Tag medicina

Cerotto per la riduzione del grasso corporeo 4.3 (4)

Alcuni ricercatori del Centro Medico della Columbia University di New York, coordinato da Li Quiang, e dell’Università della Carolina del Nord, coordinati da Zhen Gu, hanno realizzato un cerotto per la riduzione del grasso corporeo usando conoscenze sulle nanotecnologie. L’esperimento è stato pubblicato sulla rivista ACS Nano. Il cerotto è composto da aghi microscopici di 250 nanometri di diametro e quando penetra sottopelle rilascia gradualmente le particelle del farmaco che avvia la trasformazione del tessuto adiposo da bianco in bruno specializzato nel bruciare le calorie. Il medicamento va applicato sulla parte del corpo dove si desidera bruciare grassi. I primi esperimenti sono stati effettuati sui ratti da laboratorio e hanno mostrato la riduzione del grasso addominale del 20%. La trasformazione del tessuto produce calore corporeo. Gli studiosi hanno definito soddisfacenti i risultati prodotti dai test. Il dispositivo potrebbe aiutare il trattamento di alcune tipi di disturbi metabolici tra cui il diabete e l’obesità. Cerotto per la riduzione del grasso corporeo: il test Ai topi sono stati applicati due cerotti ai lati del ventre, un cerotto senza farmaco e l’altro con il farmaco che rilascia le particelle. I cerotti, durante tutto il mese di trattamento, sono stati cambiati ogni tre giorni e alla fine del test è emerso una riduzione del grasso del 20%. Il coautore dello studio, Li Qiang, ha sottolineato che questo nuovo tipo di farmaco è assolutamente innovativo e differenti rispetto a tutti gli altri farmaci dimagranti in quanto non bisogna somministrarlo ma applicato sulla pelle e con nessun effetto collaterale. Il coordinatore Li Quiang sostiene: ”Ci sono diversi farmaci disponibili che promuovono questo processo, ma tutti devono essere somministrati con pillole o iniezioni. Questo espone tutto l’organismo al farmaco, con possibili effetti indesiderati. Il nostro cerotto evita queste complicazioni perché consegna il farmaco direttamente al tessuto adiposo.Le persone […]

Isolato nellʼintestino un batterio contro la sclerosi multipla 4 (2)

Una nuova ricerca ha isolato nell’intestino di un batterio contro la sclerosi multipla. Un team di ricercatori americani ha individuato un batterio della flora intestinale che potrebbe essere usato come terapia contro la sclerosi multipla. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Cell Reports. Questa nuova scoperta compie un passo in avanti verso un nuovo tipo di farmaci i “farma-microbi”, ossia l’utilizzo di microrganismi come farmaci per curare diverse malattie, dall’autismo al Parkinson. Il Potere curante dei batteri Lo studio, condotto dall’Università dell’Iowa in collaborazione con la Mayo Clinic, si basa sull’aumento delle evidenze sperimentali che hanno dimostrato che i batteri intestinali hanno un ruolo fondamentale sia per la salute del tratto digerente sia per tutto il resto dell’organismo. Il batterio oggetto dello studio è stato nominato “Prevotella histicola”: gli studiosi lo hanno isolato da campioni di flora intestinale estratti dall’intestino di soggetti sani e iniettato per via orale ai topi affetti da sclerosi multipla. L’autore del lavoro, Joseph Murray gastroenterologo della Mayo Clinic, ha dichiarato: “Stiamo entrando in una nuova era della medicina in cui useremo i microbi come farmaci per curare varie patologie”, ed ha anche coniato il termine “brug” (dall’unione di “bug”, microbo, e “drug”, farmaco). Questa “terapia” ha migliorato il quadro neurologico dei topini malati è migliorato ed inoltre si è ridotto nel loro organismo l’ammasso di due proteine che sono causa di infiammazione ed è aumentata la concentrazione di cellule che ostacolano la malattia: cellule immunitarie come i linfociti T, ossia un gruppo di globuli bianchi specializzati nel riconoscimento delle sostanze estranee all’organismo (antigeni), cellule dendritiche, specializzate a loro volta nella cattura degli antigeni e un tipo di macrofago, la cui funzione principale è quella di fagocitare le particelle estranee. Gli scienziati credono che questi risultati un punto da cui partire per analizzare il batterio […]

