Cosa è il signoraggio? Truffa monetaria e psicologica

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Cos’è il signoraggio e cosa significa? Il signoraggio (dal latino medievale senioraticum) è composto dalla parola “Signore” e la desinenza -aggio, quest’ultima indica un’azione o un rapporto correlati a signore e comprende l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta.

Il termine signoraggio è un prestito linguistico dal provenzale senhoratge, che è un derivato di seigneur (corrispondente all’italiano signore). Nel Medioevo, infatti, i signori feudali di tutta Europa cercarono di rendersi indipendenti dai sovrani attribuendosi il diritto di battere moneta e la titolarità dei relativi redditi.

Il premio Nobel Paul R. Krugman, nel testo di economia internazionale scritto con Maurice Obstfeld, lo definisce come:

il flusso di risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta che spende in beni e servizi

Cosa è il signoraggio

Quindi in parole povere, possiamo definire signoraggio quando il “signore” che conia monete imprimendo loro un valore nominale, superiore al valore intrinseco ricavandone dei guadagni, così facendo ottiene un «aggio» economico, ma non solo anche potere politico, sociale se non psicologico.

Signoraggio in Età Antica

Nell’antichità, quando la base monetaria consisteva di monete in metallo prezioso, chiunque disponesse di metallo prezioso poteva portarlo presso la zecca di Stato, dove veniva trasformato in monete con l’effigie del sovrano. I diritti spettanti alla zecca e al sovrano erano esatti trattenendo una parte del metallo prezioso.

Il signoraggio in tale contesto è dunque l’imposta sulla coniazione, noto anche come diritto di zecca. Il valore nominale della moneta e il valore intrinseco delle monete non coincidevano, a causa del signoraggio e dei costi di produzione delle monete.

L’imposta sulla coniazione serviva poi a finanziare la spesa pubblica. Nel caso in cui lo Stato possedesse miniere di metallo prezioso, il signoraggio coinciderebbe con la differenza tra il valore nominale delle monete coniate e i costi per estrarre il metallo prezioso e coniare le monete. Già con i romani, da Settimio Severo si può parlare di signoraggio: questo imperatore dimezzò la quantità di metallo prezioso contenuto nelle monete, mentre lasciò invariato il valore nominale.

Signoraggio nel Medioevo

Tra l’800 e il 1200 d. C. il sistema monetario europeo era semplice, basato quasi esclusivamente sul denarius introdotto da Carlo Magno. Con la caduta di Costantinopoli, le signorie europee, a partire da Genova e Firenze, tornarono a battere moneta (1252). Essendo in circolazione tanti diversi tipi di moneta, con diverse denominazioni, coniate in differenti metalli (oro, argento, rame) e con diversi standard di purezza, si pose il problema giuridico se il monarca potesse imporre una tassa di signoraggio sulla produzione delle monete. La scuola giuridica dei canonisti elaborò un orientamento favorevole; quella dei romanisti sostenne che il signoraggio avrebbe dovuto essere nullo.

Signoraggio Età contemporanea

Con la rivoluzione industriale e, nel XX secolo, con la Conferenza di Bretton Woods si assistette al graduale abbandono dei sistemi monetari fondati sui metalli preziosi e sulla convertibilità delle monete in metalli preziosi. La crescita degli scambi economici provocata dalla rivoluzione industriale rese necessario l’uso di monete la cui offerta non fosse vincolata dalla limitata disponibilità di metalli preziosi. Inoltre l’affermarsi di talune monete, sempre più diffuse e accettate negli scambi internazionali, rese obsoleto il ricorso ai metalli preziosi per regolare tali scambi. Infine l’affermazione del biglietto di banca e di altre forme di pagamento svincolate dall’uso di metalli preziosi si spiega con la praticità dei sistemi di pagamento che non obbligano a trasferire ingenti quantità di pesante metallo prezioso.

Signoraggio ai giorni nostri

Negli anni ottanta-novanta, l’eccessiva dipendenza dal signoraggio di alcuni governi europei – tra cui il Portogallo, l’Irlanda, l’Italia, la Grecia e la Spagna (i PIIGS) – rappresentò una delle maggiori difficoltà per la realizzazione dell’Unione economica e monetaria dell’Unione europea.

Nei paesi dell’area euro, il reddito da signoraggio viene incassato dai governi dei paesi membri per il conio delle monete metalliche, e dalla Banca centrale europea (BCE) per la stampa delle banconote, che emette in condizioni di monopolio. Tali redditi sono poi ridistribuiti dalla BCE alle varie banche centrali nazionali in ragione della rispettiva quota partecipazione (per la Banca d’Italia ad esempio il 12,5%).

