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Roberto GuerriniOffline

  • Villafranca di Verona
  • 13 Ottobre, 1952
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    Roberto Guerrini

    3 anni, 5 mesi fa

    CAPITOLO TERZO

    Il modello economico

    Una delle cause principali del disastro a cui è condannata l’umanità è l’ideologia demenziale basata sulla crescita, dottrina che regola l’organizzazione della produzione, dei mercati, della produttività, degli scambi e dei commerci di beni e servizi, nonché dei sistemi di finanziamenti, investimenti e della fondazione di attività economiche in ogni settore di questo mondo.
    Questa concezione dell’economia è folle perché in un sistema chiuso e finito come un qualsiasi corpo celeste, incluso il pianeta Terra, le risorse a disposizione sono limitate e non sono interminabili.
    Il modello economico corrente è schiavo dell’oggi e del bisogno di dover accontentare una popolazione mondiale ostile a rinunciare anche a una sola delle cose conquistate. I teorici della decrescita felice (forse l’unico modo per evitare il disastro) si scontrano con il cieco e autolesionistico egoismo della gente. Politici, economisti, imprenditori, finanzieri e loro fiancheggiatori (pseudo esperti, opinionisti, giornalisti, ecc.) pertanto non fanno altro che proseguire sulla strada della crescita economica e demografica e mettere una toppa qua e un’altra là per tamponare le varie crisi, cercando di ritardare il più possibile il crollo annunciato del sistema e le sommosse popolari che ne conseguiranno.
    Se questo modello è sbagliato e ci porterà al disastro, allora qual’è il motivo per cui chi governa il mondo insiste a mantenerlo in vita, e addirittura esulta quando gli indici di crescita economica e demografica e hanno un segno positivo?
    La risposta è semplice: perché la nostra società è ormai organizzata come un gigantesco schema Ponzi! Inoltre chi “sta nel vagone ristorante” non vuole il potere ed essere costretto a trasferirsi nelle carrozza in cosa al treno: per i politi, perdere le elezioni; per gli imprenditori e i finanzieri, cadere in rovina; per gli pseudo esperti, gli opinionisti, i giornalisti e il resto dell’accozzaglia, non essere più chiamati a ricoprire quei ruoli che gli consentono di essere vicini agli uomini di potere.
    Per capire il perché nostra società è organizzata come un gigantesco schema Ponzi bisogna focalizzare l’attenzione sui due pilastri macroscopici e fondamentali dell’economia: il denaro e la Borsa.

    Il denaro
    Nell’antichità il denaro era semplice merce di scambio. Basava il suo valore sulla rarità di oro, argento e rame. Questi metalli, sotto forma di monete, venivano scambiati con altri beni di cui vi era abbondanza: animali, risorse alimentari, oggetti creati dall’artigianato, ecc.
    Con il diffondersi dell’uso delle banconote e della moneta elettronica questa semplice logica è stata piano piano stravolta. Da moneta cartacea rappresentativa, titolo rappresentativo di un corrispondente deposito bancario in metallo prezioso, la banconota si è trasformata prima in moneta cartacea fiduciaria, dove la copertura corrispondente al deposito bancario di metallo prezioso era garantito dalla banca emittente, per diventare poi moneta cartacea convenzionale, senza alcuna garanzia di deposito bancario di metallo prezioso e riconosciuta solo come moneta a corso legale, e infine moneta elettronica, il cui valore è garantito dalla Banca Centrale emittente.
    Il valore del denaro, sotto forma di moneta cartacea convenzionale o elettronica, non è stato in pratica più collegato ad alcun deposito di metalli preziosi ma alla garanzia di uno stato, o un’associazione di stati (FED e BCE), sulla base del suo patrimonio industriale, immobiliare, artistico, culturale e immateriale.
    Oggi le banche centrali non hanno addirittura neppure più bisogno di stampare banconote o coniare monete, basta un click su una testiera e come per magia vengono creati migliaia di miliardi di dollari, euro, sterline, franchi, yen, rubli, renminbi, ecc.
    Avendo modificato il valore della propria moneta, dopo il click la banca centrale avrà soltanto il problema di aspettare che venga stabilito un accordo internazionale sul cambio con le altre valute.
    In questo quadro apparentemente semplice l’unico dilemma sembrerebbe quello di capire chi stabilisce il valore reale del denaro messo in circolazione.
    La risposta è in apparenza altrettanto semplice: sono le agenzie internazionali di rating (Standard & Poor’s, Moody’s Investors Service, Fitch Ratings, ecc.).
    C’è però da chiedersi se queste agenzie sono infallibili e scevre da interessi di parte o conflitti d’interesse e se questo denaro convenzionale o elettronico permette di acquisire quei beni che sembrerebbe poter far acquistare.
    Alla prima domanda la risposta è decisamente no! Lo dimostrano i rating esageratamente alti assegnati alla Parmalat e alla Lehman Brothers poco prima del loro crack finanziario, e più recentemente alle obbligazioni garantire dai mutui subprime. Le agenzie di rating sono a sostegno di un sistema malato che vede solo nella crescita il bene per l’economia, una sorta di schema Ponzi dove i lavoratori investono il loro impegno attivo in cambio di un denaro artificioso che in futuro non gli consentirà di acquistare quei beni essenziali per sopravvivere (capitolo: La crescita demografica).
    Con quando appena detto ho chiarito anche che il denaro convenzionale o elettronico non permette di acquisire quei beni che in teoria consentirebbe di acquistare.
    Detto questo ho l’obbligo di ricordare uno degli aforismi attribuiti a Toro Seduto: quando gli uomini bianchi avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.