Creato il primo embrione “ibrido” uomo-maiale: speranza per i trapianti 4 (1)

Negli Stati Uniti, in California, il Salk Institute of Biological Studies ha condotto un nuovo progetto di ricerca, guidato dal biologo Juan Carlos Izpisua Belmonte. La ricerca riguarda la creazione di un embrione uomo-maiale (“ibrido”), nato dall’unione di cellule staminali umane e suine,. Il lavoro è stato descritto sulla rivista Cell lo scorso 26 gennaio. Il progetto mira alla possibile produzione di organi trapiantabili. Questa ricerca, risultato di un lungo lavoro di ingegneria genetica, ha come scopo la possibilità futura di avere a disposizione un maggior numero di organi umani funzionanti. Una speranza per le tante persone in attesa di un trapianto di organi. Il ricercatore Juan Carlos Izpisua Belmonte, professore del Salk Institute of Biological Studies, ha affermato che: “Questo è un importantissimo primo passo verso lo sviluppo di embrioni animali con organi umani funzionanti”. Ha inoltre aggiunto che :“L’obiettivo finale è produrre tessuti o organi funzionanti trapiantabili, ma siamo ancora lontani”. Perché è stato creato il primo embrione “ibrido” uomo-maiale Gli scienziati americani hanno introdotto le cellule staminali umane nell’embrione di un maiale e poi impiantato nell’utero di una scrofa per farlo crescere. Un mese dopo (primo trimestre di una gravidanza di un maiale) le cellule staminali si erano sviluppate formando organi e tessuti tra cui cuore, fegato e neuroni. L’embrione detto “chimera” era inefficiente e gli scienziati lo hanno eliminato per evitare che nascesse un misto umano-animale. Sono stati esaminati 1.500 embrioni di maiale. La ricerca è durata quattro anni: un periodo molto lungo per via della complessità degli esperimenti. Quindi attualmente l’esperimento è solo riuscito a metà. Il ricercatore della Stanford University in California, Hiromitsu Nakauchi, ha dichiarato che ciò che è stato ottenuto dalla ricerca è un primo passo. Il numero di cellule umane all’interno degli ibridi maiale-uomo, però, sono ancora troppo basse e quindi […]

Ormone che riduce la voglia di dolci e alcool 4.5 (2)

Scoperta rivoluzionaria arriva dal mondo della ricerca, è stato trovato un ormone che riduce la voglia di dolci e alcool. Un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Iowa e del Southwestern Medical Center dell’Università del Texas hanno scoperto che nel corpo umano esiste un sistema di regolazione che ordina di non consumare dolci quando si è esagerato. Il nostro organismo è in grado da solo di mettere un limite alla nostra golosità. Precedentemente altri studi avevano messo in evidenza l’influenza di alcuni ormoni sull’appetito ma nessuno di loro influiscono in modo da agire o condizionare in modo specifico i valori nutrizionali,quali carboidrati, proteine o grassi. I ricercatori hanno concluso che il consumo eccessivo di zuccheri contenuti nei dolci e di alcool induce il fegato dell’uomo a produrre un particolare ormone che si chiama FGF21. L’ormone FGF21 ha la particolarità di indurre a consumare poco alcool e pochi dolci ed è prodotto quando si consumano carboidrati. L’ormone, prodotto dal fegato, è capace di ridurre la produzione di dopamina, neurotrasmettitore che induce il cervello a farci provare piacere inibendo il piacere provocato dagli zuccheri contenuto negli alimenti. Questo ormone ha la funzione di gestire in modo automatico questa condizione e di riuscire a mettere un freno ai tanti cibi spazzatura al fine di proteggere il fegato stesso. Inoltre è associato allo stress da cambiamenti che avvengono nell’ambiente, dalle diete estreme e all’esposizione a temperature fredde. Usato sotto forma di farmaco, questo ormone potrebbe essere utilizzato contro disturbi cronici come il diabete o come l’obesità e la fame eccessiva. Studi sui Topi da laboratorio Lo studio è stato condotto sui topi monitorando il comportamento del fegato si è potuto constatare come l’ormone fosse in grado di inviare impulsi al cervello quando l’organismo aveva raggiunto il limite di assimilazione degli zuccheri. Nel momento in cui i topi […]

