La società dell’immagine: tra distopia e realtà

In questo articolo voglio offrirti degli spunti di riflessione su di un tema che, oggigiorno, ci interessa molto da vicino, e che riguarda la società dell’immagine: il modo in cui ci esponiamo; ci relazioniamo; ci presentiamo e, spesso, purtroppo, cambiamo ciò che siamo sulla base di quello che la società vuole vedere di noi.

La cultura dell’immagine è al centro delle nostre vite, della nostra quotidianità: sia a casa che al di fuori delle mura domestiche, ci guardiamo sempre più ossessivamente, chiedendoci se il nostro fisico, il nostro portamento, la nostra intera persona siano conformi a quei requisiti impliciti di cui si deve essere in possesso per poter essere accettati socialmente o anche solo per poter essere considerati “normali“.

È un argomento molto interessante che vale la pena di approfondire attraverso la lettura di libri o la visione di film, serie tv e documentari. Oggi intendo consigliarti dei contributi (da guardare) che, per me, rappresentano al meglio la società dell’immagine, e che arrivano quasi a mostrare il superamento di quel confine che divide la distopia dalla realtà.

Se l’articolo ti interessa, lasciami un commento, e fammi sapere se potrebbero esserti utili consigli sullo stesso argomento che riguardano però libri.

Per ora, ti lascio ai consigli dei miei personali film, serie tv e documentari sulla cultura dell’immagine che mi hanno aperto gli occhi su molte dinamiche della società contemporanea.

La società dell’immagine: film, serie tv e documentari

In questo paragrafo, ti presento tre film, un paio di episodi di due serie tv e un documentario che, nel loro insieme, a mio parere, permettono di approfondire al meglio il tema della società dell’immagine, mettendone in risalto tutte le sfaccettature, e guardandolo da più angolazioni.

Ho selezionato solo alcuni titoli, tra i tanti che avrei potuto scegliere, perché non voglio limitarmi semplicemente a una lista di contenuti; ma voglio presentare quasi un percorso attraverso il quale esplorare la cultura dell’immagine nelle sue tante declinazioni.

Iniziamo subito!

Billy Elliot (2000)

Billy Elliot - società dell'immagine
[Fonte dell’immagine: Wikipedia]

Il primo film sulla societá dell’immagine che ti consiglio è Billy Elliot, una pellicola del nuovo secolo, uscito in Italia nel 2001, e diretto da Stephen Daldry.

Il protagonista è Billy, un ragazzino di 11 anni che vive nell’Inghilterra degli anni ’80, il cui sogno nel cassetto è quello di diventare un talentuoso ballerino di danza classica, passione che gli è stata trasmessa dalla nonna.

Billy vive in una famiglia di minatori e il padre, in linea con la mentalità dominante che contempla per i maschi unicamente la possibilità di fare sport “virili”, lo iscrive a boxe. Billy però non vuole rinunciare al suo desiderio; pertanto, all’insaputa del padre, inizia a frequentare delle lezioni di danza classica, ben consapevole di tutti i sacrifici che dovrà affrontare sia in termini economici che di reputazione personale: per la societá, infatti, un maschio che balla non può essere altro che una femminuccia!

Questo grande classico cinematografico porta in scena i pregiudizi e gli stereotipi della società occidentale che considera “anormale” la passione di un bambino per un’arte giudicata “femminile” sulla base di non si sa quale fondamento.

Riuscirà Billy a esaudire il suo sogno? Oppure rimarrà schiacciato dai pregiudizi della società dell’immagine? Per scoprirlo, non ti resta che cominciare la visione di questa bellissima pellicola!

The danish girl (2015)

The danish girl - la società dell'immagine
[Fonte dell’immagine: Wikipedia]

Il secondo film sulla società dell’immagine che ti propongo è The danish girl, uscito in Italia nel 2016, con la regia di Tom Hooper. In realtà, si tratta della trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di David Ebershoff, pubblicato nel 2000. Non avendo letto il libro, posso solo consigliarti il film che, a quanto mi è stato detto, è comunque più avvincente del romanzo.

La storia è ispirata a due pittrici danesi realmente esistite: Lil Elbe e Gerda Wegener. Lil Elbe, prima di diventare donna, era un uomo, sposato con Gerda, e passato alla storia per essere stato la seconda persona al mondo a subire un intervento chirurgico per cambiare sesso.

Al centro del film è la crisi d’identità di Einar (il quale recita la parte di Lil Elbe), un pittore di paesaggi che, dovendo posare per la moglie pittrice al posto di un’altra modella, scopre a poco a poco di sentirsi molto più a suo agio nelle vesti di una donna che non in quelle di un uomo.

