Affascinata da luoghi misteriosi, mi sono imbattuta nella Villa Valmarana avvolta da una triste leggenda di Nani servitori pietrificati che sorvegliano l’edificio esternamente.
Nelle prossime righe scopriremo questa splendida residenza signorile, esplorando la sua architettura, la sua storia, i misteri e i segreti che legano i destini di principi, principesse e della loro fedele servitù, composta solamente da persone nane.
Villa Valmarana e i 17 Nani di pietra – storia
Villa Valmarana “ai Nani” è una storica dimora veneta situata nei pressi di Vicenza, in Veneto, adagiata sulle pendici del colle di San Bastian. La struttura è universalmente nota per ospitare i meravigliosi affreschi realizzati da Giambattista Tiepolo, nel momento più alto della sua carriera, e da suo figlio Giandomenico.
La sua particolare denominazione deriva dalle 17 statue di pietra raffiguranti dei nani, originariamente collocate all’interno del parco, oggi si trovano posizionate lungo il muro perimetrale. Sebbene sia tuttora la residenza privata dei conti Valmarana, la proprietà è regolarmente visitabile dal pubblico.
Edificata nel 1670 per volere di Giovanni Maria Bertolo, la struttura principale nacque fin da subito con una vocazione prettamente residenziale piuttosto che agricola, nonostante la successiva aggiunta di ambienti tipici delle ville venete come la barchessa e la foresteria. Nel 1720 la dimora passò nelle mani della famiglia Valmarana, che ne detiene tuttora la proprietà e la residenza.
Pochi anni dopo, nel 1736, Giustino Valmarana affidò il rinnovamento del complesso all’architetto Francesco Muttoni. Il suo intervento ne ridisegnò profondamente l’aspetto attraverso l’inserimento di frontoni, torrette e scalinate, oltre alla chiusura delle arcate della foresteria e alla realizzazione delle scuderie su due livelli.
La villa subì gravi danni durante la seconda guerra mondiale, quando nel 1944 un bombardamento incendiario devastò il soffitto della Sala dell’Eneide. Per salvare gli affreschi si dovette ricorrere a complesse tecniche di rimozione e distacco delle pareti; fortunatamente, una volta concluso il conflitto, le opere vennero ricollocate nella loro posizione originaria
Villa Valmarana di Vicenza – descrizione e le decorazioni pittoriche
Commissionata nel 1757 da Giustino Valmarana, la decorazione della dimora principale e della foresteria fu affidata al genio di Giambattista Tiepolo e di suo figlio Giandomenico. L’apparato decorativo della struttura centrale si configura come un vero e proprio viaggio allegorico e spirituale.
Attraverso la rappresentazione di grandi capiscritti della letteratura occidentale, le opere illustrano il delicato passaggio interiore dall’abbandono alle passioni sentimentali al raggiungimento di una maturità consapevole ed eroica. L’intera villa si trasforma così in uno spazio teatrale e mnemonico, dove i miti del passato dialogano con la sensibilità settecentesca, influenzata dal patetismo tipico del melodramma contemporaneo.
L’itinerario delle Sale del Corpo Centrale
L’Atrio (Il Sacrificio d’Ifigenia): La transizione comincia nel salone d’ingresso con la celeberrima scena del sacrificio di Ifigenia, incorniciata da architetture illusionistiche, soldati e divinità olimpiche che governano il destino umano.
La Stanza dell’Iliade: Dedicata all’epica omerica, mette in luce l’intima sofferenza di Achille, colto in un momento di solitaria disperazione e meditazione dopo la perdita di Briseide.
La Stanza dell’Orlando Furioso: Dedicata al capolavoro di Ariosto, l’atmosfera si fa più idilliaca e bucolica. Qui si alternano le gesta cavalleresche di Ruggero che trae in salvo Angelica e le celebri effusioni d’amore tra la fanciulla e Medoro, immerse in una natura serena e idealizzata.
Le Sale dell’Eneide e della Gerusalemme Liberata: Gli ultimi due ambienti sviluppano il medesimo filo conduttore: il doloroso sacrificio dell’amore in nome del dovere e del destino. Nella sala virgiliana, Enea viene colto nel suo dramma interiore mentre riceve l’ordine divino di abbandonare Didone; nella sala dedicata a Tasso, la figura di Rinaldo esprime una forte teatralità e un’intensità emotiva quasi pre-romantica, simboleggiata dal distacco definitivo dalla maga Armida e dal superamento dei propri turbamenti.
La Foresteria di Villa Valmarana: Il trionfo di Giandomenico Tiepolo
A differenza del corpo centrale della villa, la foresteria si distingue per un linguaggio artistico decisamente più moderno e influenzato dallo spirito illuminista. Qui la grandiosità solenne di Giambattista Tiepolo cede quasi interamente il passo alla sensibilità innovativa del figlio Giandomenico, il quale preferisce il racconto della realtà quotidiana al gusto paterno per il sublime. L’unico intervento del padre si concentra nella Stanza dell’Olimpo, dove campeggiano le tradizionali divinità classiche (Giove, Mercurio, il Tempo, Venere con Marte, Apollo e Diana).