L’olio d’oliva previene il cancro al seno 3.5 (2)

L’olio di oliva è un alimento usato per cucinare e dar sapore ai cibi ma non ha solo questa funzione infatti grazie ad una ricerca si è scoperto che l’uso abbondante di olio di oliva previene il cancro al seno. La scoperta arriva da uno studio spagnolo che è stato anche pubblicato su ‘Jama Internal Medicine’, l’olio utilizzato in dosi maggiori rispetto a quel che consumiamo nel nostro regime alimentare, secondo le regole della dieta mediterranea, è responsabile di una minore incidenza del cancro al seno. La ricerca è stata condotta per testare gli effetti dell’alimentazione del Sud Europa sulla prevenzione primaria e sulle malattie cardiovascolari. Allo studio hanno partecipato 4.282 donne tra i 60 e gli 80 anni con probabile rischio di malattie cardiovascolari ed una parte di esse, 1476 donne, è stata assegnata alla dieta mediterranea con l’aggiunta di olio di oliva, un litro a settimana per loro e le loro famiglie. I dati della ricerca sono stati raccolti tra il 2003 e il 2009, e in questo lasso di tempo sono stati notati 35 nuovi casi di tumore maligno al seno. I risultati hanno evidenziato che chi seguiva una dieta mediterranea con il supplemento di olio d’oliva aveva una percentuale di circa il 68% di rischio inferiore di ammalarsi. Il gruppo di ricerca guidato da Miguel A. Martínez-González dell’Università della Navarra, Pamplona, ha dichiarato che: “I risultati suggeriscono un effetto positivo della dieta mediterranea con l’aggiunta di olio di oliva nella prevenzione primaria del cancro al seno – Tuttavia, occorrono studi a lungo termine con un più alto numero di persone coinvolte”. Vengono però sottolineati dei limiti della ricerca in quanto lo scopo primario di dello studio non era valutare gli effetti sul cancro al seno ma studiare le malattie vascolari. L’Università di Jaen ha scoperto che […]

Ragno delle banane – il suo veleno contro la disfunzione erettile è un viagra naturale 4 (2)

I ricercatori dell’Università di Madras, in Brasile, hanno realizzato in laboratorio tossine simili a quelle prodotte da un insetto in grado di provocare erezioni senza effetti collaterali. Stiamo parlando della Phoneutria nigriventer, aracnide tropicale, il cosiddetto ragno delle banane. Il suo morso di questo ragno, che si nasconde nei caschi di banane, è letale ma allo stesso tempo provoca un’erezione di circa 4 ore e poi arriva la morte. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul Journal of Urolog e annuncia la presenza di due tossine, la PnTx2-6 e la PnPP-19, nel veleno di questo ragno tropicale in grado di accrescere la produzione di ossido nitrico, un vasodilatatore importantissimo per l’erezione e la sua durata. Viagra Naturale e dopo la morte Ragno delle banane sconfigge la disfunzione erettile, il suo morso è fatale ma anche un viagra naturale. E’ stato notato che una delle due tossine, la PnTx2-6 , aveva conseguenze negative sul cuore mentre invece la seconda tossina, PnPP-19, stimolava l’erezione senza effetti collaterali. Per annullare la mortalità, che si verifica nel 2-3% dei casi, e il priapismo ( un’erezione potente e spesso dolorosa che si prolunga diverse ore), i ricercatori hanno sintetizzato in laboratorio due sostante simili alle tossine del ragno. Grazie a questa nuova scoperta si potrebbe produrre un farmaco di origine naturale in grado di combattere la disfunzione erettile. Il prossimo passo sarà testarlo sull’uomo.

