Negli ultimi anni, la fruizione e la creazione di contenuti multimediali hanno conosciuto un’evoluzione radicale. L’avvento dello streaming In Real Life (IRL) — ovvero la trasmissione in diretta continuo-cronaca della propria vita quotidiana attraverso piattaforme social — ha abbattuto ogni barriera tra la sfera privata, il contesto pubblico e lo spazio digitale. Se da un lato questa modalità comunicativa rappresenta una nuova frontiera dell’intrattenimento e dell’economia della creazione di contenuti, dall’altro sta generando una serie di criticità giuridiche, etiche e di sicurezza pubblica che l’ordinamento italiano non è più in grado di gestire con le sole normative tradizionali.
L’espressione “Emergenza live IRL” utilizzata nel titolo, definisce infatti l’insorgere sempre più frequente di condotte illecite, pericolose o lesive dei diritti altrui perpetrate a favore di camera in tempo reale. Dalle violazioni sistematiche della privacy alla guida pericolosa documentata in live, fino ad arrivare a sfide estreme (challenges), molestie in strada a passanti ignari o occupazioni abusive di spazi pubblici al solo scopo di generare interazioni e engagement, la diretta streaming trasforma l’illecito in uno spettacolo monetizzabile. L’elemento differenziale e aggravante rispetto al passato è la sincronia: l’evento si consuma sotto gli occhi di migliaia di spettatori nel momento esatto in cui accade, amplificando così esponenzialmente il danno e rendendo quasi impossibile qualsiasi intervento cautelare o preventivo ex ante.
Il quadro normativo italiano attuale si rivela dunque strutturalmente inadeguato di fronte a questo fenomeno. Le disposizioni del Codice Penale in materia di molestie, diffamazione, violazione di domicilio o atti persecutori, unitamente alle norme del Codice della Privacy (D.Lgs. 196/2003 e Regolamento UE 2016/679 – GDPR), sono state concepite per un mondo in cui la produzione e la diffusione del contenuto informativo o audiovisivo avvenivano in momenti temporalmente distinti. L’applicazione analogica di queste fattispecie scontra limiti costituzionali insuperabili, in primis il principio di tassatività e determinatezza della norma penale di cui all’articolo 25 della Costituzione Italiana.
Attualmente, infatti, se uno streamer inquadra soggetti terzi in un luogo pubblico senza il loro consenso esplicito, la tutela del diritto all’immagine (art. 10 Codice Civile) e dei dati personali resta prevalentemente di natura civilistica o amministrativa. Tuttavia, l’azione risarcitoria o il ricorso al Garante per la protezione dei dati personali intervengono sempre a danno già consumato e diffuso in modo capillare nella rete. Quando poi la diretta riprende condotte penalmente rilevanti o situazioni che mettono a rischio l’incolumità pubblica per mere logiche di algoritmo, le forze dell’ordine si trovano operative in una sorta di “limbo normativo”: mancano infatti strumenti normativi di reazione rapida legati specificamente alla trasmissione digitale in tempo reale.
La necessità di un intervento legislativo ad hoc in Italia si fonda su tre pilastri normativi indispensabili per colmare l’attuale “vacuus iuris”:
1. Tipizzazione dell’aggravante da diretta streaming e responsabilità penale
È urgente introdurre una specifica circostanza aggravante nei reati contro la persona, il patrimonio o la sicurezza pubblica quando commessi durante la diffusione di riprese audio/video in diretta accessibili al pubblico. La consapevolezza di esporre un illecito a una platea connessa non solo aumenta il carico lesivo per la vittima, ma sollecita dinamiche emulative. Inoltre, occorre configurare una responsabilità specifica per l’istigazione o il contrasto a tali condotte all’interno delle chat di supporto legate alla diretta.
2. Meccanismi di rimozione immediata e sospensione cautelare dei canali
La disciplina delineata dal Digital Services Act (DSA) europeo ha segnato un passo in avanti per la moderazione dei contenuti sulle grandi piattaforme, ma per le dirette IRL occorre un protocollo d’urgenza nazionale. Una legge ad hoc dovrebbe conferire all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) e alle Autorità giudiziarie il potere di emettere ordini di blocco o interruzione immediata della trasmissione (kill switch procedurale) nei casi in cui siano in corso gravi violazioni dei diritti personali o minacce all’ordine pubblico, ponendo in capo ai provider precisi obblighi di cooperazione tecnica a risposta rapida.
3. Ridefinizione del confine tra diritto di cronaca e uso commerciale dello spazio pubblico
Non tutti i creatori di contenuti possono beneficiare delle tutele riservate all’esercizio del diritto di cronaca o dell’attività giornalistica (art. 21 della Costituzione). Quando la ripresa in luogo pubblico assume natura continuativa, organizzata e finalizzata al guadagno economico tramite inserzioni, donazioni o abbonamenti, si rientra nell’ambito di un’attività d’impresa a tutti gli effetti. La legge dovrebbe chiarire che la presenza nello spazio pubblico a fini di ripresa commerciale continua richiede il rispetto di precisi obblighi d’informativa visibile e la tutela prioritaria dei minori e dei soggetti vulnerabili non consenzienti incidentalmente inquadrati.
Un’ulteriore criticità riguarda la monetizzazione dell’illecito. Le piattaforme attuali trattengono percentuali rilevanti sui profitti generati dalle dirette, incluse quelle in cui si consumano condotte al limite della legalità. In assenza di una legge strutturata, il bilancio benefici-rischi propende purtroppo a favore del sensazionalismo sfrenato: il ricavo della diretta supera di gran lunga l’eventuale sanzione pecuniaria comminata a posteriori. Una normativa d’avanguardia dovrebbe prevedere il sequestro conservativo dei proventi derivanti da trasmissioni live condotte in violazione di legge, disincentivando alla radice l’effetto economico dell’illecito.
Nessun intervento legislativo dovrà mai tradursi in una forma di censura preventiva o in un freno irragionevole alla libertà di espressione e di creazione digitale. Tuttavia, riconoscere la peculiarità tecnica e sociale dello streaming IRL è il primo passo per garantire che la rete rimanga uno spazio libero ma sicuro. L’Italia, recependo le sollecitazioni derivanti dal quadro sovranazionale e rispondendo alle pressanti istanze della cronaca attuale, ha l’opportunità e il dovere di farsi apripista in Europa con una disciplina organica, capace di bilanciare la libertà d’espressione con la dignità e la sicurezza delle persone.







