Dentro lo Stadio Olimpico: un anno dopo

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Il silenzio viene finalmente rotto. I ragazzi di Missione Reporter sono stati i primi ad avere un assaggio di quello che sarà il tour all’interno dello stadio della capitale

Presto lo stadio olimpico potrà essere finalmente aperto al pubblico. Questa decisione è in linea con quella che i grandi stadi europei hanno intrapreso da anni, come il San Siro Stadium a Milano e il Camp Nou di Barcellona.

Gli organizzatori hanno confermato di essere quasi pronti e saranno soltanto le direttive che il governo darà nelle prossime settimane in base all’andamento della situazione pandemica, a dare il via al progetto.

Fino a quel momento a nessuno sarà consentito entrare nello stadio, tranne ai ragazzi del progetto “Missione Reporter” organizzato da Roma Capitale che il 17 e 24 aprile hanno visitato l’intero impianto accompagnati da Daniele Lo Monaco, amministratore delegato della società editrice “Il Romanista”.

È stata una vera e propria prova del primo dei tanti tour che ci saranno all’olimpico, dove i ragazzi hanno avuto accesso a molte zone inedite che solitamente sono riservate agli atleti e agli addetti ai lavori.

Stiamo parlando degli spogliatoi delle due squadre di casa, della sala conferenze, del “tunnel” dove i calciatori si riuniscono prima di entrare in campo, e del tanto desiderato terreno di gioco.

I fortunati sono stati avvolti da un silenzio sepolcrale, un silenzio assordante che da un anno a questa parte accompagna i calciatori nei loro incontri a porte chiuse. Incontri quasi privi di senso sia per tifosi che per gli atleti. Manca a tutti lo stadio. Manca il viaggio per arrivarci, manca l’ansia pre-partita, la pelle d’oca appena si entra sugli spalti. E poi ancora mancano i cori, le urla, i pianti e la gioia dopo un DERBY.

Agli atleti invece manca il pubblico, il boato dopo un gol segnato, gli insulti dopo uno subito. Mancano le esultanze dei tifosi, le esultanze CON i tifosi, quelle che “bello de nonna ancora ce stamo a ripensà”.

Fortunatamente in vista delle partite degli europei si intravede una luce perché il 13 aprile “le autorità hanno garantito che almeno il 25% della capacità dello stadio sarà riempito. Di conseguenza, la UEFA ritiene che Roma sia pienamente confermata come sede del torneo”.

Questo è quanto comunicato dalla FIGC in una nota ufficiale. Lo stadio è unione tra il tifoso e il calciatore e vedere le partite da casa evidenzia ancora di più quel distacco che gli invidiosi sottolineano ma che a noi tifosi alla fine, non è mai importato. Stiamo parlando dei soliti “non rimanerci male lo sai che a loro non importa”, oppure “basta che prendono i soldi, poi possono anche perdere”.

”In questo brutto periodo il calcio è l’unico mezzo che riesce a prestarci del tempo di spensieratezza e divertimento che tanto è venuto a mancare in un anno di pandemia. Tempo che, con il ritorno alla normalità, andrà con gioia restituito andando a sostener la propria squadra dal vivo. Per tornare ad urlare e a soffrire ma tutti insieme, per ristabilire quel legame tra il sogno e la realtà.

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