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L’ultimo spenga la luce!
CAPITOLO SECONDO
Il treno
Un treno lanciato a tutta velocità verso un baratro, con i macchinisti che non sanno cosa fare per evitare il disastro, e accelerano anziché frenare: questo è lo spettacolo che immagino quando rifletto sul destino del genere umano.
Dentro quel convoglio ferroviario destinato alla distruzione ci siano tutti noi che viviamo su questo pianeta. I macchinisti sono invece le persone appartenenti alle istituzioni politiche, economiche e culturali che detengono il potere e decidono sul destino della vita animale e vegetale sulla Terra; decisioni che vengono operate troppo spesso, e sempre più, per interessi di parte, contro i più elementari princìpi della Natura e il bene dell’intera umanità.
Questi macchinisti incoscienti sanno che il treno è lanciato verso un precipizio, ma credono (o meglio, vogliono credere e farci credere!) di poter realizzare un viadotto prima che il convoglio precipiti nello strapiombo, sapendo che i progetti per la sua realizzazione sono inesistenti e oltretutto utopistici. Carbone, petrolio e gas naturale hanno fornito all’umanità un’enorme quantità di energia (intesa non solo come fonte per la produzione di calore) e permesso al genere umano il progresso conquistato negli ultimi centocinquant’anni, pensare di sostituirla con quella prodotta da fonti rinnovabili è perciò un progetto destinato a fallire miseramente. Non esistono infatti materie prime e tempo sufficienti per riuscire sostituire tutto quello che ci hanno dato i combustibili fossili (ed è bene ricordare ancora una volta che cosa: idrocarburi, oli e grassi sintetici, solventi, paraffina, bitume, concimi chimici, elastomeri, materie plastiche, ecc.) con ciò che siamo in grado di produrre sfruttando le tecnologie attuali e le risorse naturali a nostra disposizione.
Come vedremo più avanti, nel 2050 l’umanità avrà a disposizione poco più di un terzo dei combustibili fossili rispetto a quelli che abbiamo avuto nel 2008 (anno in cui si è raggiunto il picco di Hubbert) e, per di più, a un prezzo così alto da consentire solo a pochi di accedere all’energia sufficiente a soddisfare tutte le necessità che oggi siamo abituati a esaudire. A questo va aggiunto che si sta facendo troppo poco, o nulla, per risolvere i problemi legati a un modello economico assurdo basato sulla crescita, all’aumento della popolazione mondiale, alla distruzione della biodiversità, al riscaldamento globale, all’inquinamento del pianeta, alle disparità economiche, sociali e culturali, e alla riduzione costante delle risorse idriche e alimentari.
E intanto il treno corre!
Immagino questo convoglio ferroviario composto da quattro vagoni, oltre la motrice.
Il primo è la carrozza ristorante, dotata di aria condizionata, dove i ricchi e i potenti della Terra gozzovigliano e si divertono, consumando bevande e pietanze di ogni tipo, intenti solo a esaudire ogni desiderio, senza preoccuparsi dei problemi che condurranno al progressivo esaurimento delle risorse necessarie per vivere e agli scontri che esso causerà. Molti di questi viaggiatori sono ignari del pericolo incombente, altri invece pur sapendo cosa c’è alla fine dei binari sono convinti che saranno in grado di cavarsela, grazie ai soldi e al potere.
La seconda è di prima classe, dotata anch’essa di impianto di condizionamento, ed è occupata dalla classe media che può bere e mangiare a sufficienza perché nel vagone viene garantito un servizio di ristoro costante, anche se con prodotti meno vari e pregiati di quelli consumati in quello precedente. Anche gran parte di queste persone sono ignare del pericolo, mentre chi lo è non si preoccupa perché ha fiducia che chi sta davanti saprà risolvere il problema prima che il treno raggiunga al baratro. Per tutti questi individui è importante solo mantenere il posto nella seconda carrozza, non arretrare in quelle che seguono e, meglio ancora, riuscire ad avere i requisiti per entrare nel vagone ristorante.
La terza è di seconda classe, con l’impianto di condizionamento che funziona a singhiozzo. La gente che occupa questo vagone si è portata bevande e panini da casa poiché non esiste alcun servizio di ristoro. Oppressi dai problemi che si presentano nella vita quotidiana, coloro che sanno che la linea ferroviaria finisce in un precipizio non si curano del futuro e pensano solo a risalire il convoglio.
Nell’ultima carrozza è di terza classe, priva di comfort e occupata dai più poveri, scarseggiano acqua e cibo, e la gran parte delle persone che la occupano vivono nell’ignoranza. Essendo nell’ultimo vagone e abituati a campare con pochissime risorse a disposizione, non sanno neppure di essere gli unici viaggiatori con un briciolo di speranza di salvarsi (forse) quando il treno precipiterà nel baratro.
Forze armate e dell’ordine e burocrazia sono a guardia dei vagoni, per fare in modo che la gente rimanga nella carrozza che gli spetta. I vertici di queste organismi hanno un posto nel ristorante, mentre il resto è strategicamente ospitato nella prima classe, per fare in modo che abbiano sempre paura di essere costretti ad arretrare nelle carrozze che seguono… e una speranza di guadagnare un posto tra i privilegiati.
I mezzi d’informazione invece hanno il compito di tenere all’oscuro la gente del pericolo e mettere il bavaglio a quegli studiosi che da anni cercano disperatamente di aprire gli occhi ai passeggeri del treno. Di questo vero e proprio misfatto dobbiamo dare la colpa agli editori e ai direttori di testata, oltre che all’ignoranza di gran parte dei giornalisti o alla loro voglia di mantenere le posizioni acquisite e tirare a campare. Gli editori e i direttori sono ospitati nella carrozza ristorante, il resto in quella di prima classe (alcuni con un piede in seconda!).
Ma se il nostro treno precipiterà nel burrone, come appare ormai chiaro a chi analizza in modo obiettivo le prospettive future, di chi sarà la responsabilità?
Di tutti noi passeggeri che abbiamo dato e diamo fiducia a chi è nella motrice e nel vagone ristorante, e pensiamo solo a guadagnare un posto nei vagoni che ci precedono.
A noi che non siamo disposti a rinunciare a nulla per fare in modo che il convoglio rallenti fino a fermarsi prima di cadere nel precipizio, perché per farlo dovremmo arretrare tutti nelle carrozze che seguono. Il nostro desiderio di voler sempre migliorare la condizione di vita costringe i macchinisti a dover aumentare la velocità invece di frenare e arrestare il treno.
Dal bisogno di dover accelerare nasce il modello economico che governa il pianeta, un modello che, come vedremo, è assurdo e insensato… matematicamente assurdo e insensato!1 Commento
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Salve Roberto, le ho scritto un messaggio privato. Dovrà utilizzare il modulo di invio articolo per pubblicare. Questa è solo la bacheca delle attività.