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Street art in Italia: la riqualificazione delle città 4 (1)

La street art è l’arte urbana o di strada, musei a cielo aperto, opere pubbliche che spesso si trovano in zone urbane degradate e abbandonate. È un potente strumento di comunicazione che dà la possibilità all’artista di comunicare in modo diretto con la gente. In questo articolo andremo ad analizzare la situazione della street art in Italia. Attualmente riqualificare i quartieri degradati delle città grazie alla street art è diventata una pratica alquanto comune in ogni parte del mondo. Un modo pratico ed economico per ridare vita a zone urbane spesso abbandonate e trascurate. L’arte di strada ha una forza espressiva magistrale dovuta alla sua caratteristica di giungere in spazi mai raggiunti utilizzando i muri di periferia e le case abbandonate per esprimersi. Gli artisti di strada e le istituzioni collaborano per la riqualificazione urbana dando modo alle periferie e alle aree più marginali di acquisire maggiore centralità. Street art in Italia: per ridar vita alle aree urbane La street art è un forte strumento di comunicazione, che si inserisce in una comunicazione diretta tra l’artista e la città, ovvero tra quest’ultima e il cittadino. Martedì 17 gennaio a Palazzo dei Priori è stata approvata quasi all’unanimità la proposta del Partito Democratico fatta dai consiglieri Tommaso Bori Sarah Bistocchi sulla Street Art come mezzo per la riqualificazione urbana. “La street art da cultura underground e informale degli anni ’80 si sta trasformando, negli attuali programmi istituzionali di recupero delle periferie, in un vettore di rigenerazione urbana”. Da strumento narrativo di una contro cultura in fermento ed espressione di un conflitto, generazionale e sociale, sta mutando in uno strumento di abbellimento e decoro, di riqualificazione nelle città e soprattutto nelle periferie, come dimostrano le più importanti capitali europee, quali Berlino, Madrid, fino ad alcune città indiane.” “Con la nostra proposta chiediamo a […]

Isola Bella nel Lago Maggiore 3.7 (3)

Isola Bella nel Lago Maggiore è un microcosmo davvero unico e sorprendente ricco di tesori d’arte. L’isola si trova a circa 400 metri al largo di Stresa e fa parte delle Isole Borromee, nel golfo dedicato alla famiglia di cui è’ ancora proprietaria. Ha una superficie di 320 metri di lunghezza e 180 di larghezza, prevalentemente occupati da Palazzo Borromeo e dal suo meraviglioso parco. Isola Bella nel Lago Borromeo: Storia Per rendere cosi meravigliosa l’isola Bella ci sono voluti quasi 400 anni e il lavoro di una grande squadra di architetti, ingegneri, stuccatori, pittori ecc.Nel 1930 l’isola era ancora abitata da pescatori e vi erano due piccole chiese e qualche orto. Nel 1632 Carlo III Borromeo decise di far costruire un palazzo per la moglie Isabella d’Adda e scelse un’isoletta situata di fronte a Stresa, nel golfo del Verbano. I lavori subirono si fermarono verso la metà del XVII secolo per via della pestilenza e furono ripresi dai figli di Carlo III: il Cardinale Giberto III, 1615-1672, e da Vitaliano VI, 1620-1690, che affidò il completamento dei lavori all’architetto romano Carlo Fontana e fece diventare la villa luogo di feste e rappresentazioni teatrali per la nobiltà europea. Partecipò ai lavori del palazzo anche Francesco Maria Richini, e per i giardini Vismara. Nel tardo Settecento Zanoja progettò e lavorò al salone da ballo. L’inaugurazione dei giardini è avvenuta nel 1671, con Carlo IV. L’isola fu ricostruita in modo da trasformarla in una nave, la parte del palazzo era la prua e i giardini a terrazze, la poppa. Il progetto includeva un approdo lungo, davanit il palazzo nella parte occidentale, che non fu realizzato del tutto. Il palazzo dell’Isola Bella nel Lago Maggiore Il palazzo occupa quasi tutta l’isola e il suo interno è in stile barocco con sfumature manieriste. Il suo […]

Basilica di Santa Sofia a Istanbul 4 (2)