Nelle restanti sei sale, Giandomenico esprime tutta la sua originalità rivoluzionaria attraverso percorsi tematici unici:
Sala delle Cineserie: Un omaggio alla moda esotica del Settecento, con suggestive istantanee di una Cina idealizzata (la passeggiata del mandarino, il mercante di stoffe, il principe con l’indovino e i tributi alla dea lunare).
Stanza Gotica (o delle Passeggiate): Un’anticipazione assoluta del gusto neogotico, in cui figure allegoriche e scene aristocratiche (dichiarazioni d’amore e passeggiate stagionali) sono inserite in una cornice architettonica inedita.
Stanza delle Scene Campestri: Un ritratto bucolico e idilliaco che celebra con grazia la semplicità della vita contadina (momenti di riposo, pasti comunitari e ritratti di contadine).
Sala del Carnevale: Uno spazio dedicato alla teatralità e al costume, celebre per il dipinto del Mondo novo, le maschere tradizionali (Minuetto con Pantalone e Colombina) e l’enigmatico Moro con vassoio.
Stanze delle Architetture e dei Putti: Ambienti che completano la struttura, dove spiccano affreschi leggeri e vivaci dedicati ai giochi e all’infanzia (putti che giocano con cavallini di legno, carretti o travestimenti da fantasma).
La leggenda dei Nani pietrificati di Villa Valmarana
L’antico racconto descrive la vita di una giovane fanciulla, Layana, nata con una rara condizione di bassa statura. Il padre, desiderando proteggerla dal mondo esterno, la crebbe isolata in una dimora splendida, dove ogni dettaglio era proporzionato alle sue esigenze.
Per preservare la sua totale spensieratezza, il genitore impose che il personale di servizio fosse composto unicamente da persone affette dalla sua stessa condizione, proibendo loro di rivelarle la realtà dei fatti. Layana crebbe così convinta che l’umanità intera condividesse le sue medesime proporzioni fisiche.
L’equilibrio si spezzò quando un nobile cavaliere varcò i confini della tenuta. Nel vederlo, Layana scoprì improvvisamente l’esistenza di un’altezza differente e realizzò l’inganno in cui era vissuta.
Vedendo il cavaliere dal balcone rimase folgorata. Per la prima volta desiderò vedere se stessa con gli occhi di quel giovane e, correndo in camera, si guardò in uno specchio. Fu in quel preciso istante che realizzò la discrepanza tra la sua statura e quella del ragazzo.
Sopraffatta dallo sgomento e dal dispiacere, la giovane pose fine alla sua esistenza lanciandosi dall’alto della torre. Distrutti dal rimpianto e dall’angoscia, i suoi devoti assistenti si tramutarono in pietra per la sofferenza. Oggi, quelle diciassette sculture continuano a vegliare lungo le mura della proprietà.
Villa Valmarana ai Nani – Tra Storia e Arte
Al di là del fascino della leggenda, la realtà storica e artistica rivela una verità differente. Le 17 sculture che oggi sormontano il muro di cinta non sono affatto i servitori della favola trasformati in pietra, bensì raffinate figure in stile grottesco risalenti alla metà del XVIII secolo.
L’iconografia di queste opere affonda le radici nella tradizione della Commedia dell’Arte e nelle celebri stampe popolari del Settecento.
Si ipotizza che i disegni preparatori siano nati dal talento di Giandomenico Tiepolo, autore, insieme al padre Giambattista, degli straordinari affreschi interni alla dimora, mentre la traduzione scultorea nella pietra è attribuita alla mano di Francesco Uliaco.
Inizialmente, i “nani” non occupavano l’attuale posizione lungo il perimetro esterno, ma erano disseminati come elementi di sorpresa e decoro all’interno dei giardini della villa.

Curiosità su Villa Valmarana e il nanismo
La tragica storia della principessa Layana, costretta a vivere in un mondo “su misura” dove tutto è alterato per non farle scoprire la verità, ha una trama incredibilmente simile a quella del celebre film The Truman Show.
Inoltre questo mito riflette in realtà un’abitudine storica ben precisa delle corti europee e della nobiltà dell’epoca. Nel Settecento, le persone affette da nanismo erano purtroppo trattate come “status symbol” o intrattenitori di corte. La presenza di statue di nani nella villa ironizzava e, al tempo stesso, esibiva questo legame con la vita aristocratica dell’epoca.
Nel corso dei secoli, la bellezza della Villa e dei suoi affreschi ha attratto menti eccelse da tutto il mondo. Tra i visitatori più illustri che hanno passeggiato sotto il muro dei nani ci sono lo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe, che ne rimase estasiato durante il suo Viaggio in Italia nel 1786 e, in tempi più recenti, la Regina Madre d’Inghilterra e lo scrittore Antonio Fogazzaro.
Per visitare Villa Valmarana ai Nani a Vicenza, puoi accedere tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00 prenotando tramite il sistema di prenotazione online. La visita comprende la Palazzina, la Foresteria, il giardino e le famose sale affrescate dai Tiepolo.
Conclusione
Concludo dicendo che questa dimora ha il potere raro di catturare l’immaginazione. È un luogo magico che consiglio a chiunque, come me, sia sempre alla ricerca di storie capaci di superare le barriere del tempo.







