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Amo il pensiero che molte culture amazzoniche hanno relativamente al modo in cui i viventi percepiscono il mondo. È il cosiddetto “prospettivismo amerindiano” secondo cui gli esseri umani e non-umani condividono una stessa essenza umana (dunque anche gli animali sono considerati “persone”); avendo però un corpo differente, il mondo che essi vedono è diverso: ciò che per noi è un verme, per un avvoltoio può essere un pesce; oppure ciò che per noi è una pozza di fango, per un tapiro può essere una casa cerimoniale. Una cosa è tale solo perché esiste qualcuno che la considera in questo modo.
Si può applicare anche nella nostra cultura: tutto ciò che per noi è Altro, il “diverso”, non lo è di per sé ma solo perché, appunto, siamo noi a definirlo (a “vederlo”) come tale. Questo è interessante perché svela come spesso giudichiamo una cosa solo perché la nostra mente è “ingabbiata” nella cultura in cui siamo immersi e di cui assumiamo la prospettiva.
Biografia:
Carotina
Mi chiamo Silvia e sono laureata in Lettere. La mia passione più grande, oltre alla letteratura, è la scrittura. Amo scrivere di tutto; tuttavia, i miei interessi principali vertono sul mondo dei libri e sulle discipline socio-psico-pedagogiche.
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