La musica è la medicina dell’anima, si può usare in campo medico 4.8 (5)

La musica è spesso presente nella nostra vita a far da colonna sonora per i momenti più belli e di gioia, talvolta anche nei più tristi, nei quali ci fa compagnia risollevandoci il morale e aiutandoci a superare la situazione e non esiste circostanza in cui la canzone perfetta non possa essere associata. Insomma, la musica riesce a caricarci, a consolarci, a portare allegria, ma non solo, oggi la musica in campo medico e scientifico trova alcune applicazioni, in quanto agisce su zone remote e primitive del nostro cervello. Curarsi con la musica sembra essere possibile, vediamo in quali casi. La musica è un linguaggio universale che dona benessere e serenità, anche nel disaggio e nella sofferenza. Dove la musica in campo medico aiuta ad affrontare diverse situazioni Le nascite premature: la musica è un dolce sottofondo ai lunghi soggiorni in incubatrice a cui sono costretti i bebè che sono nati prima del termine. Secondo alcuni ricercatori canadesi far ascoltare la musica ai neonati nati prematuramente li aiuta a sopportare meglio il dolore ed inoltre li aiuta nelle abitudini alimentari facendoli aumentare di peso. Il genere musicale più adeguato da far ascoltare è quella classica e anche tutti quei i suoni che possono ricordare ai piccoli il battito del cuore della mamma e i rumori ovattati dell’interno dell’utero che favoriscono il sonno. Le lesioni cerebrali: la musica spesso viene adoperata come importante strumento per la riabilitazione cognitiva nelle persone che hanno subito lesioni cerebrali o con malattie neurodegenerative. Ascoltare la musica preferita aiuta a migliorare l’umore, le stimolazioni ritmiche sonore inoltre aiutano a recuperare alcune funzioni linguistiche e sonore. L’udito: in alcuni casi ascoltare continuamente musica è in grado di prevenire la perdita dell’udito dovuto al’età. Uno studio ha messo in evidenza che le persone esposte per tanto tempo all’ascolto […]

Scorregge al profumo di rose, grazie ad una pillola 5 (1)

Christian Poincheval, inventore francese sessantacinquenne, ha realizzato delle pillole che profumano di rose le scoregge di chi le ingerisce. Finalmente potrete andare in giro senza paura, non temerete più le fratulenze da colon irritato, le vostre puzzette sapranno di fiori primaverili e nessuno si allontanerà più da voi! Care emissioni di gas intestinali, avete trovato pillole per le vostre chiappe! Le pillole che rendono le scorregge profumate Le pillole migliorerebbero la digestione, facendo ridurre gli odori sgradevoli e l’aria nell’intestino. Gli ingredienti naturali alla base della pillola sono: finocchio, alghe e mirtillo. Ci sono altre varianti la pillola per peti al profumo di rose, c’è quella che profuma le scoregge di viole, e Poincheval ha appena realizzato un nuovo tipo che profuma le scoregge di cioccolato. Poincheval racconta di avere avuto l’idea dopo una cena tra amici risultata piuttosto pesante: “Le nostre scoregge puzzavano così tanto che stavamo quasi soffocando. Ho pensato che bisognava fare assolutamente qualcosa”.