Gerda, la moglie di Einar, pur vivendo momenti di tristezza perché comunque le piacerebbe “riavere indietro” il marito, gli resta al fianco, cerca di aiutarlo in ogni modo, portandolo da un medico all’altro, visitando gli studi di psicologi che, però, si limitano a giudicare Einar un pervertito o uno schizofrenico.

Einar si trova a vivere nella situazione di non sopportare più di essere un uomo, di recitare panni virili solo perché è nato con organi genitali maschili. Lui vorrebbe cambiare vita, liberarsi di questo corpo che non sente suo, per poter presentarsi al mondo come la donna che, sotto camicia e cravatta, ha sempre saputo di essere.

Einar deve lottare contro se stesso, contro una società che lo considera malato, contro la paura di essere discriminato, il rimorso di lasciare la moglie che, nonostante tutto, continua ad amarlo.

The danish girl è un film meraviglioso in cui si affrontano tanti temi legati alla società dell’immagine, e che devi assolutamente recuperare se non l’hai ancora visto!

Il diavolo veste prada (2006)

L’ultimo film sulla cultura dell’immagine di cui voglio parlarti è Il diavolo veste prada, prodotto negli Usa nel 2006 e diretto da David Frankel, con un cast al femminile da urlo che vede insieme Meryl Streep e Anne Hathaway! Anche in questo caso, il film è tratto dall’omonimo libro del 2003 di Lauren Weisberger, che però non ho letto.

Ho deciso di selezionare questa pellicola perché, a differenza di Billy Elliot e The danish girl, è una commedia, dunque un genere un po’ più leggero che, nonostante questo, permette pur sempre di riflettere sulla società dell’immagine, facendoci entrare all’interno di una prestigiosa rivista di moda!

La protagonista sogna di sbarcare il lunario come scrittrice, ma si ritrova inizialmente ad assumere i panni di assistente personale di una direttrice dall’attaggiamento dispotico e tirannico.

Questa pellicola ci svela tutti i retroscena del mondo della moda: gli stereotipi; i pregiudizi sul fisico femminile; i sacrifici necessari per poter raggiungere il successo in ambito lavorativo; il dover rinunciare agli amici, a crearsi una famiglia, per dedicare anima e corpo al lavoro.

Cosa si è disposti a fare per il successo? per continuare a stare sotto i riflettori? Rinunciare a tutto? Cambiare se stessi per gli altri? Perdere qualsiasi legame? Vendere l’anima al diavolo?

Il diavolo veste prada, con la spensieratezza di una commedia, permette di riflettere su tutti questi interrogativi, mostrando come la società dell’immagine possa farci rimanere incastrati in un circolo vizioso da cui può essere difficile uscire.

Caduta libera (2016)

Il prossimo consiglio sulla società dell’immagine riguarda il primo episodio della terza stagione della serie tv distopica Black mirror. Black mirror, se non lo sapessi, è una serie composta da episodi autoconclusivi (dunque possono essere tranquillamente guardati in ordine sparso) ambientati in universi paralleli, società dispotiche in cui la tecnologia è giunta a livelli tali da rendere tutto possibile.

L’episodio in questione, Caduta libera, ci trasporta in un mondo spaventosamente perfetto pervaso da mille colori pastello, in cui non esistono il nero, il grigio, la tristezza. In questa società alienante, le persone sono dotate di un cellulare che permette loro di assegnare a tutti gli altri delle stelle, dei voti da 0 a 5, che possono aumentare, o diminuire, il loro prestigio sociale.

In base al voto che si ha, si ottengono determinati benefici e privilegi: la possibilità di vivere in case di lusso, di svolgere lavori poco stancanti, di uscire con i vip . . .

Va da sé che tutti sono costretti a fingere di essere simpatici, educati, gentili; ostentano sorrisi a destra e sinistra, complimenti; assumono atteggiamenti affettati con lo scopo di fare una buona impressione agli altri ed essere così ricompensati con il massimo delle stelle.

Dietro l’apparente perfezione di questa società, si nasconde tutto un mondo di alienazione, di finzione, di sofferenza. Cosa succederebbe se questo sistema implodesse? Se ad un certo punto si arrivasse ad avere un punteggio basso? Che fine si farebbe?

Caduta libera ci mette in guardia dai potenziali pericoli dei social network, portandoci a riflettere su quanto stiamo effettivamente diventando schiavi di una tecnologia che, basata su like e follower, sembra inghiottirci sempre di più all’interno di un vortice in cui potremmo perderci irrimediabilmente.

La società dell’immagine in questo episodio è tratteggiata in tutta la sua apparente perfezione che, in realtà, è solo frutto di un subdolo gioco di finzioni.

