Tag arte

La Monnalisa di Leonardo Da Vinci, segreti e nuove scoperte 4.8 (5)

Tra i tanti misteri della Gioconda, il più difficile da decifrare è l’identità della donna raffigurata nel dipinto. Nuove scoperte sulla Monnalisa di Leonardo Da Vinci arrivano da un ricercatore italiano, Angelo Paratico, uno storico che da 20 anni vive e lavora a Hong Kong. Lo studioso, dopo un lungo studio sui legami tra la Cina e l’Italia negli ultimi 5 secoli, negli ultimi anni è arrivato ad nuova clamorosa conclusione tramite la scoperta di una documentazione. Chi è la Gioconda? Paratico, in un libro, in uscita il prossimo anno, riporta le sue tesi e racconta la storia di una schiava di origine cinese che avrebbe ispirato il famoso quadro di Leonardo Da Vinci, dipinto tra il 1503 e il 1506, e secondo lo storico la misteriosa Monna Lisa sarebbe la madre di Leonardo Da Vinci. Nuova teoria sull’identità della Gioconda Questo nuovo studio ribalta le ipotesi tradizionali che ritengono che la madre di Leonardo fosse una contadina toscana, di nome Lisa Gherardini. Paratico invece ritiene si trattasse di una schiava orientale, di nome Caterina, a servizio da un ricco cliente amico di Ser Piero, padre del pittore. Le ricerche avrebbero individuato, prima della nascita di Leonardo nel 1452, alcune carte legali del padre in cui figurava la donna. Dopo il 1452, data di nascita del da Vinci, è scomparsa misteriosamente dai suoi documenti senza lasciare nessuna traccia. A conferma della sua teoria il ricercatore sostiene che, nel periodo del Rinascimento, la presenza di schiavi orientali era molto frequente in paesi come l’Italia e la Spagna. Le radici cinesi di Leonardo sarebbero confermate dal fatto che fosse mancino, caratteristica tipica cinese, come anche quella di scrivere da sinistra a destra. Inoltre Leonardo era vegetariano, cosa piuttosto inusuale per l’epoca in Occidente. Chi era Monnalisa nuove scoperte Alle spalle della Gioconda, sullo […]

Bernard Pras: opere artistiche con Cianfrusaglie e rifiuti 4.3 (4)

Le opere del talentuoso e geniale artista francese Bernard Pras apparentemente appaiono come mucchi di stracci, cianfrusaglie, rifiuti, posizionati in modo casuale su una superficie, senza che nessuno inizialmente si accorga di cosa siano veramente, senza che nessuno sospetti che in quell’ammasso di vari oggetti e colori ci sia nascosto il ritratto di un personaggio o la riproduzione di un quadro. In realtà sono opere anamorfiche, è un effetto di illusione ottica e prospettiva, per cui l’immagine viene proiettata sul piano in modo distorto, rendendo il soggetto originale riconoscibile solamente se si osserva l’opera da una posizione precisa. Per realizzare questo genere di effetto Pras deve pianificare scrupolosamente l’installazione, selezionando i materiali per colore e dimensione. Il risultato finale è davvero sorprendente. Un capolavoro di Van Gogh, il ritratto di Einstein, Jimi Hendrix, Bruce Lee, l’Urlo di Edvard Munch o il Cristo Morto del Mantegna: tutti questi capolavori al quadrato, perché riprodotti in modo davvero eccezionale, sono visibili soltanto da un particolare punto di vista. Divertitevi a scovare nei dettagli quali oggetti sono stati usati da Pras per comporre le sue strabilianti opere. Galleria opere Bernard Pras Video – Bernard Pras a lavoro!

Ivan Hoo: dipinti realistici sul legno 4.5 (2)

Ivan Hoo è un giovanissimo artista autodidatta di Singapore, usando pastelli, inchiesto, gessetti, carboncino e matite per riprodurre dipinti su tavolette di legno, rappresentando oggetti, persone, animali, figure e situazioni molto realistiche tanto da sembrare reali e vivi:  “Ho sempre voluto realizzare delle opere d’arte che provocassero gli occhi e la mente. Lavorando col legno, ho a disposizione molte dimensioni e idee per creare dipinti molto vicini alla realtà”,  “Disegnare sul legno mi dà la possibilità di sviluppare moltissime idee in grado di funzionare abbinate ai pastelli. La mia attività è cominciata alcuni anni orsono, durante i quali mi sono dedicato principalmente a ritratti, e da allora la voglia di stupire non si è più placata”. La sua passione passione lo porta a realizzare meravigliosi dipinti su tavole di legno, capaci di confondere i nostri sensi grazie all’eccellente tecnica 3D. Galleria opere Ivan Hoo su legno

Bobby Causey: statue di cera che sembrano vive 4 (1)

