SIMEC monopolio della moneta

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SIMEC: si tratta di un esperimento fatto nel 2000 dal Prof. Auriti, un noto giurista che fu anche presidente dello Snarp (Sindacato Nazionale Antiusura) .

Questa è solo una minima parte di ciò che ha fatto quest’uomo che è deceduto nel 2006, il quale credeva fermamente che la moneta dovesse essere di proprietà del popolo e non delle banche, dimostrando anche dal punto di vista legislativo, come il monopolio delle banche centrali sia del tutto illegale.

Potrete scaricare molti documenti in modo del tutto gratuito. I media nazionali non hanno dato importanza a suo tempo all’esperimento qui di seguito descritto, ma in compenso la banca d’Italia è andata su tutte le furie si è vista a rischio di monopolio della moneta.

Nei siti seguenti ci sono sentenze del tribunale di Chieti che stabiliscono la validità del SIMEC e che ne richiedono il dissequestro immediato! Se il SIMEC avesse seguito, molte aziende, piccoli imprenditori, negozianti, ma anche lavoratori, non dovrebbero più indebitarsi con le banche che producono il debito dal nulla.

Se volete ulteriori info su ciò che stanno facendo i suoi collaboratori , potete andare sui seguenti siti;

Nessun legge costituzionale, né tantomeno il trattato di Maastricht stabilisce che il monopolio della moneta sia delle banche centrali. Se ne sono appropriate in modo ILLEGALE, facendo indebitare noi e le nostre famiglie utilizzando banconote che sono carta straccia!

SIMEC significa SIMbolo EConometrico di VALORE INDOTTO, come ad esempio, il metro serve per misurare la lunghezza così il SIMEC serve per misurare il Valore dei beni Economici , che sono tali perché rari .

Della MONETA del POPOLO si è fatto uno scientifico esperimento in una cittadina abruzzese, Guardiagrele , ad opera dell’infaticabile professor Giacinto Auriti, il quale, verso la fine del luglio 2000, nella sua qualità di fondatore e segretario del SAUS (Sindacato Anti-USura) ha messo in circolazione i SIMEC (SIMboli EConometrici di VALORE INDOTTO), di esclusiva PROPRIETÀ del PORTATORE (come è esplicitamente stampato sui biglietti) . Scopo di questo esperimento è stato dimostrare la validità della scoperta ad opera di Auriti del VALORE INDOTTO della MONETA che egli stesso ha propugnato per trentotto anni, è quello di verificare “in corpore vili” che i cittadini possono per convenzione creare il valore della moneta locale senza alcun intervento ne dello Stato ne del sistema bancario; l’obiettivo ultimo è quello di sostituire alla sovranità illegittima della Banca Centrale Europea, la proprietà della moneta, quale prerogativa dello Stato, a favore dei singoli cittadini (14); ma, a nostro avviso, ha rappresentato già un successo enorme, ha messo un punto fermo in materia monetaria, l’accertamento sul piano pratico e fattuale del principio che il valore è dato alla moneta solo da chi l’accetta sulla base di una convenzione, non importa se solo implicita.

E almeno sotto questo profilo, la dimostrazione provata da Auriti ha avuto un ampio successo, se è vero che, come riporta la stampa locale (15), “l’operazione economica ha rivitalizzato il commercio, prima sopito, del paese”. “È come se avessimo messo del sangue in un corpo dissanguato”, ha affermato Auriti, cui di certo non è ignoto il messaggio cristiano, contenuto nella enciclica Quadragesima anno (16). In realtà non può dubitarsi che l’iniziativa del giurista abruzzese costituisce un importante riscontro scientifico di sociologia giuridica ed economica senza precedenti in Italia, soprattutto perché proviene da un’associazione privata (SAUS) e non da un ente dotato di potere pubblico, come potrebbe essere, se non lo Stato, il Comune. Deve anche aggiungersi che l’esperimento di Auriti ha sollecitato l’attenzione non solo delle forze politiche italiane, oltre che della stampa nazionale, ma anche di numerosi organi di informazione stranieri,(17) a dimostrazione dell’interesse destato dalla nuova rivoluzionaria formula monetaria (18), che soddisfa il bisogno di usare la MONETA COME STRUMENTO DI DIRITTO SOCIALE. In ogni caso non può non destare sorpresa, oltre che, naturalmente, soddisfazione, il fatto che l’esperimento monetario di Guardiagrele sia riuscito ad imporsi all’attenzione nazionale ed internazionale nonostante che sia stato limitato ad una collettività tutto sommato molto ristretta. Questa, peraltro, ha fornito la prova come il popolo abbia la forza di creare per proprio conto valori convenzionali di moneta locale, pur senza invadere le competenze della Banca Centrale e nel rispetto della circolazione della banconota legale.