I singoli governi nazionali provvedono in seguito a prelevare gran parte di tali redditi dalle banche centrali tramite il prelievo fiscale. Tuttavia, anche nei casi di banche centrali non completamente di proprietà statale (come la Banca d’Italia), la gran parte degli utili prodotti viene versata allo Stato. I singoli governi incassano direttamente il reddito derivante dal diritto di emettere monete metalliche, dal quale devono sottrarre i costi per produrle. Si tratta di un reddito quasi sempre modesto, eccezion fatta nel caso di stati di piccole dimensioni come la Repubblica di San Marino e la Città del Vaticano le cui monete diventano oggetto di collezione.

Mentre la creazione e l’emissione monetaria è gestita dalla banca centrale e avviene in contropartita ad obbligazioni statali reperite con operazioni sul mercato aperto, la semplice creazione della moneta scritturale è facoltà di tutto il sistema economico, nazionale e internazionale.

La differenza è tratteggiata dalla Banca centrale del Canada nel proprio sito. Mentre nel caso delle monete metalliche il reddito consiste nella differenza tra il valore nominale delle monete metalliche emesse e il costo per produrle, nel caso dell’emissione di monete non metalliche il reddito consiste negli interessi maturati sui titoli acquistati a fronte dell’emissione di moneta. Tali redditi, incamerati dalla banca centrale, servono a pagarne i costi e le imposte sull’emissione di moneta. Il reddito da signoraggio viene in gran parte incamerato dal governo che ha concesso alla banca centrale il diritto di emettere base monetaria in condizioni di monopolio.

Le teorie economiche

In macroeconomia per signoraggio si intendono i redditi che un governo ottiene grazie alla possibilità di creare base monetaria in condizioni di monopolio. Negli stati moderni, solitamente, la banca centrale stampa le banconote mentre il governo (ad esempio tramite una zecca) conia le monete metalliche, ed entrambi hanno un reddito da signoraggio.

In economia il signoraggio è innanzitutto una delle fonti con cui un governo finanzia il proprio disavanzo di bilancio (cioè la quantità di spesa pubblica non coperta dalla raccolta di tributi). Lo stesso termine signoraggio nella letteratura economica è quasi sempre riferito ai vantaggi del governo.

Nei paesi a bassa inflazione conta per circa lo 0,5% del prodotto nazionale lordo mentre nei paesi ad alta inflazione tale valore è molto maggiore. Nei casi estremi di iperinflazione il signoraggio è virtualmente l’unica fonte di finanziamento del governo.

Il ricorso al signoraggio da parte del governo è generalmente associato ad un’elevata instabilità politica, dovuta sovente ad un sistema politico altamente polarizzato. Spesso avviene in concomitanza con la necessità di finanziare i costi di guerre, oppure in casi di shock esogeni che siano causa di un crollo dei prezzi di esportazione o anche solo nei casi in cui il governo non riesca a fronteggiare adeguatamente l’evasione fiscale. In tutti questi casi, i risparmiatori tenderanno a diffidare delle capacità del governo di onorare i propri debiti e si rifiuteranno di sottoscriverne le obbligazioni.

Nel caso in cui il potere di stampare moneta sia assegnato dal governo e questo lo usi per finanziare la spesa, il signoraggio corrisponde al rapporto tra il valore nominale della nuova base monetaria emessa in un certo intervallo temporale e l’indice generale dei prezzi (al netto dei trascurabili costi di produzione).

I tentativi da parte del governo di finanziare il deficit pubblicoaumentando le entrate da signoraggio possono essere causa di iperinflazione e gran parte dei casi storici di elevata inflazione e di iperinflazione sono effettivamente dovuti alla necessità da parte del governo di finanziarsi attraverso il signoraggio.

Il caso della la Repubblica di Weimar nella Germania

Il caso storico più eclatante e più studiato dalla teoria economica in cui l’abuso nel ricorso al signoraggio da parte del governo ha causato una drammatica spirale iperinflattiva è la Repubblica di Weimar nella Germania del 1922-1923: il conseguente collasso economico fu il preludio dell’ascesa al potere del Nazismo e di Adolf Hitler. Nella prefazione al classico testo di Costantino Bresciani-Turroni sulle vicende del marco tedesco, Lionel Robbins osserva che

“il deprezzamento del marco avvenuto tra il 1914 e il 1923 […] ha distrutto la ricchezza degli elementi più solidi della società tedesca: e si è lasciato dietro uno squilibrio morale ed economico, atto a preparare il terreno per i disastri che sono seguiti. Hitler è il figlioccio dell’inflazione”.