Le statue di cera dell’artista Bobby Causey sono così realistiche da sembrare vive. Guardando una foto non ci si rende subito conto che non sono foto di scena ma statue. Quest’uomo possiede un vero e proprio talento, emerso quando era giovanissimo; da bambino vince vari concorsi di disegno, ma la sua vera passione è la scultura. Causey non ha mai frequentato un corso di scultura, né mai neppure letto un libro in materia, ma questo si nota solo nel fatto che usa delle tecniche spesso non ortodosse: “Semplicemente, so cosa va fatto e lo faccio”. Il “trucco” di Bobby Causey per realizzare statue di cera che sembrano vive è a passione; infatti è davvero ammirevole il suo intenso modo di esprimersi e lavorare per dar vita ai suoi capolavori di cera. Tra i suoi lavori più notevoli Heath Ledger nella parte di Joker, Jack Nicholson in The Shining, e Christopher Reeve in Superman. Il realismo delle sue statue di cera lascia davvero a bocca aperta: per ottenere questi risultati studia centinaia di foto dei suoi soggetti, per cogliere ogni minimo particolare. “Fondamentalmente, l’unica guida che ho è la persona che ritraggo. So che aspetto ha, ma non basta creare una grande somiglianza, ma vanno resi l’emozione e i pensieri”. Statue di cera realistiche Le scelte di Causey per le sue opere ricade sempre soggetti cinematografici: crede che in questo modo l’emozione generata è più forte, perché “incorpora” quelle generate dal film e dalla recitazione degli attori. “Non fraintendete: alla fine mi piacerebbe fare qualche pezzo originale, ma al momento mi diverto molto con i personaggi dei film”. Ti è mai capitato di vedere da vicino una statua di cera che sembra reale? Lascia un commento.

Thomas Yang: dipinge le sue opere con le ruote della bicicletta 4 (2)

Thomas Yang dipinge opere d’arte con le ruote della bicicletta. L’artista ha una tecnica particolare per dipingere i suoi quadri: le suo opere sono sia geniali che minimaliste. Yang Non usa i classici pennelli ma copertoni di biciclette, l’idea nasce dalla sua passione per il ciclismo. Nella sua collezione, che si chiama “100 copie”, in quanto per l’appunto sono 100 le sue opere, rappresenta alcuni tra i monumenti e gli edifici più importanti del mondo realizzati tutti usando le gomme della bicicletta. Ogni sua opera è intitolata e ispirata al mondo della bicicletta, ad esempio l’opera intitolata “God Save The Bike” e che rappresenta il Tower Bridge viene descritta come  “Che ci sia traffico, inferno, o acqua alta, nulla fermerà la crescente cultura londinese della bicicletta, grazie alle corsie protette per ciclisti. Ammirate i suoi verdi parchi e l’iconica  architettura, compreso il Tower Bridge rappresentato dalle impronte di 11 copertoni”. Insomma un modo geniale ma anche creativo per fare arte Galleria opere con copertoni di bici di Thomas Yang

I cerchi nella neve, da mistero ad arte 4.5 (2)

E dopo il mistero dei cerchi del grano, ecco il mistero dei cerchi nella neve? No, assolutamente, solamente delle opere d’arte di Simon Beck, un’artista britannico (ex cartografo), appassionato di montagna, che realizza le sue opere imprimendo le sue orme sulla neve fresca e visti dall’alto ricordano molto i famosi cerchi nel grano. Le sue realizzazione sono state denominate “cerchi nella neve”. Beck inizia a camminare sopra la neve seguendo sentieri precisi studiati in precedenza, strade che ritornano più volte su se stesse fino a formare intricati motivi geometrici. Come si fanno i cerchi nella neve? Per imprimere le sue orme, e realizzare i cerchi nella neve, utilizza speciali racchette e ciaspole da legare agli scarponi; queste calzature lasciano sul suolo motivi che prendono vita soltanto se osservati da una certa quota. Realizza spettacolari scacchiere, stelle, motivi floreali, frattali e mandala tibetani. Per orientarsi e capire con precisione quando è il momento di cambiare direzione usa una bussola. La realizzazione di un opera può richiedere fino a 10 ore di lavoro. Ha iniziato a realizzare questi cerchi nella neve nell’inverno del 2004, il tutto iniziato a causa di un problema ad un piede cosi cominciò a fare camminate sulla neve. Per dare uno scopo alle proprie passeggiate e renderle più divertenti si è inventato questo hobby, che l’ha in breve reso molto popolare sul web. Realizzare uno di questi motivi richiede moltissima fatica come scalare mezzo Monte Bianco. I raggi del sole rendono l’opera più suggestiva, creando giochi di luci ed ombre dall’effetto quasi tridimensionale. Purtroppo queste meravigliose opere non durano basta poco che la loro bellezza e l’intera giornata di lavoro viene cancellata. La maggior parte dei lavori di Simon Beck avviene però a Les Arcs, sulle Alpi francesi. Simon Beck ha una pagina facebook dedicata alle sue opere ed inoltre ha raccolto le immagini dei suoi […]