Per quanto riguarda le modalità con le quali si dovrà articolare esperimenti come quello di Guardiagrele, lo stesso Auriti ha posto in evidenza come il progetto debba essere realizzato in due fasi: la prima, che si può denominare “dell’avviamento”, è servito perché il SIMEC a far conseguire “quel VALORE INDOTTO che lo oggettivizza come un bene reale, oggetto di PROPRIETÀ DEL PORTATORE”, e che lo distinguerà dalla moneta corrente non più soltanto formalmente, ma anche sostanzialmente.

La seconda fase dovrebbe consentire ai Comuni di “beneficiare” del servizio econometrico , mediante un Assessorato per il REDDITO DI CITTADINANZA, che prima della stampa dei SIMboli EConometrici e della loro assegnazione tramite un CODICE DEI REDDITI SOCIALI, avrebbe il compito di promuovere in modo adeguato, anche culturalmente, in modo da attuare l’iniziativa, e distribuire i SIMEC tra i cittadini” .

L’unica critica, apparentemente seria, che in teoria può muoversi contro l’esperimento di Guardiagrele riguarda il problema della “riserva”: potrebbe infatti sostenersi che in tanto il SIMEC viene accettato dai cittadini per essere speso nei negozi convenzionati (cioè aderenti alla iniziativa), in quanto esso è garantito dalla Lira, vale a dire dalle somme di moneta corrente che il cittadino deposita per avere in cambio la moneta locale; con la conseguenza che verrebbe a crearsi una ben singolare situazione, che vede, da una parte, la banconota della Banca d’Italia, la quale, pur avendo l’apparenza di una cambiale, e cioè di un titolo di credito, non è tuttavia pagabile per difetto di riserva; e dall’altra parte, il SIMEC, il quale, pur avendo l’apparenza di un biglietto di proprietà del portatore, è tuttavia convertibile nelle lire che ne costituiscono la riserva.

La critica è suggestiva ma infondata. Se si ponesse infatti la dovuta attenzione alla storia della moneta, così come si è dipanata nel corso dei secoli, si avvertirebbe subito che, in definitiva, il SIMEC, così come è stato concepito dal suo ideatore, ha iniziato a percorrere quella storia dalla sua fase iniziale, quando tutte le banconote erano convertibili in oro, dapprima in misura integrale e poi in misura percentuale; e che, ad un certo momento, quelle banconote continuarono ad essere accettate e quindi a circolare nonostante la soppressione della convertibilità. Tutto ciò, proprio per effetto di quel “VALORE INDOTTO” intuito e scoperto da Auriti, che ha consentito alla moneta legale, sebbene a corso forzoso, di mantenere il proprio potere d’acquisto. (19bis)

Riguardo poi alla rilevata contrapposizione tra la banconota della BCE ed il SIMEC, non può minimamente dubitarsi che nel raffronto è la prima che fa una ben misera figura, perché proprio a causa della sua apparenza di la Banca Centrale (come è stato già dimostrato) esercita la tirannia dell’usura, che da ingresso anche a quella politico-sociale (20).

D’altra parte il SIMEC può fare a meno della riserva, se invece che emesso da una associazione privata, fosse posta in circolazione, come REDDITO DI CITTADINANZA, da un ente pubblico, come potrebbe essere il Comune o, ancora meglio, lo Stato, in modo che alla sicurezza offerta da una riserva si sostituisse quella offerta dal potere dell’autorità (21).