Le caccole: gli studiosi affermano che mangiarle è salutare 5 (3)

Un team di studiosi canadesi, guidati dal dottor Scott Napper, ritengono che mangiare le caccole sia salutare e rafforzi il sistema immunitario. Dal muco nasale liquido, che fuoriesce dalle narici, si forma la caccola, ed è una secrezione di consistenza solida. Il muco, che è secreto dalle ghiandole mucipare, presenti nelle cavità del naso, è composto da mucina (è una proteina) e da acqua, ma può anche contenere enzimi antisettici quali il lisozima (che danneggia le cellule batteriche), anticorpi e lipidi. Il principale compito del muco, oltre a tenere umida la cavità nasale, è proteggerla dalla polvere e dai batteri che potrebbero entrarvi. Essendo viscoso intrappola gli agenti esterni evitando che vengano inalati. Di norma il muco finisce in gola e nello stomaco, ma se si secca nel naso…tendiamo a rovistare… In base a ciò che fin ora è stato detto le caccole non fanno male, se ingerite, anzi lo pneumologo austriaco Friedrich Bischinger sostiene che facciamo bene. Mangiare le caccole fa bene alla salute? In base a una sua ricerca, citata nella rivista scientifica inglese New Scientist, ingerire le “caccole” del naso stimola le difese naturali dell’organismo, in quanto il muco è un ricettacolo di microrganismi: il suo lavoro è quello di intrappolare batteri, funghi, virus e polveri, impedendo il l’accesso alle vie respiratorie. Per questo le caccole, giunte nell’intestino, attiverebbero l’azione protettiva degli anticorpi, rafforzando il sistema immunitario e quindi l’organismo. Il nostro corpo impara a conoscere gli agenti patogeni ai quali è più esposto mangiandoli e così viene sottoposto a una sorta di vaccino naturale. Mangiare le caccole sarebbe più salutare che soffiarsi il naso. Al momento però sembra che questa sia solo una teoria che deve essere ancora verificata. Seguirà quindi uno studio clinico. Gli scienziati sostengono che il 96,5 percento delle persone si mette le dita nel naso, in […]

Intolleranza a sostenze chimiche – MCS: sensibilità chimica multipla 4 (1)

– MCS Una sindrome infiammatoria che si manifesta come una progressiva intolleranza ad un certo ambiente chimico o una classe di sostanze, come vernici, solventi, farmaci, inchiostri, tessuti vari e ogni prodotto di derivazione petrolchimica. È una sindrome che può essere considerata reversibile a patto che l’ambiente e le abitudine quotidiane siano gestite correttamente insieme alle dovute terapie. Tutti siamo esposti a questa malattia e il pericolo di contrarla, dato il sempre più elevato inquinamente ambientale e uso di sostanze chimiche. Purtroppo il settore medico non ha ancora le dovute conoscenze relative a l’MCS e non essendo ancora una malattia riconosciuta spesso la ritengono e attribuiscono ad un fattore psicologico. Il legame tra la sensibilità chimica multipla e Ambiente è certa visto e considerato che il maggior numero di persone che ne soffre vive in aree metropolitane ed industriali, e la maggior parte dei malati di sensibilità chimica non è coscente di essa, un semplice mal di testa potrebbe essere un segnale ad esempio. MCS sindrome non riconosciuta Il vero problema del malato di MCS è che non tutti i sistemi sanitari regionali riconoscono la malattia. Siamo tutti soggetti e potenzialmente a rischio, ma non essendo riconosciuta non vengono offerti servizi ospedalieri in merito sia per motivi economici sia è una malattia ambientale, e il disagio portato da questa sensibilità chimica potrebbe rovinare la nostra salute per sempre e continuare ad aggravare la nostra situazione negli anni. Un altro problema legato alla salute e ambiente e quanto sia importante rispettare il nostro pianeta.