    La Borsa
    Il discorso è pressoché uguale a quello del denaro, e possiamo assimilare le azioni di Borsa alla moneta elettronica, con la sola differenza che il valore cambia con gli umori del mercato ed è ancor più aleatorio. Non a caso si parla di gioco in borsa, un gioco condotto (come nel poker) da chi ha più soldi.
    Quando il treno raggiungerà il baratro che lo attende a fine corsa le azioni di borsa saranno le prime a crollare a zero. Ci tengo tuttavia a sottolineare che sarebbe tuttavia una follia ritirarsi ora dalla Borsa, a meno che non si voglia far accelerare il convoglio ferroviario verso quel precipizio. L’uscita dei giocatori dalla Borsa dovrà perciò avvenire solo progressivamente e dovrà essere guidata da chi governa l’economia globale, in un’ottica di decrescita felice.
    Il mio non è quindi un incitamento a uscire dal ciclo borsistico, tutt’altro. Rinunciare ora alle azioni di Borsa equivarrebbe a una corsa autolesionistica dei correntisti in banca, corsa che affonderebbe l’istituto di credito e lascerebbe da subito ciascun correntista un pugno di mosce in mano.
    La salvezza sta solo nelle decisioni future che prenderà chi governa questo mondo, incancrenito in un sistema moribondo per il quale non si vede per ora, stando così le cose, alcuna via d’uscita.

    Stiamo vivendo in un’epoca biologica battezzata dagli antropologi con il nome di Capitalocene, epoca dominata dall’attuale modello economico che trova le sue fondamenta in un impianto del tutto simile al sistema Ponzi, una dinamica fraudolenta che poteva non collassare solo con la moltiplicazione costante dei clienti da truffare.
    Come nello schema Ponzi, il nostro sistema economico sta in piedi soltanto se potrà essere garantita la crescita dell’economia, con aumento dalla produttività (industriale e agricola), delle materie prime, delle risorse naturali e dell’occupazione.
    La produttività è strettamente legata alla disponibilità di energia e di materie prime e risorse naturali, che sappiamo non sono illimitate e sempre meno disponibili. Il loro prelievo produce oltretutto gravi problemi di distruzione del territorio e d’inquinamento del pianeta.
    L’aumento dell’occupazione può essere assicurato unicamente con la crescita demografica e/o l’allungamento dell’età pensionabile, poiché in tutto il mondo si è allungata l’aspettativa di vita della persone (specie nei paesi più industrializzati).
    Posticipare l’età di pensionamento è un problema politico, mentre la crescita demografica è un problema che riguarda la vita sulla Terra, l’esistenza non solo del genere umano, ma di tutti gli esseri viventi (come vedremo nei prossimi capitoli).
    Bisogna tenere conto inoltre che nel mondo in cui viviamo ogni singolo fattore che forma il sistema è collegato agli altri e di conseguenza all’intero impianto economico e sociale. Solo avendo presente questo semplicissimo concetto si potrà capire come il tracollo dell’economia mondiale non potrà che essere catastrofico.
    In questi primi mesi del 2022 abbiamo sotto i nostri occhi due esempi inequivocabili di come ogni elemento sia collegato agli altri. Con la pandemia di Covid19 prima e l’aumento del prezzo dei combustibili fossili poi (due contesti peraltro facili da tenere sotto controllo così da evitare… o sarebbe meglio dire, ritardare, il disastro) abbiamo assistito a ripercussioni in tutti i settori dell’economia, e come a risentirne siano state quasi esclusivamente la classe media e le popolazioni più povere.
    Il sistema è come un enorme macchinario dove ogni pezzo è funzionale, o addirittura essenziale, al funzionamento di uno o più componenti della struttura economica, proprio come in natura dove ogni essere vivente non è fine a sé stesso ma un elemento di un struttura biologica complessa. Pandemie e aumenti di materie prime sono fattori funzionali e pertanto non sono stati in grado di far crollare il sistema. Diversa sarebbe la situazione qualora venisse a crollare uno dei pilatri dell’economia, denaro e Borsa, oppure l’umanità fosse afflitta da carestie, carenze idriche o dal crollo del tenore di vita a cui le persone sono abituate.
    Come vedremo nel capitolo successivo, restando le cose così come sono, tutto il denaro e le azioni in circolazione non serviranno a evitare la catastrofe, anzi saranno una delle cause principali, nonché motivo scatenante di azioni violente… quando gli uomini bianchi avranno inquinato l’ultimo fiume…

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