Convegno del 2002 relativo al SIMEC.

A Guardiagrele, paese con un numero sufficiente di abitanti che si conoscono tra di loro, è stato attuato l’esperimento del lancio di una moneta di proprietà del popolo, sulla quale cioè non grava il peso degli interessi né viene venduta al portatore. Questa moneta si chiama SIMEC, (Simbolo ecometrico convenzionalmente accettato nei Comuni di proprietà del portatore). È stato messo in circolazione un numero pari a 600.000.000 di Simec che ha generato in un anno un movimento pari a 5 miliardi di vecchie lire, come accertato dalla Guardia di Finanza. È importante sottolineare, ha aggiunto Auriti, che per quanto riguarda l’Europa, nel trattato di Maastricht non c’è parola dedicata alla proprietà della moneta, e pertanto è stato diramato un Comunicato Stampa che pubblichiamo in chiusura di questa relazione. Ha concluso l’oratore che la moneta va accreditata e non addebitata al cittadino.
Peccato che non fosse potuto venire con noi a causa di precedenti impegni l’amico Domenico De Simone, autore di due volumi reperibili presso “Malatempora editore” dedicati proprio al reddito di cittadinanza. In compenso ho incontrato un altro amico, Francesco Cianciarelli, allievo di Auriti ed autore di articoli e libri sull’argomento.

Il prof. Ezio Sciarra, con un brillantissimo intervento, ci ha dimostrato che, quando la Banca Centrale emette moneta ha soltanto una funzione tipografica. La moneta è un sostituto del baratto. Ha anche offerto un prezioso esempio: un professionista che fa stampare un biglietto da visita con il suo titolo, non è tenuto a pagare al tipografo il valore economico del titolo. Similmente dovrebbe fare la Banca Centrale. La moneta pertanto è soltanto rappresentazione nominale e vale solo se circola perché è in sostanza (ma non ancora di fatto) proprietà di colui che possiede beni oggetti di scambio. Ad esempio, se Robinson Crusoe avesse trovato nell’isola deserta un forziere pieno di monete non avrebbe posseduto nulla perché la moneta non è un bene in sè. Stesso esempio per le fiches del Casinò. Servono solo perché il croupier assegna loro un valore e le accetta in cambio di moneta sonante. Fuori del Casinò valgono per il solo prezzo di fabbricazione. Invece lo scambio di valori nominali viene presentato dal potere finanziario come lo scambio di oggetti reali. Il falso valore attribuito alla carta stampata dovrebbe servire almeno per le spese di tutela dei diritti inalienabili dei cittadini.

[NOTA del sottoscritto: c’ è un esempio non casuale del Monte dei Paschi di Siena , non a caso costituito per combattere l’usura ebraica, del quale una parte dei proventi viene utilizzata a favore degli abitanti di Siena].

Interessante il giudizio sul Comunismo reale: quando il Partito Comunista con la scusa di socializzare la produzione espropriò tutti i cittadini russi, non garantì ad essi la redistribuzione pro-capite dei vantaggi economici ottenuti (si fa per dire) con la nazionalizzazione dei mezzi di produzione e delle proprietà terriere. Il Comunismo pertanto si è caratterizzato storicamente come espropriazione individuale a vantaggio di Enti Collettivi fittizi (in sostanza della Classe Dirigente Burocratica del Partito.

[NOTA del sottoscritto: sono stato sempre del parere, e l’ho più volte scritto, che il comunismo sia stato facilitato e tollerato perché serviva per molte ragioni al capitale finanziario internazionale. A tutt’oggi c’è una regione dell’Asia, il Laos, paese di 5 milioni di abitanti, nel quale è ancora tollerata dal mondo finanziario la gestione del potere da parte di una classe dirigente comunista, che viene ampiamente finanziata dalle Organizzazioni internazionali ed è libera di trafficare in droga, per cui si parla di “Narco-comunismo”, e nel quale la popolazione viene tenuta ad un livello di prostrazione economico-culturale e sociale impensabile anche per le regioni confinanti.]