L’apparenza (2022)

L'apparenza - la società dell'immagine
[Fonte dell’immagine: CinemaSerieTv.it]

L’altro episodio sulla cultura dell’immagine che ti consiglio assolutamente è molto recente ed è tratto dalla prima stagione della serie tv Cabinet of Curiosities (nota anche come La stanza delle meraviglie di Guillermo del Toro). Si tratta di una specie di antologia horror, con storie per lo più tratte da racconti e fumetti. Anche in questo caso, non importa l’ordine di visione delle puntate perché sono tutte autoconclusive.

L’apparenza è il quarto episodio della prima stagione e vede come protagonista Stacey, una donna esteticamente brutta, dagli atteggiamenti strani, poco normali, la quale prova un’invidia divorante per le sue colleghe di lavoro, le quali sono molto più belle di lei.

Stacey riceve come regalo di Natale, da una delle sue colleghe, una crema per la pelle verso la quale lei sviluppa un’ossessione. Infatti, dallo schermo della sua televisione, inizia ad apparirle magicamente il venditore di questa crema il quale si rivolge direttamente a lei, convincendola a farne un uso quotidiano perché, così facendo, riuscirá a diventare bellissima.

La donna inizia a ordinare scatole e scatole di questa crema miracolosa che, però, ha su di lei degli effetti devastanti perché è allergica alle sostanze contenute al suo interno. Nonostante le piaghe che iniziano ad aprirsi per tutto il corpo, Stacey continua a spalmarsela addosso, non potendo più accettare i giudizi di chi la considera inguardabile, depressa, strana, malata.

Questo episodio è stupendo. Pone al centro dell’attenzione la sofferenza causata dalla società dell’immagine in cui, per essere considerati degni di nota, è necessario essere belli, attraenti e desiderabili. Una società che tende a omogeneizzare, cercando di eliminare le differenze, e a escludere tutti coloro che non rientrano nei canoni standardizzati condivisi socialmente.

Il corpo delle donne (2009)

L’ultimo titolo sulla società dell’immagine che ti consiglio di visionare è un documentario dal titolo Il corpo delle donne, della durata di una ventina di minuti, prodotto nel 2009, in cui al centro è la mercificazione del corpo femminile nella società di massa.

È un video pubblico, messo a disposizione dagli autori (Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi, Cesare Cantù) che vi posto qui cosí da facilitarvene il reperimento.

Si tratta di un documentario che vuole far riflettere sulla trasformazione del corpo delle donne a cui ormai la televisione ci ha abituati. Donne sfruttate solo per il loro fisico; costrette a ricorrere a interventi di chirurgia estetica perché altrimenti non possono stare sotto i riflettori; denudate con lo scopo di aumentare l’audience dei programmi . . .

Non ti dico altro perché sono solo venti minuti e non voglio anticiparti tutto!

Conclusione

Spero che il mio articolo sui film, serie tv e documentari sulla cultura dell’immagine possa averti incuriosito, stimolandoti ad approfondire un argomento quanto mai attuale e scottante.

Ti ho presentato il mio personale percorso, scegliendo tra i titoli che piú mi sono piaciuti, cercando, come sempre, di selezionare prodotti eterogenei, così da spaziare tra i generi e i temi, e presentare opere in grado di soddisfare i gusti di un pubblico ampio.

Tu hai qualche altro titolo sulla società dell’immagine da aggiungere a questa lista? Scrivimelo giù nei commenti.

A presto!

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Carotina Editor
Carotina Editor

Il mio mondo è costellato di letteratura, poesia e sogni. Per me la scrittura non è semplicemente un mezzo espressivo, ma qualcosa di più. Come quando si è stati da lungo tempo in apnea e allora si riemerge in superficie per ritornare a respirare. Ecco, la scrittura è quella forza che mi spinge in alto e mi libera i polmoni e la mente. Oltre a scrivere mi piace leggere: amo particolarmente i classici ottocenteschi francesi e russi. Ciò che scrivo ha la forma della prosa e la cadenza della poesia. Sarà che quando scrivo immagino un pianoforte che mi accompagni nella composizione. Sono attratta dalle cose semplici che ci circondano, a cui spesso si da poca importanza: il segreto è iniziare a osservare (e non semplicemente guardare) e auscultare (e non semplicemente ascoltare) ciò che ci sta attorno: osservare implica un'analisi interpretativa e auscultare implica un coinvolgimento emotivo-intellettuale; una specie di fusione panica con la natura e l'Universo. Per comprendere meglio il mondo bisogna innanzitutto riuscire a sentirsi parte di esso.
Dimenticavo: mi piace perdermi in voli pindarici talmente complessi che spesso persino io fatico a starmi dietro. Un flusso di pensieri che scorre come un fiume in piena.

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