
Bisogna volersi bene
Sospese tra colline e montagne, là dove la terra tocca il cielo, sorgevano piccole case colorate, simili a un disegno a pastelli. In quel luogo incantato vivevano due bambini legati da una amicizia profonda. Iacopo, dagli occhi vispi e curiosi, era un vulcano di energia sempre alla ricerca di nuove avventure. Carlotta, al contrario, custodiva un’anima profondamente sensibile. Ti bastava guardarla, con la sua splendida coda di cavallo, per pensare subito alla principessa delle fiabe.
Le loro famiglie erano molto unite. La famiglia di Iacopo era un grande e allegro caos, con un papà cuoco che passava le giornate ai fornelli cantando vecchie canzoni e una nonna che raccontava storie di pirati. La famiglia di Carlotta era più silenziosa, formata da una mamma, di professione insegnante, che leggeva molti libri di storia e un nonno che preparava vecchi giocattoli con una infinita pazienza.
C’era però un piccolo problema a rovinare l’armonia: i bambini pensavano che “Volersi bene” fosse un sentimento magico che scendeva dal cielo solo quando tutto andava alla perfezione: quando i giochi non si rompevano, quando non ci si sporcava e quando nessuno era stanco o arrabbiato.
Un sabato pomeriggio, Iacopo e Carlotta decisero di costruire una grandissima capanna in giardino usando scatoloni, coperte e mollette da bucato. Lavorarono per ore, ridendo e correndo. Ma, proprio mentre stavano per mettere il tetto di stoffa, Iacopo inciampò in un sasso e cadde sopra la struttura, facendola crollare del tutto. Nel cadere, strappò anche il disegno che Carlotta aveva preparato per l’ingresso della capanna.
“Hai rovinato tutto!” gridò la bimba, con le lacrime agli occhi.
“E’ stato un incidente! Non l’ho fatto apposta!” rispose Iacopo, incrociando le braccia e voltandole le spalle, con il viso rosso per la frustrazione.
Le mamme e i papà, sentendo le voci uscirono in giardino. Non urlarono e non cercarono un colpevole. La mamma di Carlotta si avvicinò alla figlia, si sedette sull’erba accanto a lei e la abbracciò forte, lasciandola sfogare. Il papà di Iacopo si inginocchiò vicino al figlio e gli mise una mano sulla spalla, aspettando in silenzio che il suo respiro tornasse calmo. Quando la tempesta di emozioni si placò, il nonno di Carlotta arrivò con un vecchio baule di legno.
“Venite a vedere”, disse ai bambini con voce calda e rassicurante.
Iacopo e Carlotta si avvicinarono curiosi. Dentro il baule c’erano oggetti strani: una tazza di ceramica riparata con una linea d’oro, una vecchia coperta piena di toppe colorate e un libro con le pagine un po’ consumate, ma tenute insieme da un nastro robusto.
“Questo baule contiene il segreto di volersi bene” spiegò il nonno.
“Ma sono tutte cose rotte e vecchie” esclamò il bimbo.
“Esatto”, sorrise la nonna di Iacopo, stringendo la mano del papà. “Volersi bene non significa che tutto sia sempre perfetto. Non significa non arrabbiarsi mai o non fare pasticci. Volersi bene è l’oro che ripara la tazza, sono le toppe colorate sulla coperta”.
La mamma di Carlotta guardò i bambini e aggiunse:
“L’amore tra le famiglie e tra gli amici è come un muscolo che si allena. Si impara a volersi bene quando si chiede scusa, quando si accetta che l’altro possa sbagliare e, soprattutto, quando si decide di ricostruire insieme qualcosa che si è rotto”.
Carlotta guardò il suo disegno strappato, poi guardo Iacopo che aveva ancora il broncio, ma gli occhi lucidi.
“Mi dispiace di aver urlato”, disse Carlotta a bassa voce.
“A me dispiace di essere caduto sulla capanna” rispose Iacopo, tirando fuori dalla tasca un pezzo di nastro adesivo colorato. “Possiamo aggiustare il disegno, così diventerà più forte, come la tazza del nonno”.
I due bambini si misero al lavoro. Attaccarono i pezzi del disegno usando il nastro adesivo, creando una bellissima linea colorata proprio dove si era strappato. Poi, con l’aiuto dei genitori e dei nonni, ricostruirono la capanna, che stavolta venne ancora più grande e resistente. Quella sera, mentre il sole tramontava dietro le montagne, le due famiglie cenarono insieme dentro la nuova capanna.
Iacopo e Carlotta avevano capito una lezione preziosa: volersi bene, non è una magia che appare solo nei giorni di sole, ma è la chiave del cuore, un filo invisibile e resistentissimo che si intreccia ogni giorno. E’ fatto di pazienza, di rispetto, di comprensione, di abbracci dopo un pianto e della voglia di dirsi, sempre e comunque: << Sono qui con te. >> (Giovanna Mangone)







Un racconto molto bello. Volersi bene è una pratica quotidiana, un vero e proprio percorso fatto con consapevolezza e amore. Complimenti