Poiché andiamo a gran velocità verso l’instaurazione della moneta virtuale, per cui non si vede più nemmeno la carta, ci troveremo (ci troviamo già adesso) di fronte alla pura virtualità di scambio, come la vecchia stretta di mano al mercato delle vacche. Man mano che il mezzo sostituisce il bene, svanisce ogni forma di concretezza. Per chi non vuole essere schiavo di traffici altrui resta soltanto l’espediente di possedere il cervello del Computer. Chi ne ha il possesso (ecco la rivoluzione degli Hacker, già evidenziata da alcuni sociologhi), può truccare il sistema ed interferire sugli scambi che vanno avanti per inerzia, per conto loro. Il virtuale è aria fritta. È l’illusione del profumo, nemmeno più il profumo perché questo è comunque un gas. Vengono man mano sostituiti, ai rapporti diretti che comunque al tempo del mercato delle vacche esistevano, e si basavano su un tradizionale principio di onore (rispetto della parola data), i rapporti immateriali.

Nella Costituzione Italiana, che è la Carta fondamentale dei Diritti e della Cittadinanza, non c’è alcun accenno alla moneta ed alla Banca d’Italia. [NOTA: la modifica della carta costituzionale è dunque uno dei primi elementi concreti della Rivoluzione del XXI secolo ].
È chiaro pertanto che all’utile individuale (degli azionisti privati della Banca d’Italia e della Banca Centrale dell’UE) va sostituito l’utile per tutti i cittadini, che deve essere distribuito da un Ministero della Ridistribuzione.

In conclusione: attribuire all’economia finanziaria un valore è una patologia che possiamo chiamare: sindrome di Re Mida. A questo punto parlare di autonomia locale vuol dire soprattutto che ogni economia locale deve porsi il problema della propria sopravvivenza.

Il padre francescano Quirino Salomone, haricordato i meriti di alcuni santi cattolici, come Giovanni da Capestrano e Bernardino da Siena, che per combattere l’usura ebraica crearono i Centri Depositi e Prestiti, le prime banche, nel lontano quindicesimo secolo, mentre nel 1200 un eremita abruzzese, Pietro da Morrone, riscattò il popolo servile ridotto in quasi schiavitù dai feudatari del luogo, grazie ad un ingegnoso sistema che applicava un principio di socializzazione. Ha ricordato la realtà della disperazione da moneta, per cui se in una stalla nasce un agnello la stalla si arricchisce, mentre se nasce un uomo è destinato ad indebitarsi. Ha ricordato anche San Giovanni Crisostomo il quale in una omelia disse:

Se a Babele fosse caduto un mattone tutti avrebbero pianto, ma se un uomo fosse caduto nessuno si sarebbe scomodato, perché avevano imparato a perfezionare il pensiero del loro padre Caino.

[NOTA: se usassimo il sistema di tanti esegeti religiosi, che cercano nelle parole dei profeti o presunti tali la previsione di quanto avviene al presente, in queste parole potremmo trovare un’interessante assonanza con quanto accaduto a New York l’11 settembre 2001, e d’altronde proprio di recente è stata pubblicata un’indiscrezione su alcuni progetti del Pentagono nei quali si programmano interventi militari finalizzati alla distruzione degli esseri viventi lasciando in piedi gli impianti industriali ed abitativi.]

Antonio Pantano, studioso di Ezra Pound (nomen omen: pochi hanno sottolineato questo strano avvicinamento del nome del poeta con la moneta inglese) ha illustrato le intuizioni del poeta e studioso di economia che, come tutti i veri grandi poeti, ha lasciato una traccia indelebile anche nella descrizione della struttura della società nella quale ha vissuto. E, come Dante, egli ha posto al centro dell’universo l’Uomo. Pertanto, era obbligato a svelare e combattere tutto ciò che non permette all’Uomo di esplicarsi nella sua pienezza. Il principale di questi lacci è l’usura, non quella terribile ma limitata dei cosiddetti “cravattari”, minuscola forma di delinquenza locale, ma quella ben più devastante perché apparentemente legalizzata esercitata dai banchieri. Egli aveva elaborato i suoi 18 punti programmatici in epoca non sospetta, quando presentò a Mussolini il volume contenente i suoi primi 30 Cantos.

