C’era elettricità nell’antico Egitto? Il mistero delle lampade di Dendera

Il mondo è davvero colmo di cose misteriose che, per quanto la scienza cerchi di scoprire, non sempre riesce a trovare una spiegazione a tutto. Oggi andiamo a conoscere il mistero egizio delle lampade di Dendera.

Quando si parla di mistero la mente umana inizia ad elaborare domande che aprono pensieri tra dubbio e realtà, tra scienza e verità.

Allo stesso tempo pensare a qualcosa di misterioso dona la curiosità di andare a capire come potrebbero essere risolti misteri a volte inspiegabili. Allora perchè non approfondire argomenti interessanti e misteriosi come la scoperta delle lampade di Dendera?

Tempio di Dendera

Le lampade di Dendera furono scoperte sotto al tempio di Dendera che si trova proprio nella località di “Dendera” in Egitto.

È un tempio dedicato alla dea Hathor ed è uno dei templi egiziani più belli il quale mistero delle lampade di Dendera lo rese ancora più conosciuto e famoso.

Presso di esso è stata trovata anche una necropoli con tombe fatte di una particolare forma monumentale, definite “mastaba“.

Come si presenta il Tempio di Dendera

Il tempio di Dendera si presenta con un stile di architettura ellenistica, ha una superficie di 40.000 m² ed è recintato da un muro di terra, fatto da argilla, terra,sabbia, acqua, fibre di riso e di canapa e non è cotto nella fornace.

È considerato un monumento di grande testimonianza per l’Egitto e il suo complesso è costituito da santuari, cappelle, una chiesa cristiana, un luogo dedicato alla dea Hathor, un lago sacro e due luoghi di rinascita chiamati “mammisi”.

Chi ha scoperto le lampade di Dendera

Esplorazioni di questo genere richiedono molto tempo e costanza e chi ha scoperto le lampade di Dendera sembra sia stato l’archeologo Auguste Mariette, nato a Boulogne sur Mer nel 1821 in Francia.

Mariette nel 1857 si recò nel Cairo, in Egitto, e si appassionò di egittologia tanto da fondare anche il Museo Egizio del Cairo.

Tra i suoi obiettivi c’era anche quello di scavare in alcune cripte del tempio dedicato alla dea Hathor, situato sulla sponda del Nilo, e lì trovò delle lunghe pareti coperte da sculture e da bassorilievi con geroglifici particolari pieni di storia che di mistero per quello che avrebbero potuto rivelare.

Alcuni nominarono queste pareti “le pietre delle serpi”.

Sembra che anche Napoleone Bonaparte contribuì alla scoperta delle lampade di Dendera, durante la sua permanenza nel Nord d’Africa, in quanto inviò alcuni suoi archeologi a scavare nei sotterranei del tempio di Hathor.

Una fonte dice che il primo a dare un’interpretazione di quei disegni, affermando si trattasse di lampadine ad incandescenza, sarebbe stato il fisico e astronomo inglese J. Norman Lockyer nel 1894.

Come furono trovate le lampade di Dendera

È noto che in molti monumenti, basiliche e templi era di norma costruire delle cripte dove solitamente venivano custoditi reperti di particolare valore, molte delle quali poi, col passare del tempo, venivano chiuse o poco visitate.

Anche il tempio di Hathor era provvisto di cripte e ripulendo queste stanze dalla polvere e dai residui terreni ci si trovò davanti a delle pareti di pietra con dei disegni scolpiti su di esse; dall’interpretazione data a questa simbologia che sembra risalire alla dinastia tolemaica, (dal 305 al 30 a.C., periodo in cui regnava la regina Cleopatra) si capisce come furono trovate le lampade di Dendera, anche se il mistero di Dendera rimarrà tale.

Cosa sono le lampade di Dendera

Da quello che racconta la storia dell’antico Egitto sembra che già nel XV secolo a.C. ci fosse una forma di energia elettrica, ma verrebbe da chiederci come sia possibile che a quei tempi conoscessero già sistemi così avanzati.

In effetti non si tratta di una semplice lampadina ad incandescenza, come alcuni studiosi avevano interpretato, ma trattasi di qualcosa di più elaborato.

Per dare un’idea di cosa sono le lampade di Dendera si provi a pensare ad una specie di lampada che emette raggi X e che avrebbe avuto la funzione di far luce nelle piramidi.

Interpretazioni dei bassorilievi

Una delle sculture relative alle lampade di Dendera

Furono date molte e diverse interpretazioni ai bassorilievi rinvenuti, in quanto derivanti da teorie di studiosi di varie epoche.

