Il tabù del cancro: conoscerlo per superarlo

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Cancro: Una malattia sociale

Un rapporto de The Institute of Medicine della National Academy of Sciences del 2005 riporta che circa la metà degli uomini e un terzo delle donne deve aspettarsi di ammalarsi di cancro lungo il corso della loro vita e molti di essi, certamente, sopravviveranno alla malattia e alle cure (Fazzi, Nesci, 2008).

La diagnosi di una patologia oncologica è sempre associata a sentimenti ed emozioni negative, quali paura ed intensi turbamenti emotivi; tale diagnosi non è esclusivamente personale ma riguarda tutta la rete sociale in cui la persona è inserita. Spesso in questi contesti la persona malata tendere a perdere la sua autonomia e, altrettanto frequentemente, capita che, chi circonda il malato oncologico, si prenda la responsabilità della sua salute e della sua vita (Morasso, Di Leo, 2003).

Una crisi esistenziale complessa

A seguito della diagnosi si scatena una profonda crisi che riguarda molteplici aspetti dell’esistenza; infatti, il cancro viene oggi definita una malattia multi-sistemica, dal momento che si verifica “non solo nel corpo, ma nella vita, nel tempo, in un contesto, nella famiglia, nel mondo sociale, nella storia”. 

L’intero gruppo famigliare deve attraversare un forte processo di adattamento, i famigliari hanno maggiori responsabilità e impegni, si assumono nuovi ruoli, cambiano le dinamiche affettive. Spesso in seguito alla diagnosi si tenta, inutilmente, di proteggere il paziente, censurando ogni notizia sulla malattia, sul suo decorso e sulla cura, fino a non chiedere più al malato notizie sul suo stato di salute (Casadio, 2004).

La diagnosi, il decorso della malattia, la cura e il cancro stesso costituiscono un vero e proprio evento traumatico. Gli eventi che accompagnano un paziente oncologico non terminano con la guarigione, “Il motivo per cui il trauma non termina mai per il cervello è che esso lascia un residuo di un affetto non elaborato, dissociato, che il cervello non è in grado di regolare” (Blomberg, l’ombra dello tsunami, 2011).

Un tabù sociale

A causa del tabù che circonda la patologia oncologica (ma non solo), chi ne riceve la diagnosi tende a nascondere questa sua condizione agli altri; ciò avviene perché il sistema sociale che circonda l’individuo valuterà il malato come un peso, un qualcosa di inutile che crea ostacoli, così chi riceve una diagnosi nefasta perde ogni ruolo sociale e famigliare.

È bene, per chi è affetto da una patologia oncologica aprirsi all’altro, chiedere aiuto e vedere sé stessi come una persona e non una malattia. La difficoltà di parlare di cancro è ancora troppo tangibile nella società odierna, addirittura negli stessi luoghi di cura. È fondamentale valicare i pregiudizi, informarsi chiedere e donare aiuto con il fine di infrangere il tabù che circonda la malattia (Macchi, 2019)

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