Se non avete mai visto la meravigliosa Basilica di Santa Sofia ad Istanbul, ve lo consiglio. Aya Sofya, dal greco Haghia Sofia, conosciuta anche come Chiesa della Divina Sapienza; è una meravigliosa costruzione unica al mondo. Non è solo una chiesa, ma anche moschea e museo; fu costruita nel 537 ed è uno dei più grandi esempi superstiti di architettura bizantina. Fu edificata per volere dell’imperatore bizantino Giustiniano I, per rappresentare la maestosità dei regni celesti sulla terra. La basilica di Santa Sofia è uno dei monumenti principali di Istanbul. Fu dedicata alla Sophia (la sapienza di Dio). Rimase basilica e cattedrale cristiana fino al 1453; successivamente fu moschea fino al 1931, e infine museo dal 1935. Divenne famosa anche per la sua enorme cupola, apice dell’architettura bizantina, che fu terminata nel 537. Storia della basilica di Santa Sofia Giustiniano I, architetto per la costruzione della basilica, scelse Isidoro di Mileto e il fisico e matematico Antemio di Tralle per la costruzione di questa struttura; quest’ultimo morì durante il primo anno di lavori. L’imperatore coinvolse tutto l’impero per recuperare il materiale necessario: colonne ellenistiche dal tempio di Artemide di Efeso, grandi pietre dalle cave di porfido egiziane marmo verde dalla Tessaglia, pietra nera dalla regione del Bosforo e pietra gialla dalla Siria. Furono impiegate più di diecimila persone nel cantiere. La basilica di Santa Sofia fu inaugurata dall’imperatore, insieme al patriarca Eutichio, il 27 dicembre 537 con una celebrazione maestosa. I mosaici all’interno della chiesa furono completati solo sotto il regno dell’imperatore Giustino II, 565-578. La grande chiesa divenne la sede del patriarca di Costantinopoli e il luogo principale per le cerimonie imperiali dei reali bizantini, come le incoronazioni. Nel mesi di agosto del 553 e il 14 dicembre 557 si verificarono dei terremoti che provocarono delle fessurazioni nella cupola […]

Video Incredibili: Danzare sulla facciata di un palazzo 4 (2)

La compagnia bandaloop è specializzata in balli spettacolari, i loro ballerini danzano sospesi nell’aria su muri di qualsiasi genere, da palazzi a montagne. rendendo così ogni video qualcosa di unico e particolare. Con l’avvento della telecamera GoPro, delle piccole telecamere portatili utilizzate per filmare imprese, anche questa compagnia ha ripreso il tutto creando diversi video ballando nel vuoto, appesi a corde lungo i muri e palazzi di città. Ne ho selezionato uno, che vedrete di seguito, in cui Amelia Rudolph e Roel Seeber, ripresi durante l’esibizione Art and Soul Festival di Oakland City, si cimentano in questa danza nel vuoto legati da funi. Video Walz on the walls – ballare sui palazzi

Arte – Le strisce pedonali più creative e pazze del mondo 3.5 (2)

L’arte ha varie forme e la si può ammirare ovunque, non solo in un museo. In alcuni casi per vedere un’opera d’arte basta semplicemente guardarsi attorno o attraversare una strada passando su delle strisce pedonali. Di seguito una galleria di Strisce pedonali più creative e pazze del mondo, un nuovo stile di street art che si sta sviluppando, chiamata zebra crossing. Galleria Strisce pedonali artistiche

Clet Abraham: arte su i cartelli stradali 4 (4)

Clet Abraham è un pittore e scultore francese nato in Bretagna nel 1966, ed è attivo in Italia dal 1990. Recentemente si è dedicato a realizzare disegni divertenti su cartelli stradali di ogni città. Ha studiato all’istituto di Belle Arti Di Rennes, e dopo aver esposto in varie gallerie d’arte in Bretagna, si trasferisce a Roma dove fa il restauratore di mobili antichi. Le sue opere sono state esposte in diverse gallerie romane, parigine e britanniche. Si trasferisce a Firenze nel 2005 dove vive ancora oggi. Clet non è un artista di strada ma recentemente ha applicato alla vita quotidiana la sua arte. Attualmente si è focalizzato sulla realizzazione di interventi urbani, street art. In varie città, Firenze, Bologna, Roma, Torino, Milano, Lucca, Palermo, Terni, Londra, Valencia, Sassari, Perugia, Douarnenez, Quimper, Audierne, Parigi, Prato, Livorno, Parma, Pistoia, ha applicato sui cartelli della segnaletica stradale degli sticker, rispettando la loro leggibilità e trasformandoli e reinterpretandoli in chiave ironica e dissacrante in simpaticissime opere d’arte. Non usa pitture o vernici, ma soltanto carta e plastica adesive per le sue opere. Ma le sue opere a volte provocatorie hanno posto numerosi interrogativi, un esempio è il Cristo crocifisso applicato su un cartello del “vicolo cieco” in Italia, ed è stato giudicato inizialmente blasfemo. In Italia le opere di Clet non vengono molto apprezzate dall’autorità, in Francia invece ne viene riconosciuta persino l’utilità. La Prefettura di Polizia di Parigi gli ha scritto dicendo che il suo lavoro “riporta l’attenzione sui cartelli stradali” e ha un effetto positivo “sull’educazione al codice della strada.” Galleria cartelli stradali artistici