“Questo è molto divertente, disse il boss” è il verso di un Canto nel quale Pound riferisce una frase di Mussolini nell’udire l’esposizione della sua teoria sull’usura bancaria.

La Banca d’Italia, che è un Ente privato, è in mano a 91 organismi, con un capitale di 300 milioni di vecchie lire, cioè pressoché zero. Il controllo peraltro è esercitato anche dalle stesse banche che dalla Banca d’Italia dovrebbero essere controllate: Intesa-BCI: 26,8%; Banca di Roma 11,1%; Unicredito 10,9%; S.Paolo-IMI 9%; queste sole cinque banche posseggono il 66,1% della banca controllante! Bernheim (che bel nome!) presidente delle Generali, è uno dei padroni della Banca d’Italia, quella che stabilisce -di fatto- il livello di indebitamento di tutti gli italiani. [E c’ è ancora chi si meraviglia se Ciampi è stato fatto Presidente della Repubblica senza alcun dibattito parlamentare… una Repubblica fondata non sul lavoro, come ipocritamente recita la Costituzione post bellica, ma sull’usura di pochi verso i molti.]

Lo sfruttamento di tipo usuraio messo in atto attraverso l’immissione in circolazione nel nostro paese delle cosiddette Am-lire dagli occupanti anglo-americani ha rappresentato, grazie ad un’inflazione galoppante, una rapina dal valore pari a 150 milioni di miliardi di lire post-belliche, sicuramente superiore al valore, del tutto fittizio, dei cosiddetti aiuti alimentari del famoso (o famigerato) Piano Marshall.

La Banca d’Italia porta in passivo tutta la moneta stampata e messa in circolazione. Per capire meglio: essa stampa dal nulla la moneta, quindi guadagna il 100% del valore che arbitrariamente stampa sui pezzi di carta, poi questa moneta non viene fatta circolare liberamente, bensì viene distribuita alle banche ad un tasso di interesse che, se pur basso, costituisce pur sempre sempre un affitto. Quindi le banche private, che possiamo assimilare a tutti i cittadini, non sono proprietarie delle monete e loro stesse le affittano, o meglio subaffittano a tutti indistintamente gli italiani. Nessuna moneta giunge nelle tasche degli italiani senza un tasso di interesse. Infatti la moneta circolante, che apparentemente non è data ad interesse, è sempre gravata di interesse, quello che il primo utilizzatore ha pagato.

La Banca Centrale Europea è ancor più privata delle altre, perché il trattato di Maastricht non è stato firmato dai popoli che concorrono alla creazione dell’Unione Europea, sia pure attraverso la finzione istituzionale di un voto parlamentare, ma la firma apposta sul foglio di carta è stata quella di alcuni ministri in nome dei Capi di Stato, non dei Parlamenti ed ancor meno dei popoli. [NOTA del sottoscritto: meglio! Nessuno di noi ne è responsabile.]

Forte di questa realtà, il governatore della Banca Centrale Europea, Duisberg, ha risposto picche al nostro Tremonti che gli chiedeva di stampare in carta i pezzi da 1 e 2 euro che oggi circolano sotto la forma di moneta metallica. La ragione della richiesta era psicologica, perché le persone sottovalutano il valore delle due monete e le diffondono come fossero spiccioli, incrementando l’inflazione. Infatti, la Banca Centrale è, di fatto, al di sopra degli Stati, e forse l’incremento dell’inflazione è proprio quello che si va cercando.

L’ingegner Pierluigi Brivio ha parlato a nome della Fraternità Internazionale – Università del Lavoro don Corrado, riconfermando quanto prima affermato dagli oratori che l’hanno preceduto. Importante la sua affermazione che il 60% del patrimonio nordamericano è in mano al 5% della popolazione, similmente ai paesi in mano alle burocrazie vetero-comuniste (come in Cina, in Vietnam, in Corea, nel Laos) ove in media l’80% del patrimonio è in mano al 2% della popolazione.

