetto sia una forma di recitazione su carta. Sin da bambino, la mia scuola è stata l’animazione Disney: quella capacità incredibile di trasmettere un mondo di emozioni solo attraverso un’espressione o un gesto.

Nel mio lavoro uso quel ‘codice’ come base. Vedo il linguaggio del corpo come una grammatica: ogni posa o inclinazione delle spalle racconta chi è il personaggio prima ancora che apra bocca. Lavoro molto sull’enfatizzazione; non cerco il realismo fotografico, ma la chiarezza dell’intenzione. Se il gesto è leggibile, il lettore capisce istintivamente cosa prova il personaggio anche senza leggere i balloon.”

6. Il futuro dell’industria tra AI e Webtoon

Tra Webtoon, social e intelligenza artificiale, l’industria sta cambiando pelle. Dove vedi il disegnatore tra dieci anni e che consiglio daresti a chi inizia oggi?

“È difficile fare previsioni. Da una parte, i Webtoon e i social sono preziosi perché accorciano le distanze con il lettore. Dall’altra, mantengo una posizione critica verso l’intelligenza artificiale: credo che il cuore della narrazione risieda nella scelta umana, non nell’esecuzione automatica.

Tra dieci anni spero che il fulcro resti lo stesso: produrre storie che lascino sognare. Il consiglio che do a chi inizia è di non distrarsi troppo con il rumore di fondo. Bisogna continuare a lavorare sodo, studiare e credere fermamente di avere qualcosa di unico da raccontare. Se il lavoro è autentico, troverà sempre il suo spazio.”

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TwoFacesNM Classe 97 (NA) Nasce come Pseudo-Rapper, EX Streamer e Fotografo Autodidatta.
Un ragazzo dai mille talenti, ma che non ne usa uno.

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