Figure retoriche: quali sono, significato ed esempi

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Oggi andremo a scoprire quali e cosa sono le figure retoriche, vedremo insieme il loro significato e delle frasi di esempio utili per riconoscerle. Sicuramente le avrai pronunciate in qualche discorso senza neanche sapere cosa fossero.

Spesso utilizziamo delle frasi così talmente conosciute e tramandate che non ci soffermiamo né a pensare da dove possano derivare né tanto meno fare un’analisi. Ma ora vediamo nel dettaglio in cosa consistono.

Cosa sono le figure retoriche

Le figure retoriche sono espressioni della lingua italiana dove, all’interno di una specifica frase, viene accentuato un determinato effetto per rendere il discorso più “forzato” come collegato ad un’immagine o ad un suono.

Per spiegare meglio ci si esprime con un linguaggio artificiale, ovvero delle parole specifiche che ne esaltano il significato. Con la lista di esempi che seguiranno capiremo più a fondo di cosa si tratta.

Classificazione delle figure retoriche

Queste espressioni sono davvero numerose e vengono identificate e catalogate secondo dei determinati criteri; vediamone alcuni:

  • figure di significato: che possono modificare il senso delle parole, esempio una metafora o metonimia
  • figure di pensiero o di concetto: esempio: interrogazione – esclamazione – imprecazione
  • figure di costruzione: che cambiano la postazione di vocaboli, esempio parole ripetute all’inizio e alla fine di una frase
  • figure di parola o dizione: che modificano la forma delle parole, esempio troncandole e cambiando il fenomeno fonetico

Quali sono le figure retoriche, significato ed esempi

Sono davvero moltissime e di diversa natura ma per capire quali sono le figure retoriche ed il loro significato, seguirà un elenco di quelle ritenute più importanti.

Allegoria

Allegoria è un termine che deriva dal greco “αλληγορία” e significa “dire qualcosa di bello e diverso dal senso letterale“. Cioè quando un concetto astratto, e non bene definito, viene trasformato con delle immagini.

Potrebbe sembrare una metafora ma il pensiero è sviluppato in modo più prolungato. Esistono tre categorie di allegoria, quella morale, politica e religiosa. È una delle figure retoriche più comuni.

Spesso viene utilizzata anche per spiegare ai bambini un’espressione complicata. Quindi si esprime la frase, che può avere un significato nascosto, facendo riferimento a dei simboli per facilitarne l’interpretazione.

Esempi di allegoria

Un esempio di allegoria lo si trova chiaramente nel libro di George Orwell, che è uno degli scrittori più famosi del mondo, intitolato “La fattoria degli animali”. Parla della vita della Russia comunista e cattura l’attenzione del lettore che deve dare al testo una propria interpretazione.

Altro esempio di allegoria si può leggere nel capitolo dell’Inferno della Divina Commedia di Dante. dove viene descritto il male ed il peccato attraverso “tre fiere“, ovvero leone, lupa e lonza; questi animali sono rispettivamente la superbia, l’avidità e la lussuria.

Analogia

Altra figura retorica è l’analogia, anch’essa spesso confusa con la similitudine. Si tratta di esprimere una frase con due o più termini che inizialmente sembra non essere per niente collegati tra loro.

In realtà, invece, il concetto che si esterna unisce due cose in modo che una risulti strettamente “uguale” all’altra. Uno dei due termini rende l’idea della sensazione che viene espressa nelle parole pronunciate.

Esempi di analogia

  • Mi guardi con una strana espressione, i tuoi occhi sembrano di ghiaccio! (gli occhi non potranno mai essere ghiaccio)
  • Non avvinarti a quei ragazzi, sembrano un branco di lupi pericolosi.
  • Noi non ci assomigliamo per niente, siamo come il diavolo e l’acqua santa.
  • Quei due amici non s’incontreranno mai, sono come il giorno e la notte.

Antonomasia

Altra tra le più conosciute figure retoriche è l’antonomasia, che deriva dal greco “ἀντονομάζω,” che significa “cambiare nome”. Sono espressioni che possono essere riferite sia a persone che a termini di altra natura.

Si tratta di pronunciare delle parole che hanno un significato talmente conosciuto da far capire immediatamente cosa s’intende dire pur non pronunciando esplicitamente il nostro pensiero.

Esempi di antonomasia

  • Credi essere Adone? (uomo bellissimo)
  • Continuano a fare scoperte sul “pianeta rosso”. (riferito al pianeta Marte).
  • Ma quel ragazzo è Einstein! (per dire tanto intelligente)
  • Tu sei come San Tommaso. (che non crede se non vede)
  • Mamma mia, mi sembri Attila. (un distruttore)
  • Presto raggiungerà la città celeste. (inteso il paradiso)

Eufemismo

È un termine che deriva dal verbo greco ευφημέω (euphemèo), che significa “risuonare bene” e consiste nel fatto di usare una parola anziché un’altra con lo stesso significato, ma in modo più “lieve, riguardoso”. Nell’articolo specifico di “cos’è un eufemismo” trovi tutti i dettagli.

In pratica si sostituisce un’espressione con un’altra per riservare un certo rispetto alla persona o alla situazione in questione. A volte ci si trova in determinate situazioni che usare una frase troppo diretta può risultare offensiva.