L’immagine che traspare potrebbe rappresentare dei sacerdoti mentre eseguono un rito attorno un probabile “fiore di loto” o persone che accingono a sistemare uno strano congegno, ma vediamo come sono state interpretate le sculture egizie.

Esperti egittologi diedero una spiegazione su questi disegni collegandoli alla religione egizia che prevedeva riti di venerazione a qualche dio a loro sacro.

Se si osserva meglio la foto si nota una specie di serpente primordiale all’interno del fiore di loto; si fa riferimento al fiore di loto perché gli egizi lo ritenevano sacro in quanto era emblema di rinascita; anche la “colonna” che sostiene il fiore è un simbolo importante in quanto riferito alla spina dorsale della divinità egizia Osiride.

Alcuni esperti di criptoarcheologiapseudoarcheologia, ovvero l’interpretazione non scientifica di reperti archeologici, affermarono che questi reperti potevano essere dei “tubi di Crookes” ovvero un tubo vuoto a forma di cono avente 3 elettrodi (1 anodo e 2 catodi), che fungeva per irradiare luce da una estremità, inventato da William Crookes circa 10 anni dopo la scoperta di Mariette.

Il lungo gambo del fiore, invece, fu interpretato come un cavo di alimentazione elettrica che poteva servire a dare potenza alla “serpentina” dentro al tubo.

In una delle sculture riferite alle lampade di Dendera, come nella foto sottostante, si nota la figura del dio Toth che tiene le braccia alzate con in mano due pugnali; a questa immagine fu dato un significato di pericolo per allertare la probabile emissione di luce a raggi X dal tubo.

Il Dio Toth con i pugnali in mano davanti ad una lampada di Dendera

Tra queste figure sono evidenziati anche i “Djed” che rappresentano la spina dorsale del dio Osiride e lo “Zed”, visto come l’immagine di un albero ed era segno si fluido vitale, di stabilità, di vita eterna. 

Secondo gli esperti queste colonne sono state interpretate come componenti per ostacolare il flusso delle cariche elettriche, quindi potrebbero essere una specie di isolatori.

Immagine di Djed e Zed

Nei sotterranei dei monumenti egizi non si sono mai trovate lampade o altri sistemi di illuminazione, quindi come facevano quelle persone a lavorare in quei tunnel bui e scolpire capolavori di quel genere? Questo è uno dei misteri egizi che ha incuriosito molta gente.

Secondo la teoria di uno dei più famosi studiosi di misteri egizi in Italia, Mario Pincherle, lo Zed era un meccanismo in grado di creare energia e probabilmente questi dispositivi illuminanti erano rinchiusi dentro alle piramidi.

Quindi Pincherle interpretò queste figure come una lampada collegata ad un accumulatore tramite un lungo cavo. Questa fu la spiegazione data al fatto di poter lavorare in luoghi privi di luce, e sembra che questo sistema fosse in grado anche di movimentare alcuni macchinari che servivano per la costruzione delle piramidi.

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Confronto tra lampada di Dendera e un tubo a raggi catodici

Osservando l’immagine si può notare che:

  • I due tubi “HN” sono entrambi trasparenti
  • La serpentina “Har-Sema-Tawy nel fiore di loto è in metallo dorato, ma è simile a quella dentro al tubo catodico. La scienza dice che questa serpentina conduttrice può fungere da pompa per privare il tubo di aria.
  • La colonna “Djed” e la dea “Heh” sono costruite in oro e stanno ad indicare il vuoto dentro al contenitore oppure la presenza di gas inerte nel contenitore.
    Si precisa che il Djed è simbolo di stabilità e Heh è simbolo di infinito.
    Essendo quindi questi due principi opposti furono interpretati come fossero degli indicatori che servivano a creare un vuoto oppure a riempire il tubo di gas inerte. È da tener presente che questi due diversi concetti sono i metodi che si usano per far funzionare una lampadina.
  • La figura “KA” posizionata in ginocchio sopra al gambo del fiore di loto rappresenta una fonte di scintilla, quindi l’interpretazione data è riferita ad un generatore.

In pratica sembra che l’antico popolo egizio conoscesse l’energia elettrica molto tempo prima di quanto si potrebbe immaginare.

Ci sono davvero molte teorie su questa scoperta ed il mistero delle lampade di Dendera resterà una tra le scoperte egiziane inspiegabili. Una cosa è certa, che il popolo egizio è tra i popoli più ricchi di storia e di mistero e affascinerà sempre la nostra cultura.

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