Il politologo Guglielmo Maria Lolli Ghetti venuto da Roma col sottoscritto, ha affermato l’assoluto valore della iniziativa di Guardiagrele in un momento come l’attuale nel quale si evidenziano in maniera eclatante a livello globale le carenze dell’economia basata esclusivamente sulla speculazione finanziaria sostenuta dall’usura. Stiamo raschiando il fondo del barile, come dimostrano le minacce USA all’Irak. Questa minacce sono la logica evoluzione di una produzione, quella statunitense, che già da molto tempo è entrata in una fase di “economia di guerra”

Agostino Sanfratello, che riesce sempre, nei suoi interventi, a collegare fra loro i vari aspetti del mondo contemporaneo, ha coniato il termine di “Usura Incoronata” ed ha fatto presente, affinché non si perda il filo della concatenazione degli avvenimenti, che sono inquisiti negli USA per i fatti dell’11 settembre 11 islamici e 60 israeliani.

Un argomento così importante richiede, prima della pubblicazione del Comunicato Stampa diffuso a Guardiagrele, alcune considerazioni non estemporanee.

Ci troviamo indubbiamente di fronte ad un momento particolare della vita politica nazionale e, malgrado l’impatto sempre più massiccio degli strumenti massmediatici finalizzati alla estraniazione ed al disimpegno, gli italiani si rendono conto che qualcosa di molto pericoloso incombe. Non è la crisi economica, peraltro prevedibile, legata a troppi fattori ampiamente illustrati da economisti di tutte le provenienze, ma è l’ombra minacciosa di una ineludibile guerra fra gli USA, che vogliono mantenere un predominio mondiale per mantenere il proprio benessere, e la potenza emergente che è sicuramente l’Europa.

Tutti i popoli guardano con attenzione allo sviluppo del processo unitario europeo perché sanno che potranno salvare la loro indipendenza dalla grande rapina della finanza ebraico-americana soltanto inserendosi in una situazione di equilibrio internazionale, che in qualche modo rifletta la situazione della guerra fredda nella quale due potenze che si fronteggiavano potevano servire da sponda per quelle classi dirigenti politiche che cercavano di tutelare in qualche modo l’indipendenza dei loro popoli.

Rispetto al passato però, ho notato da anni una maggiore consapevolezza dei guasti provocati da un’economia quasi esclusivamente finanziaria, che esclude a priori l’uomo, che disprezza il lavoro, che perseguita il lavoro intellettuale, che quando va bene privilegia la macchina all’uomo, ed anche una diffusa conoscenza, per me impensabile , delle problematiche diffuse da Auriti in tanti anni di intenso lavoro divulgativo. Ciò significa che le buone novelle camminano anche con le proprie gambe, impegnando le coscienze, ed al momento opportuno emergono come fatto corale coinvolgendo interi popoli nelle scelte prioritarie.

C’è un aspetto che va subito fatto conoscere. Di recente, Famiglia Cristiana (n. 37, 15 settembre 2002) ha pubblicato un importante articolo dedicato al referendum che coinvolgerà la popolazione svizzera il vicinissimo 22 settembre.

Si tratterà di decidere il da farsi su 1.300 tonnellate di oro, in possesso della Banca Centrale di Berna, rese inutili dall’eliminazione della parità aurea, che il Governo della Confederazione elvetica ha deciso di vendere al prezzo di mercato. Gli aspetti della questione sono complessi, ed invito i miei lettori ad informarsi in merito.

Il principio è però fondamentale ed ha poco a che vedere con la ben nota abitudine elvetica ai referendum. Il principio di fondo è che quest’oro è di proprietà del popolo ed il popolo deve decidere che cosa si deve fare: utilizzarlo per le pensioni, darlo in beneficenza, investirlo. Fatto importante è che verrà istituito un Fondo, gestito dal Governo federale, (e quindi non da banchieri privati) per i proventi della vendita, di cui verranno impiegati solo i redditi di capitale.