Esempi di eufemismo

  • Tua sorella è brutta / non è bellissima
  • Hai le unghie sporche / poco curate
  • Che uomo vigliacco / con il cuore crudele
  • Sei vergognoso / per niente educato
  • Questo luogo puzza / odore poco gradevole

Iperbole

Anche l’Iperbole è una delle figure retoriche che utilizziamo spesso quando vogliamo accentuare un’esagerazione. A volte evidenziando la situazione per eccesso oppure anche per difetto.

Il termine deriva dal greco “ὑπερβολή” che significa eccedere in modo non letteralmente veritiero, ma dà l’impressione di un effetto fuori misura sia in termini pratici che sentimentali.

Esempi di iperbole

  • Non finisco più, ho una marea di lavoro ancora da fare.
  • Che bello rivederti, era un secolo che non ci incontravamo.
  • Non ce la faccio più, mi sento stanco morto.
  • Basta camminare, per oggi ho fatto mille miglia.
  • Ma cosa non capisci, che te l’ho ripetuto mille volte!?

Metafora

Altra tra le più comuni figure retoriche che si usa frequentemente è la metafora, ovvero una specie di similitudine o somiglianza tra due concetti per facilitarne l’interpretazione.

Si tratta di associare un termine ad un soggetto, o sostituire una definizione propria con un termine evocativo, per far capire in modo più semplice che cosa vogliamo dire e far interpretare.

Esempi di metafora

  • Quel ragazzo è proprio un coniglio (per dire poco coraggioso)
  • Il tempo vola (passa molto in fretta)
  • Meglio andare nella nostra tana (inteso come casa)
  • Questo sembra un gomitolo di strade (molte strade incrociate)
  • Corri come un fulmine (molto veloce)

Metonimia

Tra le figure retoriche di significato troviamo la metonimia, che deriva dal greco “μετωνυμία” che significa “scambio di nome”. Ovvero si tratta di sostituire un nome in un termine qualitativo e ne esistono di varie tipologie, esempio riferite alla materia, al luogo, all’astratto, ecc.

Si viene a creare, così, una specie di trasformazione di significato mettendo la primo posto la causa e poi l’effetto. Assomiglia sia alla sineddoche che alla metafora, infatti sono piccoli dettagli a differenziarle.

Esempi di metonimia

  • Ma non hai sentito il telefono? (sottointeso lo squillo del telefono)
  • Ora mi bevo un bicchiere (in realtà si beve il contenuto nel bicchiere)
  • Vado a stendere la lavatrice (ovvero il bucato nella lavatrice).
  • Quello scrittore ha una buona penna (scrive molto bene)
  • Tieni sempre in alto il nome della tua bandiera (fai onore alla tua patria)

Ossimoro

Il termine ossimoro deriva dal greco oxýmoron che tradotto vuol dire “acuto” e “ottuso” ed è definito come una figura retorica formata da due o più parole dal significato pressoché opposto, ma che allo stesso tempo esprimono un concetto ben definito. Il tutto come descritto dettagliatamente nell’articolo “cos’è un ossimoro e esempi“.

Pronunciare due vocaboli contrari, o in antitesi, a volte potrebbe risultare senza senso, ma nel mezzo di una frase è tutt’altro contesto. Uno dei due termini comunque prevale sull’altro o ne accentua l’intenzione espressiva. Solitamente l’ossimoro viene formato da un aggettivo più un sostantivo, anche se ci sono altri diversi modi di espressione.

Esempi di ossimoro

  • Quel fatto scatenerà una vendetta dopo questa calma tempestosa.
  • È talmente fatto su misura che sembra proprio un difetto perfetto.
  • Prestami una lente che non vedo questo particolare enormemente piccolo.
  • È un semplice bambino combina guai questo innocente diavoletto!
  • Sei un anziano giovane.

Similitudine

Similitudine è una figura retorica che mette al confronto e paragona due cose che si assomigliano. Ovvero si compone una frase mettendo in evidenza due aspetti legati tra loro da una cosa in comune.

In questo contesto troviamo spesso l’avverbio “come” o “sembra” che paragona i due concetti che si vogliono esprimere, confrontandoli e rendendoli simili.

Esempi di similitudine

  • La nostra vita passa come l’ombra di una nube (frase citata nella Bibbia)
  • Mi sembri sfiorita come le foglie in autunno.
  • Il viso di Jenny sembra un peperone.
  • Quel ragazzo canta come un usignolo.
  • Oggi il mare sembra uno zaffiro.

Sineddoche

Simile alla metonimia è la sineddoche, che è un’altra delle figure retoriche che sostituisce un termine con un altro, ma che entrambi sono in relazione tra loro. La sineddoche consiste nel sostituire un nome in un termine quantitativo.

Tradotto in italiano, questa parola significa “comprendere insieme” ed il termine sostituito comprende l’intera quantità del soggetto in questione. È piuttosto difficile da distinguere in quanto la differenza è sottile.

Esempi di sineddoche

  • Che bello quel felino (per indicare il gatto)
  • Quella gente è senza tetto (casa)
  • Ha la luce nelle pupille (occhi)
  • Jack ha una grande passione per le quattro ruote (auto)
  • Per finire il lavoro servirebbero molte braccia (uomini)

Concludo dicendo che sono frasi e parole che diciamo normalmente senza pensarci ma se le analizziamo diventa curioso ed istruttivo capirne il significato letterario e confrontare la diversa terminologia.

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