Krugman osserva che l’elevato ricorso al signoraggio è una caratteristica particolarmente frequente nei paesi in via di sviluppo. Nonostante i tentativi da parte di questi paesi di riformare le proprie istituzioni nella direzione dei paesi maggiormente industrializzati, tale processo rimane spesso incompiuto: alla maggiore statalizzazione di queste economie non corrisponde un’adeguata capacità di riscuotere le imposte per finanziare la spesa. Anche in questi casi il ricorso al signoraggio è associato ad elevata inflazione o iperinflazione.

Secondo Rudi Dornbusch (1987), le iperinflazioni sono gli esperimenti di laboratorio dell’economia monetaria: in presenza di questi tassi di inflazione, il collegamento tra moneta e prezzi è assolutamente fuori discussione e al di là di qualsiasi controversia. In virtù della stretta associazione tra signoraggio ed inflazione – per cui a maggior signoraggio corrisponde, più che proporzionalmente, maggiore inflazione – il signoraggio è detto anche “tassa da inflazione” (in inglese “inflation tax”): è infatti a tutti gli effetti una tassa che gli operatori economici pagano al governo nella forma di un forzato minor potere d’acquisto della moneta detenuta nei propri portafogli.

La creazione di una banca centrale indipendente dal governo – cioè tale per cui il governo non abbia il potere di imporre alcuna misura di politica monetaria – è stata spesso una decisione fondamentale per stabilizzare un’economia colpita da iperinflazione. Nel caso in cui il potere di stampare moneta sia assegnato alla banca centrale, il signoraggio riscosso da questa si definisce come il prodotto tra tasso d’interesse nominale e valore nominale della base monetaria in circolazione, diviso per l’indice generale dei prezzi (al netto dei trascurabili costi di produzione). Tale somma viene normalmente percepita dal governo sotto forma di imposte.

La destinazione del reddito prodotto

Il reddito prodotto dal signoraggio viene in parte utilizzato per il finanziamento dell’attività della banca centrale (che svolge, di solito, anche attività di regolamentazione e controllo sul sistema creditizio e finanziario nazionale); le quote che residuano prendono altre strade, venendo incamerate dallo stato, oppure accantonate a riserva. Una quota può essere destinata, entro i limiti fissati, ai soci della banca.

Esempio in italia

Nel 2008, la Banca d’Italia ha realizzato un utile lordo di 502.939.255 euro, sulla base del quale ha pagato allo Stato 327.727.564 euro di imposte sui redditi (pari a circa il 65,16% dell’utile lordo), realizzando così un utile netto di esercizio di 175.211.691 euro. Ha versato poi al Tesoro, a titolo di ripartizione dell’utile al netto di imposte, la somma di 105.111.415 euro (pari a circa il 59,99% dell’utile netto). Ai rimanenti 70.100.276 euro è stata sottratta la somma di 35.042.338 euro destinata a Riserva ordinaria e un’uguale cifra da accantonare a Riserva straordinaria. I restanti 15.600 euro vanno a sommarsi a 58.788.000 euro – a norma dell’art. 40 dello Statuto della Banca d’Italia, lo 0,50% “a valere sul fruttato” delle riserve, ordinaria e straordinaria, che al 31 dicembre 2007 erano di 11.757.789.000 euro- per un totale di 58.803.600 euro (196,012 euro per ogni quota di partecipazione) da ripartirsi fra i partecipanti diversi dallo Stato.

Teorie sul complotto del signoraggio

Il signoraggio è oggetto dell’elaborazione di varie teorie del complotto; secondo queste tesi, il signoraggio sarebbe riscosso dalle banche centrali e non dal governo, mentre l’emissione di moneta da parte delle banche centrali sarebbe svolta per favorire “banchieri” e presunti “poteri occulti“, che opererebbero contro gli interessi dei cittadini.

Esse sosterrebbero che dovrebbero essere i governi gli unici soggetti legittimati ad emetter moneta così da stamparne in quantità tale da abbattere il debito pubblico, evitando eccessive spinte inflazionistiche.

Tali tesi tuttavia – spesso diffuse e sostenute da persone senza formazione economica – non trovano credito e conferma in nessun manuale divulgativo o trattato specialistico di economia, per tale motivo sono state oggetto di debunking da parte di economisti ed esperti al fine di mostrarne la fallacia logica e l’incoerenza scientifica. Al riguardo esistono sulla rete internetdiversi siti web nei quali vengono riportate spiegazioni circa il concetto di signoraggio e smentire dette teorie, affermando che si tratta di bufale.

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