Per essere più precisi, il dibattito pre referendario ha riguardato anche l’utilizzazione di una “Fondazione Svizzera Solidale” , nata nel ’97 per la lotta alla povertà nel mondo, da non confondersi con il “Fondo di solidarietà per le vittime dell’ olocausto”, che ha già versato 300 milioni di franchi svizzeri ad “ebrei poveri” (sarebbe interessante sapere quale Organizzazione è stata scelta come intermediario per la scelta degli ebrei da beneficiare) e che ha terminato il suo lavoro nel 2001.

[NOTA: Questo argomento va ulteriormente approfondito, anche alla luce del libro: “L’oro dell’olocausto” di Isabel Vincent – Rizzoli 1997, oro che sarebbe stato depositato nelle banche svizzere dal governo tedesco e dagli ebrei stessi, e che sarebbe servito anche a facilitare l’espatrio di tanti nazisti. Poiché le banche svizzere sono notoriamente di proprietà di ebrei, e poiché, sulla base di recenti informazioni, risulta che i soldi pagati dal Fondo di solidarietà per le vittime dell’olocausto figurano pagati dal popolo svizzero, perché il Fondo è federale, qualcosa sicuramente non quadra… oppure quadra benissimo!]

Un’altra notizia inquietante riguarda l’assassinio di Kennedy. In un articolo di “Chiesa viva”, n. 338 dell’Aprile 2002, periodico cattolico stampato a Brescia, ci si fa conoscere che il primo atto disposto da Johnson dopo la morte del primo presidente cattolico degli Stati Uniti, fu quello di ordinare il ritiro di tutte le banconote fatte stampare da Kennedy col suo ordine esecutivo 11110 del 4 giugno 1963.

Queste banconote non riportavano più la scritta: «Federal Reserve Note» , ma: «United States Note», come si può facilmente vedere dalle immagini riportate dalla rivista. È importante sottolineare al riguardo che un assassinio come quello di una persona come Kennedy che, bene o male, godeva di un prestigio personale internazionale, doveva esser stato provocato da esigenze di eccezionale importanza.

A tal riguardo, molto interessante risulta l’articolo di Max Holland, ricercatore statunitense, dal titolo “I comunisti italiani, la CIA e l’assassinio di Kennedy”, pubblicato sul numero 2 marzo-aprile di “Nuova Storia Contemporanea” circa una serie di inchieste giudiziarie sviluppate negli USA e tendenti a dimostrare il coinvolgimento della CIA nell’assassinio del presidente, ovviamente senza grandi risultati, ma facilitate da opportuni articoli, falsi secondo l’autore, pubblicati da “Paese Sera”.

Questo interessante materiale però, assieme a tutta la questione giudiziaria, aveva fornito gli elementi al film di Oliver Stone, “JFK”, con Kevin Costner e Tommy Lee Jones. Secondo un grande storico, ammiratore di Oliver Stone, il «film JFK ebbe un maggior impatto sull’opinione pubblica di ogni altra opera d’arte della storia americana» a parte “Uncle Tom’s Cabin” (la celeberrima “Capanna dello zio Tom”). Scusatemi se è poco …

Un’ultima annotazione a margine: il sistema politico non è quello che appare. Sembra una battuta ma è la realtà. Il caso Kennedy ne è un aspetto, ma i rapporti di forza reali difficilmente vengono colti dagli osservatori poco perspicaci o che non hanno consuetudine al rapporto tra norme di legge e conseguenze della loro attuazione. (Un caso interessante è l’applicazione pratica della Legge Bossi-Fini messa in atto automaticamente dagli italiani che qui, per il momento, non voglio anticipare facendo parte di altro intervento). Un altro caso che andrebbe analizzato è la cascata di conseguenze delle minacce americane a Saddam Hussein che riguardano particolarmente il prezzo del petrolio. Poiché le oscillazioni del prezzo del petrolio sono determinanti nelle oscillazioni del valore del dollaro (avendo l’oro nero sostituito l’oro giallo come valore tangibile di riferimento), bastano queste oscillazioni anche piccole, rapportate alla massa di transazioni in atto giornalmente, a creare ricchezze finanziarie incalcolabili… mentre l’umanità attende, attonita, lo scatenarsi di un’altra guerra.