Cibo e oggetti Radioattivi intorno a noi 2.8 (4)

All’Università di Tor Vergata (Roma) da recenti studi di fisica, sembra che le sorgenti di radiazioni ionizzanti siano più comuni di quanto si possa pensare. Fortunatamente per la maggioranza non c è di che preoccuparsi, ma alcune potrebbero risultare dannose per la nostra salute, in alcuni casi anche letali. Tra gli oggetti che sono radioattivi possiamo trovare ad esempio Rivelatori di Fumo, alcune Lenti Fotografiche che utilizzano il Torio od anche le comuni più lampade a Gas da Campeggio. Non solamente gli oggetti contengono indici di radioattività nella loro massa, incredibilmente anche in alcuni cibi potrebbero esserci limitate dosi. Cibo e alimenti radioattivi Tra il cibo che potrebbe essere pericolo troviamo le Banane, per via dell’isotopo radioattivo del potassio 40, le noci del brasile, i mirtilli oppure i funghi. Anche alcune sorgenti termali contengono radiazioni alpha che potrebbe danneggiare le cellule del nostro corpo mentre spesso vengono pubblicizzate come benefiche. Le sigarette con al suo contenuto Polonio 210 , ispirato come fumo ed è stato stimato che il 10% dei tumori ai polmoni causato dalle sigarette è dovuto dalle radiazioni contenute in esse. Pensate anche alle case di tufo o cantine contengono radon un gas nobile e radioattivo. Questo gas tende ad accumularsi in luoghi chiusi o non areati come cantine e seminterrati. Insomma, siamo costantemente bombardati dalla radioattività sotto diverse forme . Se meravigliatevi se alzandovi la notte notate una certa luminescenza sulla vostra pelle!

Cibo: ACRILAMMIDE, una sostanza nociva nelle proteine e carboidrati 4.5 (2)

Vi starete domandando cos’è l’acrilammide: nel 2002 dei ricercatori dell’università di Stoccolma in Svezia scoprono una sostanza potenzialmente tossica all’interno di alcuni cibi con caratteristiche comuni. Alimenti con presenza di  amido che dopo la cottura elevata ne alterano la struttura chimica. La sostanza è l’AMMIDE dell’ ACIDO ACRILICO che viene comunemente chiamata Acrilammide. Questa sostanza si forma su cibi che contengono sia proteine che carboidrati esposti ad una temperatura superiore a 120°, quindi anche un comune piatto di patatine oppure un il caffè di un bar o semplicemente dei biscotti fatti in casa potrebbero essere a rischio, infatti l’acrillamide potrebbe essere presente in una quantità vastissima di cibi. Non tutti sanno che utilizzando determinati ingredienti potrebbero verificarsi reazioni chimiche in grado di renderli “alimenti nocivi”, ad esempio sostanze come il prezzemolo se ingerito ad alti dose è tossico e mortale. L’ efsa (European Food Safety Authority ) un ente che si occupa della sicurezza alimentare, nel 2005 dopo ricerche e accertamenti, rivela che l’acrilammide risulta una potenziale preoccupazione sanitaria data la cancerogenità riscontrata su gli animali da laboratorio. Acrilammide è pericolosa anche per l’uomo? Alimenti fritti, arrostiti o cotti superando i 120° sono da tenere sotto controllo, i problemi maggiori sono dati dalla frittura, l’olio infatti ha un basso punto di fumo, ovvero i grassi cominciano a deteriorarsi rilasciando sostanze tossiche che sono difficilmente controllabili. L’efsa continua a monitorare la situazione, ma senza prendere una vera posizione sulla tossicità della sostanza. Nel 2007 l’acrillamide viene riconosciuta come sostanza mutagena e cancerogena, che andrebbe a modificare la composizione dei nostri geni e possibilità di provocare tumori in particolare al sistema nervoso e riproduttivo. Nonostante l’allarme solo nel 2013 la commissione europe emette un documento di raccomandazioni sulla questione: L’industria alimentare, gli stati membri e la commissione europea si sono impegnati notevolmente […]