Similmente c’è da chiedersi quale sia la portata reale di alcune leggi sostenute a spada tratta dal Centro-Destra, quali la depenalizzazione della bancarotta fraudolenta o il legittimo sospetto. Tutti pensano che ad avvantaggiarsene sia innanzitutto la persona fisica di Berlusconi. Già questa evidenza dovrebbe mettere in sospetto. Troppo brutale, troppo aperto, troppo sfacciato. Potrebbe essere invece una mossa cautelativa di forze ben più coperte e più consistenti della persona fisica di Silvio Berlusconi.

Potrebbero essere quei finanzieri che gestiscono direttamente o per interposta persona la Banca d’Italia che vedono con lungimiranza avvicinarsi l’ora del giudizio, perché la gestione della banca centrale, delle banche centrali è esclusivamente un falso in bilancio… E per quanto riguarda il legittimo sospetto, sul quale tanto si discute in Parlamento e fuori, che permetterebbe a tutti coloro che hanno mezzi economici sufficienti di scansare giudici scomodi fino all’incontro con il giudice amico, personaggio che non manca mai nella nostra Magistratura… [Legge classista, che instaura un nuovo classismo che favorisce gli abbienti, è stata definita da Paolo Cento in Commissione Giustizia alla Camera, mentre Castagnetti ha parlato di esautorazione del Parlamento].

Con le notizie che emergono sul ruolo dei boss mafiosi nella elezione di alcuni avvocati siciliani interessati a far approvare leggi garantiste… Come si vede la questione è più complessa di quanto si creda e serve ad affinare le capacità di giudizio. Ma veniamo all’ultimo documento.

COMUNICATO STAMPA

Guardiagrele 13/09/02, ore 16,43

I promotori del Manifesto “Per la Giustizia monetaria e la Proprietà popolare della moneta” hanno appreso con sentimento di viva indignazione il messaggio che il governatore della Banca Centrale Europea, Wim Duisberg, ha inviato al Ministro Tremonti in merito alla sua proposta di sostituire le monete da 1 e 2 euro con simboli cartacei. Il presidente della BCE recita testualmente: «In linea di principio non abbiamo nulla in contrario: mi auguro però che il ministro Tremonti sia consapevole che così perderebbe i proventi del diritto di signoraggio»

Premesso:

Che il Signoraggio è la proprietà dei valori monetari, pari alla differenza tra costo tipografico (o di conio) ed il valore nominale.

Constatato:

Chela banca poteva affermare di essere proprietaria della moneta quando l’emissione era basata sulla riserva aurea, in quanto poteva sostenere: «La moneta è mia perché la riserva è mia», essendo la moneta concepita come titolo di credito rappresentativo della riserva;

Rilevato:

Che alla data del 15 agosto 1971, con la fine degli accordi di Bretton Woods la riserva è stata abolita;
– Che da questa data la Banca Centrale non è più legittimata ad emettere la moneta prestandola seguendo la regola del Signoraggio;
– Che nessuna norma del Trattato di Maastricht considera la titolarità della proprietà, ossia il Signoraggio della moneta, all’atto dell’emissione;
– Appare evidente che il valore monetario non è più causato dalla riserva, che non esiste, ma dalla accettazione convenzionale delle Collettività nazionali.

Pertanto:

La proprietà della moneta va attribuita al portatore, ossia alle Collettività nazionali che ne creano il valore convenzionalmente per il solo fatto che l’accettano.Poiché alla luce delle dichiarazioni del presidente della BCE emerge l’abusiva affermazione che il diritto di signoraggio è della BCE, in palese violazione del Trattato di Maastricht.

Poiché dopo la recente scoperta del “valore indotto” è dimostrato che il valore monetario nasce non nella fase dell’emissione ma nella fase dell’accettazione, la proprietà della moneta va attribuita alle Collettività nazionali dei Paesi membri dell’Unione Europea.
Prendiamo atto che è merito del Ministro Tremonti avere messo il dito nella piaga perché emergesse dalla dichiarazione di Duisberg che si vuole lasciare agli Stati solo l’elemosina proveniente dal “Signoraggio degli spiccioli” riservando così il dominio della massa monetaria agli usurai della Banca Centrale Europea.

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